Chiedere a un’azienda l’organigramma della sicurezza è il modo più rapido per capire se l’impianto preventivo esiste davvero o è una raccolta di fogli firmati. Lo schema mostra in una pagina chi decide, chi vigila, chi assiste tecnicamente, chi controlla la salute dei lavoratori e chi interviene in emergenza, e come queste posizioni si tengono insieme. Committenti in gara d’appalto, enti certificatori e organi di vigilanza lo chiedono presto, perché rivela le incoerenze prima di ogni altro documento.
Uno schema copiato da un modello generico è riconoscibile: contiene ruoli che nessuno ricopre, dimentica i preposti di reparto e non distingue le sedi. Il valore sta invece nell’aderenza: ogni casella deve corrispondere a una persona individuata da un atto formale, e ogni atto deve essere ritrovabile. Per questo non forniamo un disegno da riempire, ma ricostruiamo la struttura reale — funzioni, sedi, deleghe, turni — e la rappresentiamo in modo verificabile.
Cosa deve contenere
- Il datore di lavoro per ciascuna azienda o unità produttiva, con l’indicazione di come è individuato quando l’organizzazione ha più stabilimenti.
- I dirigenti per la sicurezza, cioè chi organizza il lavoro e dispone di poteri di spesa, e i limiti entro cui operano.
- I preposti, per reparto, squadra o turno: è la parte più spesso incompleta e quella su cui i controlli insistono, perché la funzione si riconosce dai compiti svolti, non dal titolo sul contratto.
- Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e gli eventuali addetti, precisando se la funzione è interna o esterna, con richiamo alla lettera di nomina RSPP.
- Il medico competente, con l’ambito delle sedi seguite.
- Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, con la modalità di individuazione: eletto internamente oppure territoriale.
- Gli addetti alle emergenze: squadra antincendio, primo soccorso, coordinamento dell’evacuazione, distribuiti per turno e per sede, così da rendere leggibile la copertura anche di notte.
- Le deleghe di funzioni conferite, con data e oggetto, distinte dalle semplici attribuzioni organizzative.
- Le linee di relazione: chi riferisce a chi, chi viene consultato, dove si colloca la riunione periodica.
- Data di emissione, revisione e firma di chi approva: senza queste informazioni lo schema non è databile e perde efficacia probatoria.
Chi lo redige e chi lo firma
La predisposizione materiale spetta di solito al servizio di prevenzione, insieme all’ufficio del personale che conosce assunzioni, cessazioni e passaggi di reparto. Approvazione e firma competono però al datore di lavoro, perché lo schema descrive scelte organizzative che solo lui può assumere: chi nomina, con quali poteri, su quale perimetro.
Il rappresentante dei lavoratori non approva il documento, ma ha diritto di riceverlo e di conoscerne le variazioni; è il primo destinatario naturale, insieme ai preposti che devono sapere di essere tali. Con più siti conviene una versione generale e un estratto per sede, affisso dove i lavoratori possano leggerlo.
Quando va aggiornato
L’organigramma è un documento vivo: va rivisto a ogni evento che ne cambia il contenuto, senza attendere scadenze. Sono occasioni tipiche l’ingresso o l’uscita di un preposto, il cambio di medico competente o di consulente, l’apertura di una sede, una riorganizzazione dei turni, il conferimento o la revoca di una delega, l’elezione di un nuovo rappresentante dei lavoratori. Le versioni superate si archiviano con la data: servono a dimostrare chi ricopriva quale ruolo quando è accaduto un fatto.
| Figura rappresentata | Come si formalizza | Cosa mostra nello schema |
|---|---|---|
| Datore di lavoro | Assetto societario o atto di individuazione | Vertice della struttura, perimetro di competenza |
| Dirigente | Ordine di servizio o delega scritta | Poteri organizzativi e di spesa attribuiti |
| Preposto | Individuazione formale e formazione dedicata | Reparto, squadra o turno vigilato |
| Servizio di prevenzione | Designazione con accettazione | Collegamento consultivo al datore di lavoro |
| Medico competente | Nomina scritta | Sedi e gruppi di lavoratori seguiti |
| Rappresentante dei lavoratori | Verbale di elezione o designazione territoriale | Canale di consultazione |
| Addetti alle emergenze | Designazione e attestati dei corsi | Copertura per turno e per sede |
Errori che lo rendono contestabile
Il più frequente è lo schema fermo a due riorganizzazioni fa, con persone uscite dall’azienda ancora indicate come addetti antincendio. Poi il caso opposto, caselle riempite con nomi mai raggiunti da un atto: chi compare come preposto senza essere stato individuato né formato mette l’azienda in difficoltà su due fronti. Ricorrono anche l’assenza dei turni notturni nella squadra di emergenza, le deleghe rappresentate come frecce senza atto sottostante, le sedi secondarie omesse perché “piccole” e la discordanza con i nomi riportati nel DVR. Infine l’organigramma tenuto in un cassetto: se i lavoratori non sanno a chi rivolgersi, la funzione informativa non si realizza.
Domande frequenti
L’organigramma della sicurezza è obbligatorio per legge?
Non esiste una norma che imponga quel nome e quel formato, ma gli elementi che contiene sono tutti dovuti: nomine, deleghe, individuazione dei preposti e degli addetti alle emergenze. Lo schema è il modo più efficace di dimostrarli insieme, ed è richiesto di prassi nelle qualifiche fornitori e nei sistemi di gestione conformi alla ISO 45001.
Va bene inserirlo dentro il DVR?
Sì, ed è una scelta ordinata, purché resti aggiornabile in autonomia: se ogni cambio di preposto obbliga a riemettere l’intero documento di valutazione dei rischi, in pratica non lo aggiornerà nessuno. La soluzione più pratica è un allegato con revisione propria, richiamato dal DVR.
Come si rappresenta una delega di funzioni?
Con un collegamento distinto dalle normali linee gerarchiche, accompagnato da data e oggetto della delega. Serve a rendere evidente che quel dirigente esercita poteri trasferiti con atto scritto e accettato, e non semplici incarichi interni: la differenza pesa nella ricostruzione delle responsabilità.
Che rapporto ha con l’organigramma aziendale ordinario?
Sono rappresentazioni diverse: quella ordinaria descrive gerarchie e funzioni produttive, questa descrive ruoli di prevenzione che non sempre coincidono con la posizione contrattuale. Un capoturno può non essere dirigente in senso aziendale ed essere pienamente preposto ai fini della sicurezza. Anche in una microimpresa lo schema serve, perché chiarisce chi vigila e chi interviene in emergenza.
Vedi anche gli obblighi del datore di lavoro, il quadro della valutazione dei rischi, la voce RSPP del glossario e gli atti raccolti in modelli e documenti, come la nomina del preposto e la delega di funzioni.
Se il tuo schema è fermo a un’organizzazione che non esiste più, ricostruiamolo partendo dalle nomine effettive: scrivici tramite il preventivo gratuito e verifichiamo insieme quali caselle sono rimaste vuote.