Il D.M. 2 settembre 2021 è il decreto che ha riscritto la gestione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro, mandando in pensione lo storico D.M. 10 marzo 1998 dopo oltre vent’anni. Fa parte di un pacchetto di tre decreti ministeriali del 2021 che insieme coprono controlli e manutenzione di impianti e attrezzature antincendio, gestione della sicurezza in esercizio e in emergenza, e criteri di progettazione: il D.M. 2 settembre 2021 — spesso chiamato “decreto GSA”, gestione della sicurezza antincendio — è quello che riguarda più da vicino l’operatività quotidiana delle aziende.
La novità che tocca tutti è il superamento della vecchia classificazione delle attività in rischio basso, medio ed elevato ai fini della formazione: oggi gli addetti antincendio si formano secondo tre livelli (1, 2 e 3), con corsi e aggiornamenti ridefiniti. Il decreto ridisegna anche piani di emergenza, informazione ai lavoratori e criteri di designazione degli addetti. Vediamo cosa significa in pratica per la tua azienda.
A chi si applica
Il decreto si applica a tutte le attività con lavoratori soggette al D.Lgs 81/2008: uffici, negozi, bar e ristoranti, laboratori, capannoni produttivi, magazzini, strutture ricettive e sanitarie. Ogni datore di lavoro deve valutare il rischio di incendio, adottare le misure di prevenzione e protezione conseguenti, designare gli addetti antincendio e formarli secondo il livello della propria attività.
Il livello non dipende solo dalle dimensioni: pesano la natura dell’attività, i materiali presenti, l’affollamento e la presenza di pubblico. Le attività più complesse — quelle soggette ai controlli di prevenzione incendi dei Vigili del Fuoco e altre categorie individuate dal decreto — ricadono nei livelli superiori, con obblighi rafforzati.
Cosa prevede
Il decreto organizza la gestione della sicurezza antincendio attorno a tre pilastri: misure di prevenzione (ridurre la probabilità che un incendio si inneschi), misure di gestione in esercizio (ordine, controlli, manutenzione, informazione) e misure di gestione in emergenza (cosa fare quando l’incendio si verifica).
Per la formazione degli addetti, i corsi sono articolati su tre livelli:
| Livello | Attività tipiche | Corso addetti | Aggiornamento (quinquennale) |
|---|---|---|---|
| Livello 1 | Attività a minore complessità (es. piccoli uffici e negozi senza particolari pericoli) | 4 ore (1-FOR) | 2 ore (1-AGG) |
| Livello 2 | Attività a complessità intermedia, inclusa gran parte delle attività produttive e commerciali | 8 ore con prova pratica (2-FOR) | 5 ore (2-AGG) |
| Livello 3 | Attività ad alta complessità e maggior rischio | 16 ore con prova pratica (3-FOR) | 8 ore (3-AGG) |
Per alcune attività a rischio più elevato, individuate dal decreto, gli addetti devono inoltre conseguire l’attestato di idoneità tecnica rilasciato dai Vigili del Fuoco a seguito di esame.
Sul fronte organizzativo, il piano di emergenza è obbligatorio nelle attività che raggiungono le soglie previste — in particolare quelle con almeno dieci lavoratori, quelle aperte al pubblico con presenza significativa di persone e quelle soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco — e deve essere accompagnato da esercitazioni periodiche di evacuazione. Nelle attività sotto soglia il piano formale può non servire, ma le misure di emergenza vanno comunque definite e portate a conoscenza dei lavoratori, con planimetrie e istruzioni chiare.
Documenti e adempimenti richiesti
L’azienda deve poter dimostrare: la valutazione del rischio di incendio (integrata nel DVR), la designazione formale degli addetti antincendio in numero adeguato per coprire turni e assenze, gli attestati di formazione del livello corretto con relativi aggiornamenti quinquennali, il piano di emergenza dove previsto con i verbali delle prove di evacuazione, il registro dei controlli periodici su estintori, idranti, porte tagliafuoco, illuminazione di emergenza e impianti, affidati a tecnici qualificati secondo il decreto gemello su controlli e manutenzione.
