La pelle delle mani è la superficie di contatto più esposta del corpo e, nella maggior parte delle lavorazioni, anche la meno considerata. Detergenti alcalini, oli da taglio, solventi, cemento fresco, resine, disinfettanti, acqua che bagna e asciuga decine di volte al giorno: ogni contatto sottrae un po’ del film lipidico che tiene insieme lo strato corneo. Quando quella barriera naturale cede compaiono secchezza, screpolature, fissurazioni ai polpastrelli e infine le dermatiti irritative da contatto, che nei casi cronici diventano allergiche e possono compromettere la mansione.
I prodotti per la cute intervengono su questo processo, ma non fermano le sostanze. Si dividono in tre famiglie con funzioni distinte: i protettivi pre-lavoro, applicati sulla pelle asciutta prima di iniziare, che rendono meno aggressivo il contatto e più facile la rimozione dello sporco; i detergenti, scelti in base al contaminante; i reidratanti di fine turno, che aiutano il recupero della barriera cutanea. Chiamarli tutti “creme barriera” genera l’equivoco più diffuso in azienda, cioè l’idea che esista un guanto liquido.
Quando è obbligatorio
Nessuna norma impone di acquistare una crema. Gli obblighi a monte sono altri e precisi. Il primo è valutare il rischio da agenti chimici comprendendo la via cutanea: la scheda di sicurezza indica se il prodotto è irritante, corrosivo, sensibilizzante o assorbibile attraverso la pelle, e quell’informazione va trasferita nella valutazione dei rischi secondo il Titolo IX del D.Lgs 81/2008. Il secondo è mettere a disposizione mezzi di igiene adeguati: lavabi accessibili, detergenti non aggressivi, asciugatura monouso, spogliatoi che separino indumenti di lavoro e abiti civili.
Quando il rischio cutaneo è significativo la gerarchia delle misure non indica il prodotto per la cute ma la protezione a barriera: guanti da rischio chimico del materiale corretto, oppure indumenti di protezione chimica se l’esposizione riguarda avambracci o corpo. Questi ultimi appartengono alla terza categoria, quella dei dispositivi contro danni gravi e irreversibili, e per essi l’addestramento del lavoratore è obbligatorio per legge.
I prodotti per la cute restano una misura complementare. La gran parte è immessa sul mercato come cosmetico e non come dispositivo marcato CE: inserirli nel DVR al posto dei guanti espone l’azienda a una contestazione facile.
Come si sceglie quello giusto
Il criterio guida è la natura del contaminante. Un protettivo pensato per lo sporco oleoso ha una formulazione diversa da uno per il contatto acquoso prolungato: scambiarli dà protezione nulla e falsa tranquillità. La scheda tecnica deve dichiarare la destinazione d’uso e, dove esistono, gli studi di efficacia; se il fornitore non sa dire contro cosa protegge il prodotto, la scelta si ferma lì.
Il secondo criterio riguarda la convivenza con i guanti. Un protettivo applicato in strato grasso sotto un guanto occlusivo aumenta la macerazione della pelle e può interferire con il materiale del guanto o farlo scivolare: vanno preferite formulazioni assorbibili rapidamente, con la compatibilità dichiarata dal fabbricante. Terzo criterio, la tollerabilità: profumi e conservanti sono tra i sensibilizzanti più comuni, e dove qualcuno ha già una dermatite conviene orientarsi su formulazioni che ne siano prive, decidendo insieme al medico competente.
Ultimo criterio, spesso decisivo: l’erogazione. I vasetti condivisi si contaminano e si aprono con le mani sporche; i dispenser a parete vicino ai lavabi rendono l’applicazione un gesto automatico.
Consegna, addestramento e registrazione
Non trattandosi di DPI certificati, questi prodotti non seguono la procedura del verbale di consegna; resta utile tracciare la fornitura per postazione e reparto, perché il consumo è l’unico indicatore reale di utilizzo. Ciò che conta è l’istruzione: quando applicare, in che quantità e soprattutto dove. Le zone dimenticate sono sempre le stesse, cioè dorso della mano, polsi, spazi tra le dita e contorno ungueale, ed è lì che la dermatite compare per prima.
L’informazione entra nel percorso di formazione dei lavoratori insieme alle regole sull’uso dei guanti, ricordando che il protettivo va rinnovato dopo ogni lavaggio e a ogni cambio di lavorazione. La registrazione della sessione, con i nominativi dei presenti, prova che l’azienda ha spiegato il perché e non si è limitata ad appendere un dispenser.
Manutenzione, controlli e sostituzione
La cura riguarda qui l’erogazione e le scorte. I dispenser vanno tenuti puliti, ricaricati con cartucce integre e collocati dove le mani si lavano, non in magazzino. Va rispettata la durata dopo l’apertura indicata dal fabbricante: una crema separata o dall’odore alterato si butta. Ai lavabi serve carta monouso, perché lo strofinaccio comune riporta sulla pelle ciò che si è tolto.
Il vero controllo è però clinico: se compaiono arrossamenti, prurito o screpolature persistenti il prodotto va sospeso e la persona indirizzata al medico competente, che valuterà se la reazione dipende dalla lavorazione o dalla formulazione. Un consumo fermo da mesi, allo stesso modo, segnala che la misura scritta nel documento non esiste nel reparto.
| Momento della giornata | Prodotto | Obiettivo | Errore ricorrente |
|---|---|---|---|
| Inizio turno, pelle asciutta | Protettivo pre-lavoro | Rendere meno aggressivo il contatto | Stenderlo sui residui del giorno prima |
| Cambio lavorazione o rientro dalla pausa | Nuova applicazione | Ripristinare lo strato rimosso dal lavaggio | Fermarsi all’applicazione del mattino |
| Fine lavorazione sporca | Detergente mirato allo sporco | Pulire senza aggredire la cute | Lavarsi con solventi o paste abrasive |
| Fine turno | Reidratante | Favorire il recupero della barriera | Saltarlo, considerandolo un vezzo |
Domande frequenti
La crema barriera può sostituire i guanti?
No, ed è il punto centrale. Dove la valutazione individua un contatto con sostanze pericolose la protezione è il guanto adatto a quella sostanza; il prodotto per la cute riduce lo stress quotidiano, non ferma un agente chimico.
È un DPI da inserire nel documento di valutazione?
Quasi sempre è un cosmetico, non un dispositivo marcato CE. Si cita come misura di igiene e protezione della cute, tenendolo distinto dall’elenco dei DPI assegnati alle mansioni.
Si può applicare sotto il guanto?
Solo se il fabbricante lo dichiara compatibile e in strato sottile. Sotto un guanto impermeabile la pelle resta umida e macerata, condizione che peggiora l’irritazione.
Un lavoratore ha già le mani screpolate: cosa faccio?
Si sospende il prodotto sospetto, si segnala il caso al medico competente e si rivede la mansione: cambiare crema e basta significa curare il sintomo lasciando intatta la causa.
I prodotti per la cute li paga il lavoratore?
No. I mezzi di protezione e di igiene individuati dalla valutazione dei rischi sono a carico del datore di lavoro, che ne assicura la disponibilità nei punti di utilizzo.
Guardiamo insieme le schede di sicurezza dei prodotti che i tuoi operai maneggiano: dove serve un guanto e dove basta un piano di igiene della cute si capisce da lì. Fissa un sopralluogo dai contatti o chiedi un preventivo gratuito; altre schede nella panoramica DPI e in sostanze pericolose.