Sotto il nome di pressa stanno due famiglie tecnologicamente lontane. La pressa meccanica accumula energia in un volano e la scarica sulla slitta attraverso un innesto: la corsa, una volta avviata, tende a completarsi. La pressa idraulica muove il pistone con un circuito in pressione, con corsa modulabile ma con forze elevatissime e con la possibilità che la slitta scenda per gravità se la tenuta cede. In entrambe l’attrezzo che lavora il pezzo è lo stampo, montato dall’azienda e cambiato più volte al giorno.
Il pericolo nasce esattamente lì, nello spazio tra punzone e matrice dove l’operatore deve portare la lamiera e da cui deve toglierla. Ogni ciclo chiede alle mani di avvicinarsi a una zona che, quando si chiude, non lascia margine di reazione. A questo si somma il fatto che una pressa mal regolata può ripetere il colpo senza comando e che il cambio attrezzatura porta un manutentore dentro l’area di lavoro con la macchina alimentata: tra le attrezzature di lavoro di un’officina meccanica, poche sono altrettanto severe.
I rischi specifici di questa attrezzatura
Schiacciamento e amputazione in zona stampo. È l’evento tipico: la mano rimane tra gli elementi mobili durante il carico, lo scarico o il riposizionamento del pezzo storto. Nelle presse meccaniche a innesto rigido la corsa non si arresta a metà, e questo cambia le protezioni necessarie.
Ripetizione involontaria del colpo. Frizione consumata, freno starato o pedale troppo sensibile producono una seconda discesa non comandata, mentre l’operatore rientra con le mani.
Energia residua e discesa per gravità. Accumulatori idraulici carichi, aria nei cuscini, slitta ferma in alto senza appoggio: condizioni che rendono pericoloso intervenire anche a macchina “spenta”.
Cambio stampo e proiezione di materiale. Stampi pesanti sollevati con paranchi, appoggi instabili, dita tra stampo e piano; in produzione, la rottura di un punzone o lo sfrido espulso al ciclo successivo.
Conformità e documentazione
Le presse di costruzione recente sono marcate CE e accompagnate dall’attestato del fabbricante e dal libretto in italiano; lì stanno i dati che servono davvero, dalla forza nominale ai tempi di arresto dichiarati. Quella documentazione va tenuta a disposizione di chi lavora sulla macchina, non archiviata in amministrazione.
Gli esemplari costruiti prima dell’obbligo di marcatura restano utilizzabili, ma devono soddisfare i requisiti che il D.Lgs 81/2008 fissa per le macchine già in servizio: è il datore di lavoro, non il costruttore, a doverne dimostrare l’adeguatezza, di norma con una relazione tecnica che elenca dispositivi installati e prove eseguite. Attenzione al passaggio più insidioso: se si aggiunge un manipolatore o si sostituisce il sistema di comando, la macchina può diventare una macchina modificata in modo sostanziale, con conseguenze pesanti per chi ha eseguito l’intervento. L’esito va riportato nel DVR.
Verifiche e manutenzione
Le presse non figurano tra le attrezzature per cui la legge impone verifiche periodiche da parte di soggetti abilitati: il “collaudo obbligatorio” che molti cercano non esiste, a differenza di quanto accade per gli apparecchi trattati nella pagina delle verifiche periodiche. Resta l’obbligo generale di controllo, affidato a persona competente e messo per iscritto: all’installazione, con la periodicità indicata dal fabbricante e dopo eventi eccezionali.
Sulla pressa il controllo che pesa più di tutti è la misura del tempo di arresto della slitta, perché da quel valore dipende la distanza a cui va posizionata la barriera immateriale: se il freno rallenta, la protezione ottica smette di proteggere pur continuando a funzionare. Vanno poi provati il sincronismo del comando bimanuale, il dispositivo antiripetizione, gli arresti di emergenza, i fermi meccanici di ritenuta usati durante il cambio stampo e gli interruttori dei ripari mobili. Ogni prova va datata e firmata, per esempio sul registro delle verifiche.
Chi può usarla
L’uso della pressa non richiede un patentino: non rientra nell’elenco delle attrezzature per cui gli Accordi Stato-Regioni prevedono un corso abilitante. Richiede però addestramento sulla singola macchina, condotto sul campo da persona esperta e documentato: chi lavora deve riconoscere una barriera disallineata e sapere come reagisce la slitta in caso di anomalia. La base resta la formazione dei lavoratori.
Gli operatori vanno incaricati per nome: l’uso occasionale da parte di chi passa dal magazzino non è ammissibile. Attrezzisti e manutentori vanno formati a parte sulla messa in sicurezza, perché intervengono quando le protezioni sono escluse.
| Fase del ciclo | Cosa può andare storto | Presidio atteso |
|---|---|---|
| Carico del pezzo | Mano in zona stampo alla discesa | Bimanuale, barriera immateriale o alimentazione automatica |
| Discesa della slitta | Colpo ripetuto non comandato | Antiripetizione e freno-frizione efficienti |
| Estrazione del pezzo | Pezzo incastrato tolto a mano | Estrattori dedicati, divieto di intervento a ciclo attivo |
| Cambio stampo | Discesa per gravità sul manutentore | Fermo meccanico di ritenuta e scarico delle energie |
| Fine turno e pulizia | Riavvio inatteso | Sezionamento con blocco della fonte di energia |
Domande frequenti
Il comando a due mani è sempre obbligatorio sulla pressa?
No: è una delle soluzioni possibili, non l’unica. Se il pezzo si carica con alimentazione automatica o se la zona pericolosa è chiusa da ripari, il bimanuale può non servire. Diventa indispensabile quando l’operatore tiene il pezzo con le mani vicino alla zona di stampaggio. La scelta va motivata nella valutazione, non copiata da un’altra azienda.
Ogni quanto va misurato il tempo di arresto?
Non c’è una cadenza uguale per tutti: si segue il fabbricante e si ripete la misura dopo ogni intervento su freno, frizione o sistema di comando. Con presse in servizio continuo conviene programmarla come manutenzione preventiva: l’usura del freno è progressiva e silenziosa.
Ho una pressa degli anni Ottanta senza marcatura CE: devo sostituirla?
Non necessariamente. Può restare in servizio se resa conforme ai requisiti previsti per le attrezzature messe a disposizione prima dell’obbligo di marcatura, con documentazione dell’adeguamento. Il vero problema non è l’età: molte presse storiche portano protezioni artigianali che non reggono un controllo tecnico.
Il cambio stampo può farlo l’operatore di linea?
Può, se è stato addestrato su quella fase e se esiste una procedura scritta su come si scarica l’energia, si sostiene la slitta e si movimenta lo stampo. Senza procedura diventa un’attività improvvisata, ed è lì che si concentrano gli eventi più gravi.
Si possono spegnere le barriere immateriali per lavorare più in fretta?
Escludere un dispositivo di sicurezza espone chi lo fa e, ben più pesantemente, datore di lavoro e preposto che lo tollerano: vigilare sul rispetto delle procedure è un obbligo esplicito e la sua omissione è sanzionata. Se le protezioni rallentano il ciclo, la strada è riprogettarlo.
Se in reparto convivono presse di generazioni diverse, partite da una ricognizione macchina per macchina: scriveteci dal modulo per il preventivo gratuito indicando numero e tipo di presse, e riceverete una proposta con prova dei dispositivi, misura dei tempi di arresto e addestramento degli operatori.