La misurazione del radon nei luoghi di lavoro serve a sapere quanto gas radioattivo naturale si accumula negli ambienti dove i tuoi dipendenti passano le ore di lavoro. Il radon esce dal sottosuolo, risale attraverso fessure, cavedi e passaggi impiantistici e si concentra soprattutto nei locali interrati e seminterrati, dove il ricambio d’aria è scarso. Non si vede, non si sente e non dà alcun fastidio immediato: l’unico modo per conoscerlo è misurarlo.
Il D.Lgs 101/2020 ha reso il radon un rischio da valutare come tutti gli altri, con un livello di riferimento fissato in 300 Bq/m³ come concentrazione media annua di attività in aria. La misura si fa con dosimetri passivi, piccoli rilevatori senza alimentazione elettrica che restano nei locali per un anno intero, divisi in due semestri. Se gestisci magazzini interrati, laboratori, archivi, spogliatoi o locali tecnici sotto il piano di campagna, la campagna di misura è il primo passo per capire se hai un problema o se puoi archiviare la questione con un documento in mano.
Quando serve la misurazione
La norma individua alcune situazioni in cui il datore di lavoro deve misurare, altre in cui la misura è la scelta tecnicamente più sensata anche senza obbligo diretto:
- locali interrati e seminterrati utilizzati come ambienti di lavoro, anche in modo non continuativo;
- locali a piano terra situati in aree individuate dalle Regioni come zone a maggiore probabilità di alte concentrazioni;
- tunnel, gallerie, sottopassi, cunicoli tecnici e ambienti ipogei in genere;
- stabilimenti termali e strutture che utilizzano acque di origine profonda;
- grotte, cantine, depositi vinicoli, caveau e archivi sotterranei.
Fuori da questi casi la misura resta utile: il radon è un cancerogeno riconosciuto per il polmone e va gestito nella valutazione dei rischi. L’esito della campagna diventa un dato oggettivo da inserire nel DVR.
Cosa comprende il servizio
- sopralluogo per individuare i locali da misurare e il numero di dosimetri;
- fornitura di dosimetri passivi a tracce nucleari, identificati singolarmente;
- posizionamento con schema documentato dei punti di misura;
- sostituzione a metà periodo per coprire i due semestri;
- lettura dei rilevatori in laboratorio con procedure controllate;
- relazione finale con concentrazione media annua per ambiente e confronto con il livello di riferimento;
- indicazioni operative in caso di superamento e supporto documentale.
Come si svolge la campagna di misura
- Analisi dei locali. Verifichiamo planimetrie e destinazioni d’uso, individuiamo gli ambienti che rientrano nell’obbligo e stabiliamo quanti dosimetri servono in base alla superficie e alla presenza di persone.
- Posizionamento. I rilevatori vengono collocati lontano da porte, finestre, fonti di calore e correnti d’aria, ad altezza d’uomo, in modo da rappresentare l’aria effettivamente respirata. Ogni posizione viene fotografata e verbalizzata.
- Prima esposizione semestrale. I dosimetri restano in posto, senza manutenzione: basta che nessuno li sposti o li copra.
- Cambio a metà periodo. Ritiriamo la prima serie e posizioniamo la seconda negli stessi identici punti, per coprire anche la stagione con ventilazione diversa.
- Lettura e calcolo. A fine anno i rilevatori vengono letti e i due semestri combinati per ottenere la media annua.
- Relazione e decisioni. Consegniamo il rapporto con i valori per ambiente. Se il livello di riferimento è superato, si passa alle azioni di rimedio e alla successiva verifica con una nuova campagna.
Errori comuni
| Errore | Conseguenza |
|---|---|
| Misurare per poche settimane | Il dato non è confrontabile con il livello di riferimento, che è una media annua |
| Usare un solo dosimetro per tutto l’edificio | Ambienti diversi hanno concentrazioni molto diverse: il risultato non è rappresentativo |
| Spostare o rimuovere i rilevatori | La misura si invalida e il semestre va rifatto da capo |
| Ventilare in modo anomalo durante la misura | Si ottiene un valore falsato in difetto, inutile ai fini della valutazione |
| Archiviare il rapporto senza aggiornare il DVR | Il rischio risulta misurato ma non valutato né gestito |
| Ignorare i locali usati solo saltuariamente | Anche gli ambienti a presenza discontinua rientrano nella valutazione |
Un ultimo errore ricorrente è considerare la misura una pratica una tantum: se cambi destinazione d’uso, intervieni sulle fondazioni o modifichi la ventilazione, il quadro cambia e la campagna va ripetuta.
Cosa fare se il valore è alto
Un superamento non significa chiudere l’attività. Si parte dalle azioni più semplici: aumentare il ricambio d’aria, sigillare fessure e passaggi di tubazioni, mettere in depressione il vespaio, installare una ventilazione meccanica dedicata. Dopo il risanamento la misura si ripete per verificarne l’efficacia. Solo se il valore resta sopra il livello di riferimento si entra nel percorso più strutturato previsto dalla norma, con il coinvolgimento di un esperto di radioprotezione.
Domande frequenti
Perché la misura deve durare un anno intero?
Perché la concentrazione di radon cambia molto tra estate e inverno, in funzione della temperatura, della ventilazione e della pressione. Una misura breve fotografa un momento, non la situazione media a cui i lavoratori sono realmente esposti. La norma ragiona su una media annua e solo due semestri consecutivi permettono di calcolarla.
I dosimetri passivi danno fastidio all’attività?
No. Sono contenitori di piccole dimensioni, senza cavi né alimentazione, che si appoggiano su una mensola o si fissano a parete. Non fanno rumore, non emettono nulla e non richiedono controlli. L’unica accortezza è non spostarli e non coprirli.
Se il mio capannone è a piano terra devo misurare?
Dipende dall’area in cui si trova l’immobile: le Regioni individuano le zone a maggiore probabilità di alte concentrazioni e lì anche i locali a piano terra rientrano nell’obbligo. Altrove la misura resta consigliata se ci sono vespai, cantinati comunicanti o pavimenti controterra.
Il risultato va comunicato a qualcuno?
Sì, la norma prevede che l’esito sia conservato e trasmesso agli enti competenti nelle modalità stabilite. Prepariamo il rapporto nel formato utile e ti seguiamo negli adempimenti.
Il radon rientra nella sorveglianza sanitaria?
Nella maggior parte dei casi no: se i valori sono sotto il livello di riferimento non si attivano obblighi specifici. Quando invece l’esposizione dei lavoratori risulta significativa, il tema va discusso con il medico competente nell’ambito della sorveglianza sanitaria aziendale.
Parliamo dei tuoi locali
Se hai interrati, seminterrati o ambienti ipogei, la campagna radon va programmata per tempo. Definiamo il piano di posizionamento e gestiamo tutte le fasi fino alla relazione finale, integrandola con gli altri monitoraggi ambientali, con la valutazione dei rischi e con il controllo della qualità dell’aria indoor o i monitoraggi periodici già attivi.
Richiedi il tuo preventivo gratuito: ti diciamo quanti dosimetri servono e come impostare la campagna.