DPI

Otoprotettori: scelta, uso e obblighi

Guida ai otoprotettori: criteri di scelta, marcatura CE, consegna e addestramento dei lavoratori. Manutenzione, verifica e sostituzione dei dispositivi usurati.

Ci sono reparti in cui il rumore non è un episodio ma la condizione ordinaria del turno: la sala presse, il banco delle seghe circolari, il locale compressori, il fronte di demolizione, la linea di imbottigliamento. Chi ci lavora smette di farci caso dopo pochi giorni, ed è proprio questo il punto critico. L’orecchio non manda un segnale proporzionato al danno che sta subendo: il calo uditivo si costruisce in silenzio, aggredisce per prime le frequenze acute e diventa evidente quando la persona fatica a seguire una conversazione in mezzo ad altre voci. Arrivati lì, non si torna indietro.

Gli otoprotettori chiudono la catena delle misure, non la aprono: vengono dopo macchine meno rumorose, cabine e schermi fonoisolanti, rotazione delle lavorazioni. Hanno però una caratteristica che li rende scomodi da gestire, perché proteggono soltanto mentre sono addosso. Toglierli per pochi minuti dentro un’area rumorosa vanifica buona parte della protezione accumulata nel resto della giornata, e per questo la scelta di un modello che il lavoratore accetta di tenere pesa quanto il dato di attenuazione stampato sulla confezione.

Quando è obbligatorio

Il riferimento è il Titolo VIII, Capo II del D.Lgs 81/2008. L’obbligo non nasce a orecchio ma dalla misura: l’esposizione personale giornaliera e la pressione acustica di picco vanno determinate con un metodo riconosciuto, come quello descritto dalla UNI EN ISO 9612, e confrontate con i parametri fissati dalla norma, che distingue un valore inferiore di azione, un valore superiore di azione e un valore limite di esposizione.

Oltre il valore inferiore i protettori auricolari vanno messi a disposizione. Oltre quello superiore l’impiego diventa obbligatorio, le zone interessate vanno segnalate e l’accesso circoscritto dove è tecnicamente praticabile; nella stessa fascia si attiva la sorveglianza sanitaria con controllo della funzione uditiva affidato al medico competente. Il valore limite di esposizione è l’unico dei tre che si verifica tenendo conto dell’attenuazione del dispositivo indossato: sotto la protezione non deve mai essere superato. Soglie e mansioni interessate vanno riportate nella valutazione dei rischi.

Come si sceglie quello giusto

Il primo criterio è lo spettro del rumore, non il solo livello complessivo. Un rumore ricco di componenti gravi e uno dominato dagli acuti chiedono dispositivi diversi, e i metodi di calcolo previsti dalle norme tecniche — quello basato sul dato di attenuazione unico, quello che distingue frequenze alte, medie e basse, quello per bande d’ottava — servono a stimare quanto arriva davvero all’orecchio con quel modello in quel reparto.

Il secondo criterio è meno intuitivo: evitare la sovraprotezione. Un dispositivo che attenua molto più del necessario isola l’operatore, gli impedisce di percepire l’avvisatore di un carrello o la voce del collega e produce l’effetto opposto a quello voluto, perché la persona lo scosta appena può. In questi casi si valutano cuffie ad attenuazione dipendente dal livello o inserti che lasciano passare il parlato.

Contano poi compatibilità e durata dell’uso. Le aste degli occhiali e le bandelle delle mascherine interrompono la tenuta del cuscinetto; l’elmetto protettivo richiede cuffie con attacco dedicato anziché archetto. Per un turno intero in ambiente caldo gli inserti risultano più tollerabili, mentre per accessi brevi e ripetuti la cuffia vince perché si mette e si toglie in un gesto. Vanno considerate infine le condizioni individuali — condotto irritato, otiti ricorrenti, apparecchi acustici — su cui decide il medico competente, e va lasciata al lavoratore la possibilità di scegliere tra più modelli idonei: un dispositivo accettato viene indossato, uno imposto finisce nella tasca della tuta.

