Sotto la stessa etichetta finiscono apparecchi molto diversi tra loro: il paranco a catena manovrato a mano che pende da una trave in officina, il paranco elettrico che scorre su un carrello sopra il banco di montaggio, l’argano a bandiera fissato al balcone o al ponteggio per tirare su materiale nelle ristrutturazioni, l’argano a cavalletto appoggiato sul solaio. Hanno in comune una cosa sola, ed è quella che conta: sospendono un carico sopra uno spazio in cui prima o poi passa una persona.
Da qui il pericolo tipico di questa famiglia. Non è la macchina a fare male, è ciò che tiene appeso: una catena consumata, un gancio senza il dispositivo che chiude la bocca, un ancoraggio ricavato con quello che c’era in cantiere. E poiché argani e paranchi costano poco, si spostano facilmente e non hanno l’aria imponente di una gru su autocarro, vengono usati con una disinvoltura che nessuno si permetterebbe con un apparecchio più grande.
I rischi specifici di questa attrezzatura
Sganciamento del carico. L’imbracatura che scivola fuori dalla bocca del gancio è l’evento più frequente. Il dispositivo di chiusura del gancio, spesso rotto e mai sostituito, esiste per questo.
Rottura di fune o catena. Fili spezzati, trefoli deformati, maglie allungate o intaccate riducono la resistenza fino al cedimento improvviso, senza segnali percepibili durante il tiro.
Sovraccarico. Sollevare “quel poco in più” è la tentazione ricorrente, tanto più forte quanto meno la portata è leggibile sulla macchina. Il limitatore, dove presente, non è un optional da escludere.
Tiro obliquo. Trascinare un carico che non si trova sulla verticale dell’apparecchio genera forze laterali non previste, fa sbandare il carico al distacco da terra e sollecita la struttura di sostegno in modo anomalo.
Cedimento del punto di sostegno. Argani fissati a parapetti o elementi non calcolati per quel carico, o zavorrati con materiali di recupero, portano al ribaltamento dell’apparecchio.
Caduta dell’operatore. Chi manovra un argano a bandiera resta affacciato su un’apertura per ricevere il materiale: è una postazione in quota da proteggere.
Conformità e documentazione
Argani e paranchi immessi sul mercato come macchine devono riportare la marcatura CE ed essere accompagnati dalla dichiarazione di conformità e dal manuale in italiano. Sull’apparecchio va indicata in modo indelebile la portata massima ammessa, con un valore per ciascuna configurazione prevista. Gli accessori di sollevamento — brache, catene, grilli, bilancini — hanno documentazione autonoma: ognuno porta la propria marcatura e dichiarazione e va sostituito con un componente equivalente, mai con un ricambio generico.
Sugli esemplari entrati in servizio quando la marcatura non era ancora richiesta il metro di giudizio diventa l’Allegato V del D.Lgs 81/2008, e l’aderenza va dimostrata pezzo per pezzo: freno, fine corsa, comando a uomo presente, protezione del tamburo. Quando la macchina viene ceduta, noleggiata o concessa in uso, chi la mette a disposizione deve attestarne il buono stato di conservazione: una responsabilità che riguarda anche il prestito informale tra imprese di cantiere, diffuso quanto raramente formalizzato. Questi apparecchi vanno riportati nella valutazione dei rischi con le modalità di installazione previste.
Verifiche e manutenzione
Per gli apparecchi di sollevamento materiali azionati da motore, oltre la soglia di portata indicata dall’allegato tecnico del D.Lgs 81/2008, scatta l’obbligo di verifica periodica da parte dell’INAIL per la prima e del servizio pubblico di vigilanza o degli organismi abilitati per quelle che seguono. I paranchi azionati esclusivamente a mano restano fuori da questo circuito, ma non dai controlli: l’esclusione riguarda la verifica dell’ente, non l’obbligo del datore di lavoro di accertare l’efficienza dell’attrezzatura.
