Poche postazioni concentrano tanti pericoli diversi quanto un banco di saldatura. Nello stesso metro quadrato convivono la radiazione ottica dell’arco, che colpisce occhi e pelle scoperta anche a distanza, le proiezioni di metallo fuso e scoria incandescente, il calore radiante del pezzo, i fumi metallici che salgono verso il volto, il rumore delle fasi di preparazione, il rischio elettrico del circuito e la possibilità che una scintilla trovi materiale combustibile.
Per questo non si parla mai di un singolo dispositivo ma di un corredo: schermo o maschera, occhiali sotto lo schermo per molatura e scriccatura, guanti adatti al procedimento, giacca o grembiule che non alimenti la fiamma, ghette e calzature con allacciatura coperta, protezione respiratoria e otoprotettori quando servono. Ogni pezzo va scelto sapendo cosa gli sta accanto, perché il difetto più comune non è la mancanza di un dispositivo ma l’incompatibilità tra due dispositivi presenti.
Quando è obbligatorio
L’arco elettrico è una sorgente artificiale di radiazione ottica, quindi la postazione ricade nel Titolo VIII del D.Lgs 81/2008 sugli agenti fisici: la valutazione considera emissione, durata dell’esposizione e posizione degli operatori vicini. I fumi rientrano invece nel rischio chimico del Titolo IX, con attenzione ai materiali di base e di apporto che liberano composti pericolosi, tema della sezione sostanze pericolose.
Prima dei DPI vengono le misure collettive, qui molto concrete: aspirazione localizzata vicino al punto di fusione, ventilazione del locale, schermi e tende paraluce che impediscano all’arco di raggiungere chi passa o lavora accanto. Il collega colpito dal riverbero è la vittima tipica di questa lavorazione, perché non indossa nulla e non sa di essere esposto.
Sulla protezione individuale l’obbligo discende dal Titolo III e dal Regolamento UE 2016/425. Alcuni componenti ricadono nella terza categoria, in particolare la protezione respiratoria con semimaschere e filtri o respiratori a ventilazione assistita e i dispositivi contro il rumore: per questi l’addestramento è imposto dalla legge e va documentato. Se si salda dentro serbatoi o cunicoli si applica la disciplina degli ambienti sospetti di inquinamento del DPR 177/2011, richiamata nel corso lavori in quota e spazi confinati; fuori dalle aree attrezzate entra in gioco la gestione dei lavori a caldo prevista dall’organizzazione antincendio del D.M. 2 settembre 2021.
Come si sceglie quello giusto
Il filtro dello schermo è il punto di partenza. La gradazione non si sceglie a sensazione: dipende dal procedimento e dall’intensità di corrente e va letta sulle tabelle della norma di prodotto e nelle istruzioni del fabbricante. Un filtro troppo chiaro non protegge, uno troppo scuro spinge l’operatore ad avvicinarsi al bagno di fusione, respirando più fumi.
Sulle maschere autoscuranti si confrontano la protezione mantenuta nello stato chiaro, la rapidità di commutazione dichiarata, la regolazione della sensibilità per i procedimenti a bassa corrente e l’alimentazione. Contano poi le posizioni di lavoro: saldando in verticale o dentro una struttura i sensori restano schermati e il filtro non oscura.
Per gli indumenti valgono i criteri della scheda indumenti ignifughi e antifiamma, con due accortezze proprie della saldatura: maniche sopra il guanto e pantaloni sopra la ghetta, perché una goccia di metallo scivoli all’esterno anziché infilarsi; sotto il capo protettivo niente fibre sintetiche, che fondono sulla pelle. I guanti seguono il procedimento, tra destrezza dove la torcia va guidata con precisione e protezione dal calore dove le proiezioni sono abbondanti.
La protezione respiratoria si valuta sui fumi realmente prodotti: leghe inossidabili, zincature e residui di vernice cambiano lo scenario. In spazi ristretti conviene un dispositivo alimentato integrato nello schermo, che riduce anche il caldo. Restano da verificare le compatibilità: la stanghetta degli occhiali che rompe la tenuta del facciale, la cuffia che non si accoppia con la bardatura, la barba che vanifica qualsiasi maschera aderente.
