La legionella è un batterio che vive naturalmente nell’acqua e che prolifera negli impianti idrici e aeraulici quando trova condizioni favorevoli: temperature tiepide, ristagni, incrostazioni e biofilm. Il contagio non avviene bevendo, ma inalando aerosol contaminato, cioè le minuscole goccioline prodotte da docce, rubinetti, torri evaporative, umidificatori, vasche idromassaggio e fontane decorative.
L’infezione, chiamata legionellosi, può manifestarsi in forma simil-influenzale oppure come polmonite anche grave, con rischio più alto per anziani, fumatori, immunodepressi e persone con patologie croniche. Per un’azienda o una struttura ricettiva il problema è duplice: è un rischio biologico per i lavoratori e un rischio sanitario per ospiti e clienti, con conseguenze reputazionali pesanti in caso di caso conclamato.
Cosa dice la normativa
Il D.Lgs 81/2008 classifica la legionella tra gli agenti biologici e obbliga il datore di lavoro a valutarne il rischio quando negli ambienti di lavoro esistono impianti che generano aerosol. La valutazione va inserita nel DVR, aggiornata dopo modifiche impiantistiche e accompagnata dalle misure di prevenzione adottate.
Il riferimento tecnico sono le Linee Guida nazionali per la prevenzione e il controllo della legionellosi, che descrivono come effettuare la valutazione del rischio specifica, come redigere il registro degli interventi, quali punti campionare e come intervenire in caso di positività. Per le strutture ricettive e sanitarie è prevista la nomina di un responsabile della gestione del rischio e la tenuta di un registro degli interventi manutentivi. Se l’impianto distribuisce acqua destinata al consumo umano si aggiungono gli obblighi del D.Lgs 18/2023 sulla potabilità. L’omessa valutazione del rischio biologico è sanzionata secondo il sistema penale e amministrativo del Testo Unico, con possibili provvedimenti dell’autorità sanitaria fino alla chiusura dell’attività.
| Punto critico dell’impianto | Perché favorisce la proliferazione |
|---|---|
| Rami morti e stanze poco usate | Ristagno prolungato dell’acqua |
| Serbatoi di accumulo | Temperature intermedie e sedimenti |
| Soffioni, rompigetto e flessibili | Incrostazioni e formazione di aerosol |
| Torri di raffreddamento evaporative | Acqua tiepida nebulizzata verso l’esterno |
| Vasche idromassaggio e piscine calde | Aerazione continua e temperatura favorevole |
| Impianti aeraulici e umidificatori | Condense e filtri non manutenuti |
Chi riguarda in azienda
Riguarda hotel, agriturismi, B&B e strutture turistiche, palestre e centri sportivi con docce e spogliatoi, case di riposo e RSA, studi odontoiatrici per i riuniti, ambulatori, piscine, campeggi, ma anche stabilimenti industriali con torri evaporative e grandi edifici con reti idriche estese o poco utilizzate.
La responsabilità è del datore di lavoro o del gestore della struttura, che si avvale del RSPP, del medico competente per gli aspetti di sorveglianza sanitaria e del manutentore degli impianti. Il personale addetto a manutenzione e pulizie va informato sui rischi e dotato di protezioni adeguate quando opera su serbatoi, filtri o durante i trattamenti di bonifica.
Errori frequenti
- Non fare la valutazione del rischio specifica, convinti che basti una riga generica nel DVR.
- Campionare l’acqua senza aver prima mappato l’impianto: i punti sbagliati danno risultati inutili.
- Trascurare le camere e i servizi chiusi per lunghi periodi, dove il ristagno è la regola.
- Mantenere temperature intermedie nei boiler, ideali per la crescita del batterio.
- Non tenere il registro degli interventi: senza documentazione, per un controllo nulla è stato fatto.
- Fare una bonifica e non verificarne l’efficacia con campionamenti successivi.
Domande frequenti
Le analisi della legionella sono obbligatorie?
Le linee guida non impongono una frequenza unica per tutti: il piano di campionamento discende dalla valutazione del rischio della singola struttura. Nelle strutture ricettive e sanitarie i controlli periodici sono la prassi attesa, e si effettuano con le analisi per la legionella.
Ogni positività impone la chiusura?
No. La gestione dipende dal livello di contaminazione e dal tipo di struttura: si va dall’intensificazione dei controlli agli interventi di bonifica termica o chimica, fino a misure più drastiche nei casi gravi o con casi clinici associati.
Chi deve fare la valutazione del rischio legionella?
Il datore di lavoro o il gestore, con il supporto di tecnici competenti che conoscano l’impianto. Non è un documento standard: richiede sopralluogo, schema di rete e analisi delle criticità reali.
Basta alzare la temperatura dell’acqua calda?
È una misura utile ma non risolutiva da sola. Servono anche eliminazione dei rami morti, flussaggi periodici dei punti poco usati, manutenzione di serbatoi e terminali e verifiche analitiche.
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