Il controllo che caratterizza questa famiglia è quello su funi e catene, da eseguire con periodicità trimestrale salvo diversa indicazione del fabbricante, e da annotare. Si osservano fili rotti, riduzioni di sezione, corrosione, deformazioni delle maglie, allungamento della catena rispetto al passo originale, usura della gola delle pulegge e del fondo gancio. Prima di ogni turno si provano freno, comando a uomo presente, fine corsa di salita e discesa, integrità di pulsantiera e cavo. Le anomalie vanno registrate su uno strumento come il registro delle verifiche.
Chi può usarla
Gli Accordi Stato-Regioni non prevedono un patentino per argani e paranchi: l’abilitazione riguarda altri apparecchi di sollevamento. Serve però una competenza che la sola aula non dà, perché il punto critico non è azionare il comando ma preparare il carico. L’addestramento deve coprire scelta e ispezione delle brache, effetto degli angoli di imbracatura, posizionamento di chi manovra fuori dalla traiettoria, segnali convenzionali con un secondo operatore, delimitazione della zona sottostante. È una competenza che si costruisce sul campo e va documentata, integrando la formazione dei lavoratori con la pratica dei corsi sull’uso delle attrezzature.
| Organo sollecitato | Segnale che impone lo scarto | Dove annotare l’esito |
|---|---|---|
| Fune metallica | Fili rotti, trefoli sporgenti, schiacciamenti | Scheda dei controlli trimestrali |
| Catena di sollevamento | Maglie allungate, intaccate o saldate | Scheda dei controlli trimestrali |
| Gancio | Apertura della bocca aumentata, dispositivo di chiusura assente | Controllo prima dell’uso |
| Brache e accessori | Etichetta illeggibile, tagli, nodi permanenti | Registro degli accessori di sollevamento |
| Freno di stazionamento | Il carico scende da fermo | Segnalazione immediata e fermo macchina |
| Struttura di sostegno | Fessurazioni, tasselli mobili, zavorra non conforme | Documentazione di installazione |
Domande frequenti
L’argano a bandiera si può tenere in posizione con dei contrappesi improvvisati?
No. La zavorra deve essere quella prescritta dal fabbricante per tipo, peso e disposizione. Sacchi di cemento, bancali o fusti d’acqua non danno alcuna garanzia sul comportamento dell’apparecchio quando il carico oscilla o si stacca bruscamente da terra.
Ogni quanto vanno controllate funi e catene?
La regola generale è il controllo trimestrale, salvo diversa frequenza indicata dal libretto in funzione dell’intensità d’uso. Un apparecchio impiegato su più turni richiede un occhio più frequente di uno usato poche volte l’anno.
Perché si insiste tanto sul tiro verticale?
Perché la portata dichiarata vale per un carico sospeso sulla verticale del punto di sollevamento. Fuori da quella condizione compaiono componenti orizzontali che nessuno ha calcolato, il carico parte a pendolo e la struttura di sostegno lavora in flessione anziché a trazione.
Un paranco manuale segue le stesse regole di uno elettrico?
Sui controlli e sull’addestramento sostanzialmente sì, sugli adempimenti formali no: l’apparecchio azionato a mano non entra nel circuito delle verifiche dell’ente. Restano identici gli obblighi su marcatura, portata leggibile, stato della catena e idoneità del punto di ancoraggio.
Se la targa della portata è illeggibile posso stimarla dal modello?
No, e nemmeno cercarla in rete. Va recuperata dalla documentazione del fabbricante o dal manuale corrispondente al numero di matricola; finché il dato non è certo l’apparecchio non deve sollevare nulla. I termini tecnici ricorrenti sono spiegati nel glossario.
Controlla oggi due cose sui paranchi che hai in officina o in cantiere: se la portata è ancora leggibile e se qualcuno ha firmato l’ultimo controllo su funi e catene. Se una risposta è no, chiedici un preventivo gratuito e mettiamo in ordine verifiche, registri e addestramento; per parlarne subito usa la pagina contatti.