Per le attività soggette ai procedimenti di prevenzione incendi restano fermi gli adempimenti presso i Vigili del Fuoco (valutazione dei progetti, SCIA antincendio, rinnovi periodici): il decreto GSA si integra con questi obblighi, non li sostituisce.
Sanzioni
Le violazioni degli obblighi antincendio rientrano nel sistema sanzionatorio del Testo Unico: la mancata valutazione del rischio di incendio, l’omessa designazione e formazione degli addetti e l’assenza delle misure di emergenza espongono il datore di lavoro a sanzioni penali (arresto o ammenda), secondo la gravità. Le carenze sugli adempimenti di prevenzione incendi presso i Vigili del Fuoco comportano ulteriori conseguenze, fino a provvedimenti che impediscono la prosecuzione dell’attività. E in caso di incendio con danni a persone, le omissioni documentate diventano il fulcro dell’accertamento penale.
Come adeguarsi
Il primo passo è capire in quale livello ricade la tua attività: da qui discendono formazione, piano di emergenza e controlli. Il nostro servizio di sicurezza sul lavoro parte dalla valutazione del rischio incendio integrata nel DVR, classifica correttamente l’attività e definisce squadra di emergenza, presidi e procedure.
Poi eroghiamo i corsi antincendio di livello 1, 2 e 3 con le prove pratiche di spegnimento, insieme ai corsi di primo soccorso per completare la squadra di emergenza, e prepariamo piano di emergenza, planimetrie ed esercitazioni di evacuazione documentate. Con l’incarico di RSPP esterno teniamo sotto controllo aggiornamenti quinquennali, registri dei controlli e ogni evoluzione normativa: tu ricevi i promemoria, noi facciamo il resto.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra i vecchi corsi rischio basso/medio/alto e i nuovi livelli 1, 2 e 3?
L’impianto è simile — tre percorsi di durata crescente — ma i criteri di classificazione sono stati ridefiniti e sono stati introdotti aggiornamenti quinquennali con durate specifiche per ciascun livello. Alla prima occasione utile gli addetti formati con il vecchio sistema proseguono con gli aggiornamenti del livello corrispondente alla nuova classificazione.
I vecchi attestati del D.M. 10 marzo 1998 sono ancora validi?
I corsi svolti in passato conservano valore come credito formativo: non si riparte da zero, ma occorre rispettare gli aggiornamenti quinquennali secondo i nuovi livelli. Verifichiamo la posizione di ogni addetto e ti diciamo chi deve fare cosa.
Quanti addetti antincendio devo nominare?
Il decreto non fissa un numero unico: gli addetti devono essere sufficienti a garantire la gestione dell’emergenza in ogni momento di attività, tenendo conto di turni, ferie, assenze e articolazione dei locali. In pratica, quasi mai basta una sola persona formata.
Il piano di emergenza è obbligatorio anche per una piccola attività?
Sotto le soglie previste (in particolare meno di dieci lavoratori, senza pubblico rilevante e fuori dalle attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco) il piano formale può non essere dovuto, ma le misure di emergenza vanno comunque definite, comunicate ai lavoratori e rese visibili con istruzioni e planimetrie. La prova pratica che tutti sappiano cosa fare resta la miglior difesa.
La prova di evacuazione va fatta ogni anno?
Le esercitazioni antincendio vanno svolte con periodicità adeguata nelle attività dotate di piano di emergenza, secondo quanto il piano stesso stabilisce; la prassi consolidata è almeno una prova annuale, verbalizzata. È uno dei documenti che gli ispettori chiedono più spesso.
Una volta individuato il livello, resta da capire l’ordine di grandezza della spesa: la pagina quanto costa il corso antincendio spiega da cosa dipende, livello per livello.
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