Basta un ago che sfugge mentre si richiude una siringa, una provetta che si rompe in centrifuga, un sacco di rifiuti sanitari appoggiato male che punge attraverso il guanto. Le epatiti virali di origine professionale nascono quasi sempre da episodi così: brevi, banali nella dinamica, spesso nemmeno raccontati al responsabile. È questa la ragione per cui, dal punto di vista aziendale, il tema non si affronta con la prudenza individuale ma con procedure, dispositivi e percorsi di gestione degli incidenti definiti prima che accadano.
I virus epatici trasmissibili per via ematica rientrano fra gli agenti biologici disciplinati dal Titolo X del D.Lgs 81/2008. La particolarità è che l’esposizione, di norma, non è continuativa ma occasionale e improvvisa: non si tratta di abbassare una concentrazione, ma di eliminare le occasioni di contatto e avere una risposta pronta quando l’occasione si presenta comunque.
Quali lavorazioni espongono
Assistenza sanitaria e socio-sanitaria. Prelievi, medicazioni, assistenza in sala operatoria e in emergenza, dialisi, odontoiatria, assistenza a persone non collaboranti in RSA: ovunque si usino dispositivi taglienti o si gestiscano liquidi biologici.
Laboratori. Analisi cliniche, anatomia patologica, ricerca su campioni umani, con rischio legato alla manipolazione dei campioni, alla generazione di aerosol e alla rottura di contenitori.
Pulizie e servizi in ambiente sanitario. Il personale che raccoglie i rifiuti, rifà i letti, tratta la biancheria o sanifica i bagni è esposto a ciò che altri hanno lasciato: un tagliente smaltito nel contenitore sbagliato è la circostanza più frequente.
Gestione rifiuti e soccorso. Operatori dell’igiene urbana e degli impianti di trattamento, soccorritori, addetti che intervengono su sinistri e persone ferite.
Attività con effrazione della cute. Tatuaggio, piercing e alcune prestazioni estetiche, dove il rischio riguarda operatore e cliente e si governa con sterilizzazione e monouso.
Come si previene in azienda
La prima misura è tecnica ed è la più efficace mai introdotta in questo campo: adottare dispositivi medici dotati di meccanismo di sicurezza, che ritraggono o coprono l’ago dopo l’uso, ed eliminare le manovre che avvicinano le mani alla punta. A questa si affianca il contenitore rigido per taglienti, portato dove si esegue la manovra e non alla fine del corridoio, sostituito prima del riempimento eccessivo.
Sul piano organizzativo servono procedure scritte per prelievi, medicazioni, trasporto dei campioni e smaltimento, il divieto assoluto di reincappucciare gli aghi, la separazione dei percorsi puliti e sporchi, la disponibilità immediata di materiale per la decontaminazione degli schizzi. I dispositivi di protezione — guanti idonei alla manovra, occhiali o visiera quando esiste rischio di proiezione, camici impermeabili — completano il quadro secondo i criteri generali dei DPI. L’ultimo tassello è la vaccinazione: la norma prevede che il datore metta a disposizione, su indicazione del medico competente, i vaccini efficaci per i lavoratori non già immuni.
Il ruolo della sorveglianza sanitaria
Per gli esposti ad agenti biologici la sorveglianza sanitaria ha due funzioni distinte. La prima è preventiva: valutare lo stato immunitario, proporre le vaccinazioni indicate, verificarne l’esito e formulare il giudizio di idoneità tenendo conto della mansione concreta. La seconda è di gestione dell’evento: quando si verifica un’esposizione accidentale, il medico competente attiva il percorso previsto per la valutazione del caso, in raccordo con le strutture sanitarie che erogano gli eventuali interventi. Nessuna indicazione clinica può essere data qui: la valutazione del singolo episodio spetta esclusivamente ai sanitari.
Il protocollo sanitario va differenziato per gruppo omogeneo: l’infermiere di dialisi, l’addetto alle pulizie e il tecnico di laboratorio hanno profili di esposizione diversi pur lavorando nello stesso edificio.
Cosa deve fare l’azienda
La valutazione del rischio biologico deve identificare gli agenti potenzialmente presenti, le mansioni interessate, le modalità di trasmissione e le misure adottate; per gli agenti dei gruppi più elevati la norma prevede anche la tenuta di un registro degli esposti e la comunicazione all’organo di vigilanza degli eventi accidentali, secondo le modalità stabilite. Il tutto confluisce nel DVR, che va rivisto quando cambiano attività, dispositivi o volumi di prestazioni.
Restano gli obblighi ordinari letti in chiave biologica: informazione e formazione sulle procedure e sui dispositivi di sicurezza, addestramento pratico, registrazione degli infortuni con esposizione a materiale biologico, denuncia all’INAIL quando ricorrono i presupposti. Ogni puntura accidentale andrebbe poi analizzata come un guasto di sistema: dove si trovava il contenitore, quale dispositivo era in uso, quale passaggio della procedura è saltato. È l’unico modo per evitare che si ripeta con un altro operatore.
| Circostanza che genera il contatto | Quando si verifica tipicamente | Barriera da predisporre |
|---|---|---|
| Puntura con ago usato | Al termine della manovra, nel gesto di smaltimento | Dispositivi con meccanismo di sicurezza, contenitore rigido a portata di mano |
| Taglio con vetreria o strumenti | Manipolazione di provette e ferri chirurgici | Contenitori antiurto, pinze per la presa, procedure di trasporto |
| Schizzo su mucose | Prelievi, irrigazioni, aspirazioni, aperture di contenitori | Occhiali o visiera, camice impermeabile, schermi di protezione |
| Tagliente nel sacco dei rifiuti | Raccolta e trasporto operata da personale terzo | Smaltimento corretto all’origine, guanti antiperforazione, formazione congiunta |
| Rottura di contenitori | Centrifugazione, caduta durante il trasporto | Contenitori secondari, cabine di sicurezza, kit di decontaminazione |
Domande frequenti
La vaccinazione può essere imposta al lavoratore?
L’azienda ha l’obbligo di renderla disponibile su indicazione del medico competente, non di somministrarla d’autorità. Il lavoratore che non aderisce va comunque informato delle conseguenze in termini di idoneità alla mansione, valutazione che spetta al medico.
Chi fa le pulizie in una struttura sanitaria rientra negli esposti?
Sì, e spesso è il gruppo meno tutelato. Non esegue manovre invasive ma gestisce ciò che altri hanno smaltito, per questo va incluso nella valutazione, formato sulle procedure e dotato di guanti adeguati alla perforazione.
Cosa deve prevedere l’azienda subito dopo una puntura accidentale?
Una procedura nota a tutti, disponibile su ogni turno, che indichi chi avvisare e a quale struttura rivolgersi senza ritardi, insieme alla registrazione dell’evento. La gestione sanitaria del caso è di competenza dei servizi individuati, mai del datore di lavoro.
Uno studio odontoiatrico con pochi dipendenti ha gli stessi obblighi?
Sì. La valutazione del rischio biologico, i dispositivi di sicurezza, la gestione dei taglienti e la sorveglianza sanitaria non dipendono dal numero di addetti, ma dalle manovre che si eseguono.
E i centri di tatuaggio ed estetica?
Rientrano quando l’attività comporta effrazione della cute. Oltre alle regole sanitarie locali sull’esercizio, valgono gli obblighi del datore verso i propri operatori: monouso, sterilizzazione tracciata, gestione dei taglienti e formazione documentata.
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