Sostanze pericolose

Esposizione a fumi di saldatura: obblighi e prevenzione

Esposizione professionale a fumi di saldatura: come si valuta il rischio e quali misure di prevenzione adottare. Sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti.

Il fumo che si alza da un cordone di saldatura è un aerosol complesso: particelle metalliche ultrafini, nate dalla condensazione del vapore prodotto dall’arco, mescolate a gas generati dal calore e dalla radiazione ultravioletta. La composizione non è mai la stessa: dipende da quattro variabili che cambiano a ogni commessa, cioè metallo base, materiale d’apporto, rivestimento del pezzo e procedimento.

Ecco perché una valutazione “sulla saldatura” in generale non serve a nulla. Saldare acciaio al carbonio pulito con filo continuo non è come saldare inox, dove compaiono composti del cromo esavalente e del nichel; e nessuna delle due assomiglia al lavoro su lamiera zincata, dove il rivestimento si decompone. Va valutato ciò che si salda, non il mestiere in astratto.

Dove si trova e chi è esposto

Il grosso dell’esposizione sta nelle carpenterie metalliche, nelle officine di manutenzione, nella cantieristica navale, nelle linee con postazioni fisse di saldatura a punti o a filo. Accanto ai saldatori contano gli addetti alla molatura dei cordoni, che risollevano il particolato depositato, e chi lavora al taglio plasma, dove si aggiungono gas prodotti dall’alta temperatura.

Esiste poi un’esposizione indiretta quasi sempre dimenticata: il montatore al banco accanto, il carrellista che attraversa la campata, l’apprendista che osserva. In capannoni alti ma senza estrazione il pennacchio stratifica e ridiscende su chi non impugna alcuna torcia. Il caso più delicato è il lavoro in ambienti ristretti — serbatoi, cisterne, cunicoli — dove si sommano accumulo di fumi, consumo di ossigeno e le regole del DPR 177/2011: qui serve la formazione sui lavori in spazi confinati.

Effetti sulla salute

Gli effetti descritti in letteratura riguardano l’apparato respiratorio, con quadri irritativi e, per esposizioni ripetute, alterazioni bronchiali. È nota anche la reazione acuta e transitoria che può seguire l’inalazione di ossidi metallici, tipica della saldatura su zincato, con manifestazioni simil-influenzali a ore dal turno: che si risolva da sola non la rende normale, ma segnala che l’aspirazione non funziona.

I fumi di saldatura sono classificati come cancerogeni per l’uomo dall’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro; quando il ciclo comporta cromo esavalente o composti del nichel si applicano gli obblighi previsti per gli agenti cancerogeni. In azienda non si fanno valutazioni cliniche: i sintomi riferiti si girano al medico competente.

Come si valuta l’esposizione

Il campionamento si esegue in zona respiratoria, con il portafiltro dentro la maschera del casco: è lì che si trova l’aria realmente inalata, e un prelievo esterno allo schermo falsa il dato. Sul campione si determina il particolato totale e, con analisi specifica, i singoli metalli.

Il cromo esavalente richiede un metodo dedicato e una gestione attenta del campione, perché può ridursi nel tempo alterando il risultato. Sotto gas protettivo va considerata anche la componente gassosa, con formazione di ozono e ossidi di azoto per effetto della radiazione dell’arco. Prima di campionare conviene ricostruire il quadro produttivo: materiali saldati, consumo di filo per postazione, tempo d’arco per operatore, stato dell’estrazione. Da lì nasce la strategia di misura, insieme ai campionamenti di agenti chimici.

Condizione di lavoroChe cosa arricchisce il pennacchioPriorità di controllo
Filo continuo su acciaio al carbonioOssidi di ferro e manganeseRiposizionare il braccio aspirante a ogni ripresa
Saldatura di acciaio inossidabileComposti di cromo e nichelTorcia aspirata e regime cancerogeni
Intervento su lamiera zincataOssidi di zinco dal rivestimentoTogliere il rivestimento sul tratto da saldare
Lavoro dentro serbatoiAccumulo in volume ristrettoEstrazione forzata e procedure DPR 177/2011

Misure di prevenzione e protezione

La sostituzione qui è più praticabile di quanto si creda: procedimenti e materiali d’apporto a minore emissione, elettrodi non radioattivi al posto di quelli al torio — così si elimina un rischio che ricade nel campo del D.Lgs 101/2020 — rimozione di vernici, oli e zincature dal tratto da saldare, giunti riprogettati per ridurre le passate.

Sul piano tecnico l’aspirazione localizzata resta decisiva: bracci articolati che tengono la posizione, torce con estrazione integrata, banchi aspirati per i pezzi piccoli, cabine per le postazioni fisse. La ventilazione generale diluisce ma non cattura, e da sola lascia esposto chi ha la testa nel pennacchio. Le misure organizzative fanno il resto: insegnare a stare fuori dalla colonna ascendente del fumo, separare saldatura e montaggio, alternare le mansioni gravose, registrare la manutenzione dei filtri. I respiratori a ventilazione assistita integrati nel casco chiudono il quadro e sono la soluzione più accettata, perché non aggiungono fatica respiratoria.

Sorveglianza sanitaria

Il saldatore è quasi sempre sottoposto ad accertamenti, anche perché al rischio chimico si sommano radiazione ottica artificiale, rumore, vibrazioni e posture incongrue: il protocollo sanitario deve tenerli insieme, non guardare solo ai fumi. Con esposizione a cancerogeni scatta pure il registro degli esposti. All’azienda spetta segnalare al medico i cambi di procedimento e materiale: passare dall’acciaio al carbonio all’inox cambia il profilo di rischio della stessa persona senza toccare la qualifica in busta paga.

Domande frequenti

In officina si salda meno di un’ora al giorno: devo comunque valutare?

Sì. Può concludersi con un livello di rischio contenuto, purché lo dica sulla base di elementi concreti: tempo d’arco, materiali, presidi presenti. Documentarlo aiuta anche in sede di controllo.

Il braccio aspirante c’è, ma nessuno lo sposta. È un problema mio?

Sì, perché la misura di prevenzione non è l’acquisto ma il funzionamento. Se il presidio non viene usato bene occorre agire su addestramento e vigilanza del preposto, e spesso rivedere la scelta tecnica: un braccio scomodo va sostituito da torce aspirate o postazioni con estrazione fissa.

Saldare inox richiede qualcosa in più rispetto all’acciaio comune?

Cambia il regime normativo, non solo l’attenzione: il cromo esavalente porta la lavorazione tra gli agenti cancerogeni, con obbligo di ridurre l’esposizione al minimo tecnicamente possibile, registro degli esposti e informazione specifica ai lavoratori.

Un buon ricambio d’aria del capannone può sostituire l’aspirazione alla fonte?

No. La ventilazione generale abbassa la concentrazione media e protegge chi lavora lontano, ma non incide su ciò che l’operatore respira mentre il fumo gli sale davanti alla maschera. Sono misure con funzioni diverse e servono entrambe.

Con il casco a ventilazione assistita posso rinunciare all’estrazione?

No: la gerarchia delle misure mette la protezione individuale dopo quelle collettive, e invertire l’ordine è contestabile. Il casco ventilato è un ottimo complemento, non un’alternativa all’impianto.


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