Consegna, addestramento e registrazione
Il corredo si consegna per intero e non a pezzi sparsi, annotando modelli e gradazioni sul verbale di consegna DPI. Per i dispositivi di terza categoria la sessione di addestramento è obbligatoria e pratica: si mostra come si indossa e si verifica la tenuta di un facciale, come si sostituisce un filtro, come si controlla lo schermo prima del turno. La firma dell’operatore resta agli atti insieme alla formazione dei lavoratori.
Si registrano anche le istruzioni operative: divieto di saldare senza tenda con postazioni vicine, obbligo di riabbassare lo schermo prima di riaccendere l’arco, regole per il magazzino dei filtri. Il medico competente va informato della mansione, perché il protocollo sanitario dei saldatori tiene conto sia dei fumi sia delle condizioni d’uso dei respiratori.
Manutenzione, controlli e sostituzione
Ogni turno inizia con tre verifiche rapide: lo schermo si oscura quando lo si punta verso una fonte luminosa, il vetrino esterno è pulito e non butterato, la bardatura tiene la posizione. Un vetrino opaco si sostituisce, non si gratta: chi lo pulisce con la spazzola metallica rovina la superficie e finisce per lavorare con la maschera alzata.
Sugli indumenti si controllano bruciature passanti, cuciture aperte e impregnazioni di olio, che rendono il capo pericoloso anche se il tessuto è integro. I guanti con palmo indurito vanno cambiati subito. I filtri respiratori seguono le indicazioni del fabbricante e si conservano chiusi tra un impiego e l’altro, mai lasciati sul banco. Le ghette si liberano dalle scorie incastrate nelle chiusure, perché un aggancio che non tiene lascia scoperta la caviglia proprio dove cadono le gocce.
| Fase del lavoro | Cosa raggiunge l’operatore | Dispositivo già indossato |
|---|---|---|
| Preparazione e molatura | Frammenti abrasivi, polvere, rumore | Occhiali chiusi e otoprotettori |
| Innesco e saldatura | Radiazione ottica, metallo fuso | Schermo abbassato, guanti, maniche sopra il guanto |
| Permanenza sul cordone | Fumi in zona respiratoria | Protezione respiratoria adatta ai materiali |
| Asportazione della scoria | Schegge calde di rimbalzo | Occhiali sotto lo schermo, ghette chiuse |
Domande frequenti
La maschera autoscurante protegge anche quando è chiara?
Questi filtri mantengono una barriera permanente verso ultravioletto e infrarosso anche nello stato chiaro. Non è però una scusa per innescare l’arco con lo schermo sollevato: la luce visibile intensa arriva comunque all’occhio.
Bastano gli occhiali scuri per una saldatura veloce?
No, e la “saldatura veloce” è la circostanza in cui si concentrano le lesioni oculari. Servono un filtro della gradazione corretta e uno schermo che copra il viso dalle proiezioni.
Chi lavora accanto al saldatore deve proteggersi?
Sì, e il modo corretto è schermare la postazione. Il riverbero produce l’infiammazione oculare che si manifesta ore dopo, quando nessuno collega più il disturbo all’arco visto di sfuggita.
Serve sempre la protezione respiratoria?
Dipende dai materiali e dall’efficacia dell’aspirazione. Su acciai legati, superfici zincate o verniciate e in ambienti poco ventilati la risposta è quasi sempre sì; la scelta va motivata nella valutazione.
Un lavoratore con la barba può usare il facciale aderente?
La tenuta sul volto non è garantita e la protezione decade. L’alternativa sono i dispositivi a flusso d’aria che non richiedono aderenza, da valutare con il medico competente e il fornitore.
La postazione di saldatura si mette a posto guardandola mentre lavora, non leggendo un catalogo. Veniamo a vedere aspirazione, schermature e corredo dei tuoi operatori e ti diciamo cosa cambiare: richiedi un preventivo gratuito oppure scrivici dai contatti. Le altre schede sono raccolte nella panoramica DPI.