Ci sono mestieri che si svolgono in piedi e mestieri che si svolgono in ginocchio. Il piastrellista che posa un pavimento, l’installatore di battiscopa, l’elettricista che cabla un quadro a filo terra, l’idraulico sotto un lavabo, il meccanico sul sottoscocca: tutti scaricano per ore il peso del busto su un’articolazione che non è fatta per fare da appoggio. La ginocchiera distribuisce quel carico su una superficie più ampia e frappone uno strato tra la rotula e ciò che c’è sotto.
Sotto, di solito, non c’è un tappeto: c’è massetto abrasivo, ghiaia, sfridi ceramici taglienti, viti, schegge metalliche, cemento freddo e umido. Il danno raramente arriva sotto forma di infortunio con data e ora; arriva come un’usura lenta, fatta di infiammazioni della borsa davanti alla rotula e di difficoltà a inginocchiarsi che il lavoratore accetta come parte del mestiere finché non diventa limitante. È il tipo di quadro che porta a valutare una possibile origine professionale del disturbo, argomento della sezione malattie professionali.
Quando è obbligatorio
Nessun articolo di legge cita le ginocchiere per nome. L’obbligo si costruisce in due passaggi. Il primo è la valutazione del rischio da posture incongrue e sovraccarico biomeccanico, che confluisce nel DVR e si collega al Titolo VI del D.Lgs 81/2008, dedicato alla movimentazione manuale e alle condizioni ergonomiche sfavorevoli. Il secondo è la gerarchia delle misure: prima si cerca di far sparire la posizione inginocchiata, poi si protegge chi non può evitarla.
Far sparire la posizione significa cose concrete: portare il pezzo su un banco anziché lavorarlo a terra, usare utensili con manico lungo, adottare carrelli-sgabello per i lavori a bassa quota, alternare le mansioni. Solo per il rischio che resta si passa al dispositivo, fornito gratuitamente come ogni DPI. Le ginocchiere non appartengono alla terza categoria, quindi non impongono l’addestramento certificato che la legge richiede contro i rischi gravi; l’obbligo di informazione, formazione e vigilanza sull’uso resta pieno.
Come si sceglie quello giusto
Esistono tre soluzioni non equivalenti. Le ginocchiere a fascette si indossano sopra il pantalone e seguono la gamba; gli inserti si infilano nelle tasche dei pantaloni predisposti; i cuscinetti d’appoggio sono tappetini spostati a mano e non sono DPI, perché non si indossano, ma spesso risolvono meglio il problema quando la postazione è ferma.
I criteri di scelta partono dal fondo su cui si lavora. Su superfici con schegge, chiodi o frammenti ceramici serve un guscio esterno rigido che impedisca la penetrazione; su pavimenti finiti serve invece una superficie morbida che non righi né segni. Su fondi lisci e bagnati conta l’aderenza, perché una ginocchiera che scivola trasforma un cambio di posizione in una caduta. Il materiale interno determina il comfort: le imbottiture a cella chiusa reggono l’umidità, i gel distribuiscono meglio la pressione ma si schiacciano prima.
Il secondo criterio è la tenuta. Una superficie d’appoggio ampia e leggermente concava resta in posizione; una ginocchiera stretta ruota e finisce sotto il polpaccio. Le fascette si regolano sopra e sotto l’articolazione e non devono comprimere la parte posteriore del ginocchio, dove passano vasi e nervi: la compressione prolungata dà formicolii e gonfiore, effetto frequente quando si acquista un modello a taglia unica per tutti. Va poi verificata la compatibilità con il resto del vestiario e con le scarpe antinfortunistiche.
Consegna, addestramento e registrazione
Anche qui la fornitura è individuale: modello, taglia e data vanno riportati sul verbale di consegna DPI sottoscritto dall’interessato. La sessione informativa non è una formalità, perché quasi nessuno riceve istruzioni su questo dispositivo: si spiega come regolare le fascette, si mostra la differenza tra appoggio corretto e appoggio sul bordo del guscio, si ricorda di toglierla durante gli spostamenti lunghi a piedi.
Il tema entra nel percorso di formazione dei lavoratori insieme alle altre misure ergonomiche e va segnalato al medico competente, che nella visita periodica può indagare i disturbi articolari e indirizzare la scelta per chi ha già una storia clinica al ginocchio.
Manutenzione, controlli e sostituzione
Il nemico principale è il cemento: schizzi di malta e colla che induriscono sul guscio ne alterano la forma e trasformano la superficie in una raspa per il pavimento appena posato. La pulizia va fatta a fine giornata, con il residuo ancora fresco; le parti tessili si lavano secondo le indicazioni del fabbricante e si asciugano all’aria, perché il calore diretto irrigidisce le imbottiture.
Il controllo prima dell’uso richiede pochi secondi: si preme il cuscinetto e si verifica che riprenda forma, si controllano strappi e cuciture, si cercano tagli o corpi estranei conficcati nel guscio. Un’imbottitura che resta schiacciata ha finito il suo compito anche se sembra intatta. Gli inserti da tasca migrano verso il basso e vengono dimenticati nei pantaloni prima del lavaggio: vanno verificati a parte.
| Lavorazione tipica | Cosa mette in crisi il ginocchio | Caratteristica da chiedere in acquisto |
|---|---|---|
| Posa di piastrelle e battiscopa | Sfridi ceramici taglienti e malta abrasiva | Guscio esterno resistente alla penetrazione, pulibile |
| Finitura di parquet e resine | Superficie delicata che si riga | Appoggio morbido non marcante e ampia base di contatto |
| Manutenzione impianti in locali tecnici | Fondi freddi, umidi e irregolari | Imbottitura a cella chiusa e buona aderenza |
| Lavori su lamiere e carpenteria | Trucioli e frammenti metallici incastonati | Guscio ispezionabile e sostituibile con facilità |
Domande frequenti
Se compro pantaloni con le tasche imbottite ho risolto?
Solo se l’inserto è quello previsto per quel capo e resta in posizione durante il lavoro. Le tasche vuote o riempite con materiale improvvisato danno una falsa sicurezza: il ginocchio si appoggia convinto di essere protetto.
Le ginocchiere fanno gonfiare le gambe: è normale?
È il segnale che la regolazione o il modello non vanno bene. La fascia non deve stringere dietro l’articolazione: se il fastidio persiste serve un modello diverso e va informato il medico competente.
Posso obbligare un lavoratore a indossarle?
Se la valutazione le individua come misura necessaria, l’uso è un obbligo e non una scelta personale. Perché l’obbligo regga, però, il dispositivo deve essere adatto alla lavorazione e alla persona.
Meglio le ginocchiere o i tappetini d’appoggio?
Dipende dalla mobilità richiesta. Chi avanza continuamente lungo una superficie ha bisogno della protezione indossata; chi resta fermo in un punto lavora meglio con un appoggio a terra, che non comprime la gamba.
Ogni quanto vanno cambiate?
Non hanno una scadenza: si sostituiscono quando l’imbottitura non recupera lo spessore, quando gli strappi non tengono o quando il guscio è danneggiato. In edilizia il consumo è ben più rapido che nella manutenzione impiantistica.
Le posture inginocchiate restano fuori dai documenti perché nessuno le segnala. Vuoi sapere quali mansioni ne soffrono davvero e cosa scrivere nel DVR? Parti da una richiesta di preventivo gratuito o guarda la panoramica DPI.