Ci sono lavorazioni in cui non basta mettere al riparo gli occhi, perché quello che parte non è una scheggia diretta in un punto: è un fronte. Una mola che esplode, un tubo in pressione che si stacca dal raccordo, una batteria che sfiata, una vasca di sgrassante che ribolle sotto il pezzo appena immerso investono zigomi, naso, bocca, mento e collo insieme. Lì il dispositivo giusto non è un occhiale ma uno schermo: una superficie continua fra la sorgente e l’intera faccia.
La visiera facciale è esattamente questo: una lastra trasparente, o una rete, montata su una calotta o su una bardatura, che si abbassa quando serve e si solleva a operazione finita. Compare nella smerigliatura pesante, nella colata di metalli, nel travaso di prodotti aggressivi, nelle manovre su quadri elettrici in tensione, nella potatura con motosega e nella manutenzione di impianti in pressione. Va detto subito, perché è il fraintendimento più diffuso: quasi sempre lo schermo funziona come protezione aggiuntiva e non sostituisce quella a diretto contatto con l’occhio.
Quando è obbligatorio
L’obbligo nasce quando l’esame delle lavorazioni mostra che il pericolo residuo interessa una superficie ampia del volto e non la sola regione oculare. È una conclusione che il datore di lavoro trae dal proprio documento di analisi dei rischi, dopo aver esaurito ciò che si può fare sulla macchina e sull’ambiente: schermi fissi, cabine, contenimenti, comandi a distanza. Il Titolo III del D.Lgs 81/2008 fissa questa gerarchia e affida allo stesso datore di lavoro la scelta del modello, che dev’essere adatto alla lavorazione.
Alcune situazioni collocano lo schermo fra i DPI di terza categoria, la classe riservata a ciò che previene lesioni permanenti: rischio da arco elettrico, proiezioni di metallo fuso, contatto con sostanze pericolose per la salute. Lì scattano gli obblighi rafforzati sull’addestramento. Sugli impianti elettrici il dispositivo va inquadrato insieme agli altri DPI per lavori elettrici; per la saldatura il riferimento resta quello dei DPI per saldatura.
Come si sceglie quello giusto
Il primo criterio è la natura dell’aggressione. Il policarbonato regge gli urti ed è la scelta abituale contro il proiettato meccanico; le versioni per metallo fuso e calore radiante vanno richieste espressamente per quell’uso; contro i liquidi corrosivi conta la resistenza chimica, perché alcuni prodotti opacizzano o incrinano la lastra; per decespugliamento e motosega si usa lo schermo a rete, che non si appanna ma non ferma liquidi né particelle minute.
Poi va scelto il sistema di sostegno. La bardatura autonoma è comoda dove non serve il casco; l’attacco su elmetto è obbligato dove il capo va comunque protetto, e allora si verificano la compatibilità dichiarata dal fabbricante con quel preciso modello di elmetto protettivo e la stabilità dell’assieme quando l’operatore si china. Pesano infine la geometria, che deve scendere sotto il mento e avvolgere ai lati, la solidità del meccanismo di sollevamento e la distorsione ottica della lastra. Il Reg. UE 2016/425 impone al fabbricante marcatura e nota informativa in italiano: entrambe vanno acquisite e archiviate con la scheda del dispositivo.
Consegna, addestramento e registrazione
Chi riceve uno schermo deve capire due cose: contro che cosa è stato scelto e che cosa non ferma. È la differenza fra un dispositivo usato correttamente e uno preso per sostituto universale di ogni altra protezione. Quando il dispositivo appartiene alla terza categoria l’addestramento è imposto per legge e riguarda regolazione della bardatura, montaggio sul supporto, posizione dello schermo nella fase critica e cambio della lastra. Sul rischio elettrico si aggiungono le procedure previste dalla norma CEI 11-27.
L’assegnazione va registrata con modello, taglia della bardatura e data, servendosi ad esempio del verbale di consegna dei DPI. Poiché lo schermo si alza e si abbassa di continuo, il punto debole non è la dotazione ma l’uso nel momento giusto: la vigilanza del preposto e le istruzioni sulle singole attrezzature di lavoro valgono più di qualunque acquisto.