Consegna, addestramento e registrazione

I protettori dell’udito rientrano tra i dispositivi destinati a preservare da rischi di categoria III secondo il Regolamento UE 2016/425 sui DPI. La conseguenza pratica è netta: oltre a informazione e formazione serve l’addestramento, cioè una sessione in cui la persona prova il dispositivo davanti a chi la istruisce. Non è una formalità: un inserto autoespandibile infilato senza arrotolarlo e senza tendere il padiglione resta appoggiato all’ingresso del condotto e rende una frazione di quanto dichiarato.

La consegna è nominativa e va documentata, per esempio con un verbale di consegna DPI che indichi modello, taglia e data. Nell’addestramento si mostrano la tecnica di inserimento e la verifica soggettiva della tenuta e si spiega perché il dispositivo va indossato prima di entrare nell’area e tolto solo dopo esserne usciti, integrando il messaggio nella formazione dei lavoratori.

Manutenzione, controlli e sostituzione

Le cuffie invecchiano soprattutto nei cuscinetti: il materiale si indurisce, si screpola per effetto di sudore e temperatura e smette di appoggiare in modo continuo attorno all’orecchio. Anche l’archetto perde forza di serraggio se viene allargato per comodità o lasciato schiacciato in fondo a una cassetta. Cuscinetti e imbottiture sono ricambi previsti dal fabbricante: si sostituiscono quando perdono elasticità, non quando si rompono.

Gli inserti monouso si maneggiano con le mani pulite e si buttano a fine turno; quelli riutilizzabili si lavano secondo le istruzioni e si scartano appena la superficie diventa opaca, irrigidita o deformata. Le otoplastiche su misura vanno ricontrollate nel tempo, perché la conformazione del condotto cambia. Tutti i dispositivi si conservano in contenitore chiuso, lontano da oli, solventi e irraggiamento diretto, e non si scambiano tra colleghi per ragioni igieniche prima ancora che tecniche.

Tipo di otoprotettoreContesto in cui rende meglioAspetto che ne limita l’impiego
Cuffie con archettoAccessi brevi e ripetuti ad aree rumoroseCaldo, occhiali e mascherine ne rompono la tenuta
Cuffie su elmettoCantieri e lavorazioni con protezione del capoServe l’attacco compatibile, non l’adattamento artigianale
Inserti autoespandibili monousoTurni lunghi in ambienti caldi e polverosiEfficacia legata alla tecnica di inserimento
Inserti su archettoMansioni con ingressi e uscite continue dall’areaMeno adatti a esposizioni prolungate
Otoplastiche personalizzatePostazioni fisse con esposizione stabileVanno riverificate quando cambia il condotto uditivo
Cuffie ad attenuazione dipendente dal livelloAmbienti dove servono parlato e segnali di allarmeAlimentazione e ricambi da gestire nel tempo

Domande frequenti

Attenuare il più possibile è sempre la scelta migliore?

No. Se sotto la protezione l’orecchio riceve troppo poco, l’operatore perde il contatto con l’ambiente, non sente avvisatori né colleghi e finisce per sollevare la cuffia proprio nei momenti più rumorosi. L’obiettivo è rientrare nei limiti di legge lasciando percepibili i suoni utili.

Le cuffie si possono indossare sopra il cappuccio o il berretto?

Il cuscinetto deve appoggiare sulla pelle attorno al padiglione. Cappucci, bordi di berretti, capelli raccolti in modo voluminoso e aste rigide degli occhiali creano canali d’aria che riducono la protezione reale rispetto a quella dichiarata.

Chi porta l’apparecchio acustico come si protegge?

È una situazione da portare al medico competente in sede di sorveglianza sanitaria: la soluzione si costruisce sul singolo caso, valutando udito residuo, tipo di apparecchio e mansione. Non esiste una risposta standard da applicare d’ufficio.

Basta consegnare gli otoprotettori per essere in regola?

No. Vanno documentate la consegna nominativa e la sessione di addestramento, e va vigilato sull’uso effettivo nelle aree segnalate. La mancata vigilanza è contestabile al pari della mancata fornitura.


Se in azienda ci sono reparti dove si alza la voce per farsi capire, il primo passo non è comprare cuffie ma misurare. Affianchiamo le imprese nella rilevazione fonometrica, nella scelta dei dispositivi reparto per reparto e nell’addestramento del personale: scrivici per un preventivo gratuito oppure passa dai contatti per parlarne con un tecnico.

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