L’accreditamento è il riconoscimento formale, rilasciato da un ente terzo e indipendente, della competenza tecnica di un laboratorio a eseguire determinate prove. Il significato di laboratorio accreditato è quindi molto concreto: un organismo esterno ha verificato che quel laboratorio sappia davvero eseguire quelle specifiche analisi, con quei metodi, e continui a dimostrarlo nel tempo attraverso controlli periodici.
La differenza rispetto a un laboratorio qualsiasi non sta nella strumentazione, ma nella verificabilità. Un laboratorio accreditato lavora con metodi validati, personale valutato, taratura documentata degli strumenti e partecipazione obbligatoria a circuiti di confronto tra laboratori. Per la tua azienda questo si traduce in una cosa sola: i risultati che ricevi reggono davanti a un organo di vigilanza, a un cliente esigente o a un contenzioso.
Cosa dice la normativa
L’accreditamento dei laboratori di prova si basa sulla norma internazionale ISO/IEC 17025, che stabilisce i requisiti di competenza, imparzialità e coerenza dei risultati. In Italia l’attività di accreditamento è affidata a un unico ente nazionale designato, Accredia, che rilascia e mantiene sotto sorveglianza gli accreditamenti.
Le norme di settore, poi, richiamano l’accreditamento in modo esplicito o indiretto:
- il D.Lgs 18/2023 sulle acque destinate al consumo umano richiede che i controlli siano eseguiti da laboratori che operino con metodi validati e sistemi di qualità adeguati;
- le linee guida nazionali sulla legionellosi indicano il ricorso a laboratori con requisiti di competenza riconosciuti per la ricerca di Legionella;
- nel settore alimentare, il Regolamento CE 852/2004 non impone l’accreditamento al singolo operatore, ma i controlli ufficiali e gran parte dei capitolati della grande distribuzione lo pretendono di fatto;
- nella sicurezza sul lavoro, le misurazioni a supporto del DVR devono essere eseguite secondo norme tecniche riconosciute e con dati difendibili.
Attenzione a non confondere tre concetti che vengono usati come sinonimi ma non lo sono:
| Termine | Chi lo rilascia | Che cosa attesta |
|---|---|---|
| Accreditamento | Ente unico nazionale di accreditamento | Competenza tecnica del laboratorio su prove specifiche |
| Certificazione (es. ISO 9001) | Organismo di certificazione | Conformità del sistema di gestione, non della singola prova |
| Autorizzazione o riconoscimento | Autorità pubblica competente | Facoltà di svolgere una certa attività sul territorio |
Chi riguarda in azienda
Ti riguarda ogni volta che un tuo obbligo si chiude con un referto di laboratorio. Il titolare di un’attività alimentare ha bisogno di analisi difendibili su alimenti, tamponi di superficie e acqua per sostenere il proprio piano di autocontrollo HACCP. Il gestore di un albergo, di una struttura sanitaria o di una palestra deve poter dimostrare che i campionamenti sulla legionella sono stati eseguiti da chi ha titolo per farlo. Il datore di lavoro e l’RSPP si appoggiano ai dati analitici per giustificare le scelte fatte nella valutazione dei rischi e le eventuali misure di protezione. L’amministratore di condominio o il gestore di un edificio con serbatoi e autoclavi risponde della qualità dell’acqua erogata agli utenti.
In tutti questi casi non conta la buona fede: conta poter esibire un rapporto di prova emesso da chi è riconosciuto competente per quella prova.
Errori frequenti
- Dare per scontato che “laboratorio accreditato” valga per tutto. L’accreditamento è concesso per prove e metodi elencati uno per uno. Un laboratorio può essere accreditato per i parametri chimici dell’acqua e non per la ricerca di Legionella.
- Scambiare la certificazione ISO 9001 per un accreditamento. Sono cose diverse: la prima riguarda l’organizzazione, il secondo la capacità tecnica di produrre quel risultato.
- Non chiedere che il referto riporti il riferimento all’accreditamento. Se il documento non lo indica per quella prova, quella prova potrebbe essere fuori dal campo accreditato.
- Trascurare il campionamento. Un prelievo eseguito senza verbale, in un punto sbagliato o trasportato male annulla il valore di qualunque laboratorio.
- Cambiare laboratorio a ogni controllo. Metodi e limiti di rilevabilità diversi rendono i dati non confrontabili e vanifica lo storico.
Domande frequenti
Come verifico che un laboratorio sia davvero accreditato per l’analisi che mi serve?
Chiedi il numero di accreditamento e l’elenco delle prove coperte, poi controlla che il parametro e il metodo che ti interessano compaiano in quell’elenco. La verifica si fa sui registri pubblici dell’ente di accreditamento, che sono consultabili da chiunque.
Tutte le analisi devono essere fatte in laboratorio accreditato?
No. Alcuni controlli interni di routine possono essere gestiti in autocontrollo. Ma ogni volta che il dato deve essere opponibile a terzi — organi di vigilanza, clienti, assicurazioni, capitolati — l’accreditamento è la scelta prudente e spesso l’unica accettata.
L’accreditamento copre anche il prelievo del campione?
Può coprirlo, se il campionamento rientra tra le attività accreditate. È un punto da verificare: molte contestazioni nascono proprio dalla fase di prelievo, non da quella analitica.
Un laboratorio accreditato costa di più e serve davvero?
La domanda giusta è quanto costa un referto che non regge. Se il dato deve dimostrare un adempimento, un referto non difendibile equivale a non aver fatto il controllo.
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