Manutenzione, controlli e sostituzione
La lastra si lava con acqua tiepida e detergente delicato, asciugandola con panno morbido; solventi e panni ruvidi opacizzano la superficie e compromettono i trattamenti antigraffio e antiappannante. Le visiere per rischio elettrico e per metallo fuso vanno controllate con particolare attenzione, perché anche un’incrinatura sottile peggiora il comportamento del materiale quando viene sollecitato.
Prima dell’uso si verificano trasparenza, assenza di crepe e bruciature puntiformi, tenuta di viti e attacchi, funzionamento del sollevamento e stato della fascia frontale, che assorbe sudore e si degrada. Uno schermo che ha subito un impatto o una proiezione di materiale incandescente si sostituisce a prescindere dall’aspetto: quelle sollecitazioni lasciano micro-danni che riducono la resistenza residua. Le lastre di ricambio devono essere quelle previste dal fabbricante per quel supporto, mai adattate da altri modelli.
| Attività | Che cosa investe il volto | Tipo di schermo | Protezione da abbinare |
|---|---|---|---|
| Smerigliatura pesante e taglio | Frammenti e scintille | Lastra trasparente resistente all’urto | Occhiale sotto lo schermo |
| Colata e fusione di metalli | Spruzzi incandescenti e calore radiante | Schermo per metallo fuso su elmetto | Indumenti resistenti al calore |
| Manovre su quadri in tensione | Energia dell’arco elettrico | Schermo per rischio da arco | Guanti isolanti e indumenti dedicati |
| Travaso di prodotti corrosivi | Spruzzi di liquido dal basso | Lastra con resistenza chimica adeguata | Maschera oculare a tenuta e grembiule |
| Potatura e decespugliamento | Schegge di legno, terra, sassi | Schermo a rete su elmetto forestale | Protezione dell’udito |
Domande frequenti
La visiera sostituisce gli occhiali di protezione?
Nella maggior parte delle applicazioni no. Il perimetro inferiore e laterale resta aperto, e polveri, spruzzi e frammenti minuti raggiungono gli occhi risalendo da sotto. La combinazione corretta prevede la protezione a contatto sotto lo schermo, salvo diversa indicazione del fabbricante; le due soluzioni sono messe a confronto nella pagina sugli occhiali protettivi.
Uno schermo trasparente qualsiasi va bene per l’arco elettrico?
No, ed è una confusione pericolosa. La protezione dagli effetti termici dell’arco richiede materiali e caratteristiche costruttive specifiche, dichiarate dal fabbricante per quell’uso; una lastra scelta per il proiettato meccanico non lo è. Va inoltre abbinata a indumenti coerenti, come quelli descritti fra gli indumenti ignifughi e antifiamma.
Si può montare una visiera su qualunque elmetto?
Solo se il fabbricante dichiara la compatibilità fra i due componenti. Gli attacchi laterali non sono standardizzati fra i marchi e un adattamento improvvisato fa perdere stabilità all’insieme proprio quando serve.
Gli schermi leggeri usati contro gli spruzzi di saliva sono DPI da lavoro?
Sono una cosa diversa: nascono come barriera igienica e non hanno le caratteristiche di resistenza meccanica, chimica o termica richieste dalle lavorazioni industriali. Usarli su una mola o durante un travaso di acidi significa restare senza protezione.
Come si evita che lo schermo si appanni sopra un facciale filtrante?
Con un supporto che distanzi la lastra dal viso e lasci circolare l’aria, verificando che la protezione respiratoria aderisca sul naso — l’aria espirata verso l’alto è la prima causa di appannamento — e preferendo lastre con trattamento specifico. Sollevare lo schermo nella fase critica è la soluzione da escludere.
Se nel vostro ciclo ci sono operazioni in cui lo schermo viene alzato proprio quando servirebbe abbassato, il problema non è l’acquisto ma l’organizzazione del lavoro. Parliamone: analizziamo le fasi critiche, l’abbinamento fra dispositivi e la formazione necessaria, e vi inviamo un preventivo gratuito su misura.