Nel lavoro navale la valutazione dei rischi ha un compito che altrove non ha: descrivere un luogo che si trasforma. La cassa in cui oggi si passa il cavo domani è chiusa e raggiungibile solo da un passo d’uomo; la fiancata su cui si monta il ponteggio verrà sabbiata, e l’area andrà interdetta. Un documento che elenca “rischio caduta” e “rischio chimico” non aiuta a stabilire in quale ordine si sale a bordo.
Redigiamo la valutazione dei rischi per cantieri di costruzione navale, aziende di refitting, rimessaggi e produttori di imbarcazioni in vetroresina, partendo dal ciclo di commessa e dalle attrezzature realmente in uso. Quello che consegniamo è un DVR capace di seguire l’unità dalla chiglia al collaudo, con ogni misura agganciata alla sua fase.
Che cosa mettiamo per iscritto
- Analisi per fase di commessa: prefabbricazione dei blocchi, montaggio a scalo o in bacino, impiantistica, allestimento, verniciatura, varo e prove.
- Ambienti confinati e sospetti di inquinamento: doppi fondi, casse di zavorra e di combustibile, gavoni di prua, locali apparato motore, con procedura di accesso, sorveglianza dall’esterno, ventilazione e verifica dell’atmosfera nell’impianto del DPR 177/2011.
- Lavori in quota: ponteggi su profili curvi, trabattelli su superfici inclinate, cestelli e piattaforme, accessi provvisori a bordo, punti di ancoraggio verificati.
- Saldatura, taglio e molatura: fumi metallici e gas tecnici, aspirazione localizzata dove lo spazio la consente, radiazioni ottiche artificiali, lavoro a caldo autorizzato per iscritto vicino a materiali combustibili o residui di idrocarburi.
- Trattamento delle superfici: sabbiatura e idrolavaggio della carena, primer, cicli epossidici e antivegetativi, laminazione di resine nelle unità da diporto, con valutazione del rischio chimico e verifica delle ventilazioni.
- Rumore e vibrazioni su smerigliatrici, scriccatori e attrezzature pneumatiche, con rilievi impostati sulla UNI EN ISO 9612.
- Attrezzature e sollevamento: gru di banchina, carri ponte, travel lift, invasature, imbracature e bilancini, con controllo di ripari e verifiche periodiche.
- Incarico di RSPP, piano di emergenza che contempla l’incendio a bordo e il recupero di una persona da un locale chiuso, prove di evacuazione dallo scafo, permessi di lavoro e coordinamento fra le imprese presenti.
A chi si applica l’obbligo
L’obbligo nasce con il primo lavoratore, anche stagionale o somministrato, e riguarda allo stesso modo il cantiere che vara navi e l’officina che rimotorizza barche da otto metri. Il livello di rischio riconosciuto al comparto è di norma alto, con percorsi formativi lunghi e squadre di emergenza dimensionate su un ambiente in cui il fuoco trova resine, solventi e coibentazioni. Chi affida a terzi sabbiatura, impiantistica o pulizie industriali resta committente: verifica dell’idoneità tecnico professionale, gestione delle interferenze, regole scritte di convivenza fra squadre. Se l’intervento assume la forma del cantiere temporaneo o mobile valgono anche gli obblighi del Titolo IV del D.Lgs 81/2008.
Il percorso, fase per fase
- Sopralluogo a lavorazioni in corso, con salita a bordo: contano gli accessi reali e i locali che nessuno considera confinati finché non lo diventano.
- Rilievi strumentali su rumore, vibrazioni e agenti chimici dove la ventilazione è più difficile.
- Stesura di documenti e procedure: ingresso in spazio confinato, lavoro a caldo, sabbiatura, sollevamento dei blocchi, riconsegna dell’area a fine turno.
- Presidio nel tempo: aggiornamento a ogni commessa significativa, formazione dei nuovi ingressi prima della salita a bordo.
Mappa dei rischi per area del cantiere
| Area di lavoro | Fattore dominante | Prima misura che chiediamo |
|---|---|---|
| Interno scafo e doppi fondi | Atmosfera pericolosa, soccorso difficile | Accesso con sorvegliante e mezzi di recupero |
| Scalo, bacino e ponteggi | Caduta dall’alto e caduta di materiali | Opere provvisionali verificate e aree sottostanti interdette |
| Verniciatura e laminazione | Vapori di solvente e stirene | Ventilazione dimensionata e protezione respiratoria coerente |
| Zona sabbiatura carena | Polveri e nebbie di trattamento | Confinamento fisico e stop alle lavorazioni vicine |
| Banchina e movimentazione | Carichi sospesi e mezzi in manovra | Percorsi separati e imbracature controllate |
Dove nascono i rilievi più frequenti
I punti deboli si ripetono: l’accesso ai locali chiusi autorizzato a voce, senza registro né sorvegliante; il permesso di lavoro a caldo rilasciato una volta e riusato per tutta la commessa; prolunghe stese lungo passaggi bagnati; imbracature mai controllate; lavoratori in appalto che salgono a bordo senza informazione sui rischi. Sul piano documentale l’errore tipico è un testo scritto per la costruzione e mai adattato al refitting, che porta smontaggi, materiali contaminati e strutture di storico ignoto.
Che cosa comporta l’inadempienza
Valutazione omessa, attrezzature non conformi e gestione approssimativa degli spazi chiusi vengono contestate al datore di lavoro sotto forma di ammenda e, quando la violazione è seria, possono portare fino alla sospensione dell’attività. Ma la conseguenza più pesante è operativa: un infortunio dentro un locale chiuso ferma la commessa per settimane. Da dove nascano queste responsabilità è spiegato nella scheda sugli obblighi del datore di lavoro.
Domande frequenti
Un gavone o una cassa di zavorra sono davvero spazi confinati?
Quasi sempre sì, o quantomeno ambienti sospetti di inquinamento: apertura ridotta, ventilazione naturale scarsa, possibile presenza di residui o gas inerti. Servono procedura scritta, verifica dell’atmosfera, un addetto che resta all’esterno e personale formato secondo il DPR 177/2011.
Come si gestisce la saldatura vicino a serbatoi che hanno contenuto carburante?
Con un permesso di lavoro a caldo rilasciato per quella singola attività, previa bonifica e verifica dell’assenza di atmosfere infiammabili, presidio antincendio dedicato e controllo dell’area dopo il turno.
Chi coordina le imprese esterne che entrano in bacino?
Cooperazione e coordinamento restano in capo al committente: verifica dei requisiti, informazione ai lavoratori esterni, documento sulle interferenze aggiornato a ogni ingresso. Prepariamo le carte e partecipiamo alle riunioni in cantiere.
Serve un piano di emergenza diverso da quello del capannone?
Sì, perché l’evacuazione da bordo passa da scale provvisorie e passi d’uomo. Il piano di emergenza ed evacuazione va scritto sui percorsi effettivi e provato con l’unità nella configurazione in cui si trova.
Facci salire a bordo mentre la commessa è in corso: è lì che si vede quale procedura manca. Scrivici per il preventivo gratuito, oppure leggi come impostiamo la medicina del lavoro per i cantieri navali e l’insieme dei servizi nella pagina cantieri navali e nautica.