Sotto la parola “saldatrice” stanno macchine diverse fra loro: il generatore per elettrodo rivestito in un angolo dell’officina, l’impianto a filo continuo con la bombola di gas sul carrello, il gruppo TIG per l’acciaio inossidabile, la saldatrice portatile che finisce nel furgone. Cambiano ingombro, corrente erogata e modo di innescare l’arco, ma la logica è identica: un generatore preleva energia dalla rete e la trasforma in una corrente capace di fondere il metallo in un punto piccolissimo.
Il pericolo, quindi, non sta nel telaio ma nell’arco: concentra in pochi millimetri temperature altissime, emette luce intensa nel visibile e nell’ultravioletto, vaporizza metallo e rivestimenti trasformandoli in fumo finissimo, proietta scorie incandescenti e genera un campo elettromagnetico attorno ai cavi. Si aggiunge il contesto reale, che raramente è un banco ventilato: più spesso un angolo di reparto, con qualcun altro che lavora a tre metri di distanza.
I rischi specifici di questa attrezzatura
Fumi e gas. Il pennacchio che sale dal bagno di fusione contiene particelle ultrafini di ossidi metallici e gas prodotti dall’arco. La composizione cambia con il materiale base, con il rivestimento dell’elettrodo e con i trattamenti superficiali del pezzo: saldare inossidabile, lamiera zincata o superfici verniciate non equivale a saldare ferro nero pulito. Parte di queste sostanze rientra nel Titolo IX del D.Lgs 81/2008 e alcune sono classificate come cancerogene.
Radiazioni ottiche artificiali. L’arco emette ultravioletto, luce blu e infrarosso. Oltre al classico colpo d’arco per l’operatore, il tema riguarda chi transita accanto alla postazione senza protezione: per questo l’area va delimitata con schermi opachi o tende filtranti, come chiede il Titolo VIII, Capo V.
Rischio elettrico. Il circuito ha una tensione a vuoto presente anche quando non si salda. Guaine tagliate, pinze con isolamento rotto e morsetti di massa fissati lontano dal pezzo trasformano un rischio gestibile in un contatto pericoloso. Per saldare in ambienti umidi, metallici o angusti servono apparecchi idonei al rischio accresciuto di shock elettrico, riconoscibili dalla marcatura in targa.
Incendio. Le scintille viaggiano più lontano di quanto l’operatore immagini e restano calde a lungo: combustibili vicini, contenitori che hanno ospitato infiammabili e aperture nel solaio sono all’origine dei principi d’incendio scoperti a fine turno.
Campi elettromagnetici. I cavi percorsi da corrente elevata generano campi che il Titolo VIII, Capo IV, chiede di valutare, con attenzione ai portatori di dispositivi medici impiantati attivi.
Conformità e documentazione
Del generatore servono targa leggibile, manuale in italiano e dichiarazione di conformità del fabbricante. Un generatore acquistato prima che la marcatura fosse prescritta non va rottamato d’ufficio: resta in reparto se regge il confronto con l’Allegato V del D.Lgs 81/2008, e a costruire quel confronto è il datore di lavoro, di norma con una relazione tecnica sugli adeguamenti eseguiti su morsettiera, cavi e comandi.
La documentazione non finisce con la macchina. L’aspirazione localizzata è un impianto a sé, con scheda tecnica e portata di progetto; le bombole del gas portano marchio e data dell’ultima verifica; riduttori e, dove si usa l’ossitaglio, dispositivi contro il ritorno di fiamma vanno mantenuti efficienti. Le schede dei consumabili — elettrodi, fili, flussi, gas — si raccolgono con le altre informazioni sulle sostanze pericolose presenti in azienda.
Verifiche e manutenzione
La saldatrice non rientra fra le attrezzature sottoposte alle verifiche periodiche affidate a enti abilitati: non esiste un verbale da esibire. Restano i controlli interni. Prima di ogni utilizzo si guardano cavi, spine, connettori rapidi, pinza e morsetto: sono i componenti che si usurano per primi e che troppo spesso vengono riparati con nastro isolante. L’impianto elettrico del reparto e il collegamento di terra ricadono invece nel regime del DPR 462/2001.
Il capitolo trascurato è l’efficacia dell’aspirazione: una cappa mobile spostata di rado non capta nulla e la sensazione visiva non è una misura. Dove la valutazione lo richiede si passa ai campionamenti degli agenti chimici in zona respiratoria. La manutenzione segue il manuale e si registra con data ed esito, come per le altre attrezzature di lavoro.
Chi può usarla
Nessuna abilitazione degli Accordi Stato-Regioni riguarda la saldatura: l’attrezzatura non compare in quell’elenco, a differenza del carrello elevatore. Servono però la formazione dei lavoratori e soprattutto l’addestramento sul campo condotto da persona esperta, con registrazione di data, contenuti e nominativi.
Discorso a parte per chi salda dentro serbatoi o cunicoli: lì si applica il DPR 177/2011, con i requisiti di qualificazione dell’impresa e le procedure trattate nei corsi su lavori in quota e spazi confinati.
| Processo di saldatura | Cosa cambia nell’esposizione | Presidio da mettere in conto |
|---|---|---|
| Elettrodo rivestito su acciaio al carbonio | Fumo abbondante, scorie da martellare | Aspirazione mobile, schermo facciale, protezione dell’udito |
| Filo continuo con gas di protezione | Tempo d’arco prolungato | Captazione alla sorgente, tenuta di bombola e riduttore |
| TIG su acciaio inossidabile | Composti classificati come cancerogeni | Regime del Titolo IX Capo II, misure tecniche prima dei DPI |
| Saldatura su lamiera zincata o verniciata | Vapori dal rivestimento del pezzo | Rimozione preventiva dello strato, ventilazione |
| Saldatura in serbatoi e cunicoli | Accumulo di fumi, rischio elettrico accresciuto | Procedura DPR 177/2011, sorveglianza esterna |
Domande frequenti
Il patentino di saldatore mette in regola con il D.Lgs 81/2008?
No, sono binari separati. Quella qualificazione certifica che il saldatore sa realizzare un certo giunto secondo norme tecniche di processo: riguarda la qualità del prodotto. L’obbligo di sicurezza chiede invece di aver formato il lavoratore sui rischi e di averlo addestrato su macchina, DPI e aspirazione. Un’azienda con saldatori qualificati ma senza addestramento documentato resta scoperta.
Saldare inox comporta obblighi diversi rispetto al ferro?
Sì, e la differenza è sostanziale. Nei fumi degli acciai legati compaiono composti che la normativa colloca fra gli agenti cancerogeni: cambia il regime di valutazione, cambia la priorità delle misure tecniche e cambiano gli adempimenti verso il medico competente, compresa la registrazione degli esposti.
La maschera autoscurante basta a proteggere gli occhi?
Protegge chi la indossa, se il grado di oscuramento è adeguato alla corrente e la cartuccia è integra. Non protegge il collega che passa a due metri né l’apprendista che guarda: per quello servono schermi, tende filtranti e delimitazione fisica della postazione.
Chi autorizza una saldatura fuori dall’officina?
L’organizzazione va decisa prima: chi rilascia il permesso di lavoro a caldo, chi bonifica l’area dai combustibili, chi resta a presidio dopo la fine. È un compito di vigilanza del preposto, da richiamare nella valutazione dei rischi insieme alle misure antincendio.
Se in reparto si salda ogni giorno e nessuno sa dire quali agenti si sviluppino, comincia da una verifica tecnica della postazione: descrivici materiali e layout e ti prepariamo un preventivo gratuito per valutazione, misure e addestramento.