Verso metà pomeriggio, in molti uffici, succede sempre la stessa cosa: qualcuno si stropiccia gli occhi e allontana la sedia dallo schermo. L’astenopia — il nome tecnico dell’affaticamento visivo — non è una malattia dell’occhio ma un insieme di segnali di sovraccarico del sistema visivo, e ha una caratteristica che la rende interessante per un datore di lavoro: dipende quasi interamente da come è allestita e organizzata la postazione, cioè da variabili che l’azienda controlla direttamente.
È anche il motivo per cui il legislatore ha riservato ai videoterminali una disciplina propria dentro il D.Lgs 81/2008, con requisiti minimi su schermo, tastiera, piano di lavoro, sedile, illuminazione e microclima. Chi vende software, progetta, fattura o gestisce pratiche non ha rischi vistosi come chi lavora in cantiere, e proprio per questo il tema viene spesso liquidato in tre righe del DVR: è una delle carenze documentali che gli organi di vigilanza rilevano con maggiore facilità, perché basta guardarsi intorno per verificarla.
Quali lavorazioni espongono
Rientra nel campo di applicazione chi utilizza un’attrezzatura munita di videoterminale in modo sistematico o abituale oltre la soglia oraria settimanale fissata dalla definizione di legge. Il conteggio si fa sull’attività reale, non sulla qualifica contrattuale.
Amministrazione, contabilità e back office. Giornate quasi interamente davanti a fogli di calcolo e gestionali, con lettura di caratteri piccoli e continui passaggi tra schermo e documenti cartacei.
Progettazione e grafica. CAD, modellazione e fotoritocco impongono attenzione sostenuta su dettagli fini, spesso su più monitor affiancati e con ambienti volutamente poco illuminati.
Call center, sportelli e sale controllo. Uso continuativo dello schermo mentre si parla con l’utente, oppure sorveglianza di più monitor per l’intero turno, anche in orari notturni.
Sul disagio incidono distanza e altezza dello schermo, riflessi di finestre e lampade sulla superficie, contrasto fra caratteri e sfondo, aria secca prodotta dagli impianti e la tendenza a ridurre inconsapevolmente la frequenza di ammiccamento quando si è concentrati.
Come si previene in azienda
L’intervento comincia dalla geometria della postazione: schermo posizionato con il bordo superiore all’altezza degli occhi o poco sotto, distanza tale da leggere senza avvicinare il viso, monitor orientato in modo che le finestre restino lateralmente e non alle spalle né di fronte all’operatore. Le tende regolabili risolvono metà dei problemi di riflesso; l’altra metà si risolve con apparecchi di illuminazione schermati e con una luce di scrivania che integri quella generale senza creare contrasti eccessivi.
Poi contano le impostazioni: dimensione dei caratteri adeguata alla distanza, luminosità dello schermo bilanciata con quella dell’ambiente, superfici antiriflesso pulite. Sul piano organizzativo la norma prevede che l’attività al videoterminale sia interrotta periodicamente con pause o cambi di attività, secondo le modalità stabilite dalla disciplina applicabile: sono momenti in cui l’occhio deve poter guardare lontano, non altri minuti passati sullo smartphone. Chiude il quadro la formazione, che nei percorsi di formazione dei lavoratori deve spiegare come regolare da soli sedile, schermo e illuminazione anziché adattarsi a ciò che si trova.
Il ruolo della sorveglianza sanitaria
I lavoratori che rientrano nella definizione normativa sono sottoposti a controllo sanitario mirato agli occhi e alla vista, oltre che all’apparato muscoloscheletrico. La periodicità non è uguale per tutti: la norma la differenzia in funzione dell’età del lavoratore e dell’esito del giudizio precedente, e prevede inoltre la possibilità di richiedere la visita quando compaiono disturbi riferibili all’attività.
Se dagli accertamenti emerge la necessità di un dispositivo di correzione specifico per la visione allo schermo, la fornitura è a carico del datore di lavoro; restano invece esclusi gli occhiali per uso generale, che rimangono una spesa personale. Il protocollo sanitario va costruito sull’esposizione reale di ciascun gruppo omogeneo, e ogni valutazione clinica compete al medico competente: questa pagina non entra nel merito di sintomi o correzioni ottiche.
Cosa deve fare l’azienda
L’obbligo di partenza è analizzare le postazioni una per una — non il tipo di postazione in astratto — verificando requisiti dello schermo, del piano di lavoro, del sedile, dell’illuminazione e dello spazio disponibile, e riportando l’esito nel DVR. Le postazioni non conformi vanno corrette e la correzione va documentata.
Vanno poi individuati i lavoratori che superano la soglia normativa, attivata per loro la sorveglianza sanitaria, fornita l’informazione sui rischi e garantite le pause o le variazioni di attività previste. Quando l’attività si svolge in modalità agile, l’azienda mantiene un obbligo informativo sui criteri di allestimento della postazione domestica. Ogni cambio di sede, riorganizzazione degli spazi o rinnovo delle dotazioni informatiche è un’occasione in cui la valutazione va rivista, anche perché l’omessa valutazione di un rischio è sanzionata a prescindere dal fatto che qualcuno si sia ammalato.
| Elemento della postazione | Difetto che ricorre più spesso | Correzione da apportare |
|---|---|---|
| Posizione dello schermo | Monitor troppo basso o troppo vicino | Rialzo o braccio regolabile, distanza adeguata alla lettura |
| Finestre e tende | Luce naturale frontale o alle spalle dell’operatore | Riorientamento della scrivania, schermature regolabili |
| Illuminazione artificiale | Plafoniere che si riflettono sullo schermo | Apparecchi schermati, integrazione con luce locale |
| Impostazioni video | Caratteri minuti, luminosità slegata dall’ambiente | Ridimensionamento del testo, taratura di luminosità e contrasto |
| Organizzazione del turno | Ore continuative senza distogliere lo sguardo | Alternanza di compiti e interruzioni programmate |
Domande frequenti
Chi lavora al computer solo qualche ora al giorno rientra negli obblighi?
Se resta sotto la soglia settimanale prevista dalla definizione di legge non è videoterminalista in senso tecnico e non ricade nella sorveglianza sanitaria specifica. Restano però validi i requisiti generali di ergonomia della postazione.
L’azienda deve pagare gli occhiali da vista ai dipendenti?
No, non quelli per uso comune. L’onere riguarda i dispositivi speciali di correzione che il medico ritiene necessari in relazione all’attività allo schermo, quando la correzione ordinaria non è sufficiente per quella specifica distanza di lavoro.
Due monitor peggiorano l’affaticamento?
Non di per sé. Il problema nasce quando hanno dimensioni, risoluzione o luminosità diverse, oppure quando la disposizione costringe a ruotare continuamente il capo: allineati alla stessa altezza e tarati allo stesso modo, spesso riducono lo sforzo perché evitano il continuo cambio di finestra.
Per chi lavora da casa la postazione va verificata?
Il datore non entra nell’abitazione, ma non è esonerato: deve informare sui criteri di corretto allestimento e sui rischi, e mettere il lavoratore in condizione di adottarli. Il tema va richiamato esplicitamente nella documentazione aziendale.
Un ambiente troppo secco può contare?
Sì, insieme ai flussi d’aria diretti sul viso rende il disagio più marcato: per questo la verifica delle condizioni microclimatiche fa parte dell’analisi della postazione e non è un dettaglio di comfort.
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