Attrezzature di lavoro

Sicurezza del nastro trasportatore: obblighi e verifiche

Obblighi di sicurezza per nastro trasportatore: conformità, documentazione, verifiche periodiche e formazione degli operatori.

Il nastro trasportatore è l’attrezzatura che si nota di meno e che gira di più: muove imballi in una linea di confezionamento, inerti in un frantoio, rifiuti su una piattaforma di selezione, granaglie in un molino. Un telaio, due tamburi, una serie di rulli e una fascia continua trascinata da un motoriduttore: la semplicità meccanica fa dimenticare che è una macchina in movimento permanente, spesso lunga decine di metri e comandata da un quadro che dal punto di lavoro non si vede.

Il pericolo non sta nella velocità, di solito modesta, ma nella continuità: il nastro non si stanca e non si accorge di aver preso un guanto. Dove la fascia si avvolge su un tamburo o incontra un rullo nasce un punto di aderenza che trascina tutto ciò che entra nella fessura, e da lì la mano segue il materiale. Si aggiungono l’avviamento remoto o automatico e lo sblocco degli inceppamenti, che quasi tutti tendono a fare al volo senza fermare la linea.

I rischi specifici di questa attrezzatura

Trascinamento nei punti di aderenza. Tamburo motrice, tamburo di rinvio, rulli di ritorno, tenditori: basta un lembo di indumento o un capello lungo perché il corpo venga tirato dentro.

Avviamento inatteso. Comando remoto, riavvio automatico dopo un blocco, ripristino fatto da un collega che non vede il tratto dove si sta intervenendo.

Sblocco di inceppamenti e pulizia in moto. Togliere un cartone incastrato o raschiare l’incrostato con l’impianto in marcia è la circostanza in cui si concentrano gli infortuni più gravi.

Polveri e rumore. Nei trasporti di materiali sfusi il nastro solleva polvere in ogni punto di carico e scarico: il tema si affronta con la misura delle polveri inalabili e respirabili e con l’aspirazione localizzata.

Caduta di materiale e attraversamenti impropri. Colli che tracimano dalle sponde o cadono dai tratti sopraelevati; e l’abitudine di scavalcare il nastro, che nasce da un layout senza passerelle né sottopassi.

Conformità e documentazione

Un nastro acquistato come macchina completa porta la marcatura CE, con il suo attestato di conformità e le istruzioni d’uso. Il caso più frequente è però un altro: più moduli collegati, magari di fornitori diversi, che formano una linea. Si ha allora un insieme di macchine, e chi lo compone deve valutare i rischi dell’interfaccia tra i tronchi, dotarlo di un comando di arresto coerente e rilasciare una dichiarazione che copre l’assemblaggio, non i singoli pezzi. Vale per i trasportatori come per le altre attrezzature di lavoro messe in linea.

Attenzione ai nastri costruiti in officina interna: una macchina realizzata per uso proprio deve comunque soddisfare i requisiti essenziali di sicurezza e avere un fascicolo tecnico. Nella pratica si trovano telai autocostruiti senza carter, senza segnalazione di avviamento e senza documentazione: sono le situazioni che un controllo individua per prime, e vanno riportate onestamente nel DVR con un piano di adeguamento datato.

Verifiche e manutenzione

I trasportatori a nastro non sono soggetti a verifiche periodiche affidate per legge a soggetti abilitati, come accade per gli apparecchi di sollevamento. L’obbligo che li riguarda è il controllo dell’attrezzatura: iniziale, periodico secondo le istruzioni del costruttore, straordinario dopo trasformazioni o lunghe soste, con esito registrato.

I controlli che contano davvero sono pochi ma decisivi. La fune di emergenza va provata a tratti, verificando che tirandola in un punto qualsiasi l’impianto si arresti e che il ripristino richieda un’azione volontaria sul posto. Vanno controllati i carter su tamburi e rulli accessibili, il segnalatore di avviamento, lo stato dei raschiatori, la tensione e la centratura della fascia. Va infine provata la procedura di sezionamento con blocco fisico del comando, quella che permette al manutentore di lavorare sapendo che nessuno può riavviare la linea.

Chi può usarla

Per condurre un trasportatore non serve alcuna abilitazione: serve che ogni addetto sia addestrato sul punto più delicato, cioè cosa fare quando qualcosa si inceppa. La regola va scritta: la linea si ferma, si seziona e solo dopo si mette una mano dentro. Chi interviene sul materiale bloccato senza aver tolto energia lavora fuori procedura, anche se lo fa da vent’anni.

Il secondo punto riguarda le ditte esterne: pulizie e manutenzioni sono spesso affidate a terzi che non conoscono la logica di riavvio dell’impianto, e prima di farli entrare vanno coordinati i lavori, consegnate le procedure e stabilito chi controlla il sezionamento. Per gli addetti interni la base sono i corsi per lavoratori con addestramento sull’impianto reale; il quadro degli obblighi del datore di lavoro è riepilogato a parte.

ComponentePerché diventa pericolosoCome si interviene correttamente
Tamburo motricePunto di aderenza che trascinaCarter fisso rimovibile solo con attrezzo, impianto fermo
Rulli di ritorno e tenditoriFessure aperte lungo la lineaProtezione dei tratti accessibili, contatto vietato in moto
Zona di caricoTracimazione e polvereSponde, aspirazione e pulizia programmata a impianto sezionato
Fune di arresto di emergenzaSe non ripristinata correttamente lascia la linea scopertaProva periodica a tratti con ripristino manuale sul posto
Quadro di comando remotoRiavvio senza contatto visivoSegnalazione di avviamento e blocco fisico durante gli interventi

Domande frequenti

Basta un pulsante di emergenza all’inizio della linea?

No, se la linea è lunga o articolata: il comando di arresto deve essere raggiungibile da ogni punto in cui una persona può trovarsi. Per questo sui trasportatori estesi si usa la fune continua, che si aziona tirandola in qualsiasi tratto.

Chi può togliere un pezzo incastrato tra nastro e sponda?

Solo chi è incaricato e addestrato, e solo dopo aver arrestato e sezionato l’impianto secondo la procedura aziendale. La rimozione al volo con la linea in moto è vietata anche quando sembra innocua: il materiale che si libera fa ripartire il movimento di colpo.

Un nastro autocostruito in azienda è fuori legge?

Non perché autocostruito, ma perché quasi sempre gli manca ciò che serve: requisiti soddisfatti, fascicolo tecnico, valutazione documentata. Se è già in servizio la strada è un adeguamento seguito da un tecnico, con relazione finale sulle protezioni installate.

Tutti i rulli devono essere coperti?

La protezione riguarda i punti pericolosi accessibili nelle condizioni reali di lavoro: un rullo raggiungibile dalla postazione va protetto, uno in quota e inaccessibile senza attrezzi può richiedere misure diverse. Quella mappa si fa camminando lungo la linea, non sul disegno.

Il nastro rientra tra le attrezzature del registro di manutenzione?

Sì: è a tutti gli effetti un’attrezzatura per cui vanno documentati controlli e manutenzioni. Molte aziende lo classificano come “impianto” e lo escludono dagli elenchi delle macchine, ritrovandosi senza tracciabilità proprio quando serve dimostrarla.

Se la vostra linea è cresciuta nel tempo aggiungendo moduli e nessuno ha mai messo insieme il quadro, usate il preventivo gratuito per chiedere una valutazione dell’insieme di macchine, con mappatura dei punti di trascinamento e prova degli arresti di emergenza.

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