Chi lavora in un calzaturificio accumula esposizioni che si vedono solo nel tempo: vapori di solvente respirati per anni al banco di incollaggio, decibel costanti accanto alle presse, migliaia di micro-gesti ripetuti alla macchina da cucire, polvere di pellame nel finissaggio. Sono esattamente le condizioni per cui il D.Lgs 81/2008 chiede un medico competente e un programma di accertamenti costruito su misura, non un elenco di esami uguale per tutti.
Seguiamo la salute degli addetti di aziende calzaturiere, suolifici e pelletterie artigiane: nomina del medico, protocollo differenziato per mansione e visite eseguite nello stabilimento, in fasce orarie concordate con la produzione. La parte documentale e impiantistica è invece descritta nella pagina sulla sicurezza sul lavoro per il settore.
Perché qui la sorveglianza scatta quasi sempre
Nel calzaturiero è difficile trovare una mansione priva di rischi che attivano l’obbligo. Montatore e addetto all’incollaggio sono esposti ad agenti chimici; tagliatore e magazziniere movimentano carichi; l’orlatrice lavora in postura fissa con sollecitazione continua di polso, spalla e collo; chi carda respira polveri; in molti reparti il livello sonoro impone il controllo dell’udito. Il medico competente parte dal documento di valutazione e traduce ciascuna esposizione in visite mediche e accertamenti motivati, con periodicità che stabilisce lui in base ai livelli misurati, all’età degli addetti e agli esiti precedenti.
Il protocollo mansione per mansione
| Mansione | Esposizione prevalente | Contenuto tipico degli accertamenti |
|---|---|---|
| Tagliatore alla trancia | Rumore, movimentazione delle pelli, taglio | Visita con valutazione di udito e rachide, attenzione alla mano |
| Orlatrice e giuntatrice | Sovraccarico degli arti superiori, postura seduta prolungata | Esame mirato di spalla, gomito e polso, valutazione visiva per lavori di precisione |
| Addetto all’incollaggio | Solventi organici, vapori dei mastici | Visita con approfondimento respiratorio e cutaneo, indagini di funzionalità epatica se motivate |
| Montatore | Rumore, calore, gesti di forza | Audiometria, valutazione osteoarticolare degli arti superiori |
| Addetto a cardatura e finissaggio | Polveri, rumore, vibrazioni degli utensili | Prove di funzionalità respiratoria, audiometria, controllo delle mani |
| Magazziniere e addetto all’imballo | Movimentazione manuale, conduzione di carrelli | Valutazione del rachide e dei requisiti psicofisici per la guida |
Le periodicità non sono uguali per tutti: due addetti dello stesso reparto possono avere calendari diversi se differiscono esposizione, anamnesi o esiti degli esami precedenti.
Come organizziamo le visite
- Lettura incrociata di mansionario e valutazione dei rischi: il personale ruota tra postazioni durante la campagna, e il protocollo deve coprire i compiti realmente svolti da ciascuno.
- Sopralluogo del medico in reparto, per calibrare gli accertamenti su ciò che accade al banco, non su una descrizione generica.
- Redazione del protocollo, con ogni esame agganciato al rischio che lo giustifica.
- Sedute di visita in azienda a scaglioni: bastano un locale riservato e una presa elettrica.
- Consegna dei giudizi di idoneità e custodia riservata delle cartelle sanitarie e di rischio.
- Aggiornamento continuo: nuovi assunti, cambi mansione, rientri da assenze prolungate, revisioni quando cambiano prodotti o macchine.
Oltre alle visite, il medico esercita la sorveglianza sanitaria nel suo significato pieno: collabora alla valutazione dei rischi, contribuisce all’informazione degli addetti e segnala quando i dati raccolti suggeriscono di rivedere una postazione.
Le criticità che incontriamo più spesso
- Disturbi muscoloscheletrici sottovalutati in orlatura: formicolii notturni e dolori al polso raccontati come “l’età” e non come segnale di sovraccarico.
- Dermatiti da contatto con adesivi, primer e coloranti, curate dal medico di famiglia e mai riportate in azienda, dove avrebbero fatto cambiare guanti o prodotto.
- Protocollo fermo a una fotografia vecchia: cambia il collante o arriva una nuova cardatrice, e gli accertamenti restano quelli di anni prima.
- Personale stagionale escluso: chi entra per i picchi ha diritto alla visita preventiva prima di iniziare, non a fine campagna.
- Prescrizioni di idoneità non applicate: se il medico limita la movimentazione o il tempo alla cucitrice, il piano di lavoro deve cambiare.
L’omessa nomina del medico competente e l’assenza degli accertamenti previsti espongono il datore di lavoro a responsabilità penale diretta e indeboliscono la posizione aziendale in caso di malattia professionale riconosciuta.
Domande frequenti
Le orlatrici lamentano formicolii alle mani: cosa dobbiamo fare?
Segnalarlo al medico competente senza attendere la periodica: il lavoratore può chiedere una visita proprio in questi casi. Il medico valuta se approfondire e, se il quadro è collegabile al lavoro, indica modifiche della postazione o dei tempi di ciclo, con revisione della valutazione del sovraccarico biomeccanico.
Il medico può prescrivere il monitoraggio biologico a chi lavora ai mastici?
Sì, quando l’esposizione lo giustifica e per le sostanze su cui esistono indicatori e valori di riferimento riconosciuti. Non sostituisce le misure ambientali né l’aspirazione: serve a capire se le protezioni funzionano sulla singola persona. Gli esiti individuali restano riservati e confluiscono in forma anonima nelle informazioni date all’azienda.
Nel laboratorio lavorano solo i due soci artigiani: serve il medico competente?
Senza lavoratori subordinati o equiparati l’obbligo non si attiva. È però frequente che nel laboratorio entrino apprendisti, collaboratori familiari retribuiti o tirocinanti: da quel momento gli obblighi scattano per intero. Molti soci scelgono comunque accertamenti volontari, viste le esposizioni quotidiane.
Chi lavora in orlatura part-time va visitato come chi fa il turno pieno?
Il part-time non esclude dalla sorveglianza. Incide semmai sulla stima dell’esposizione, che il medico può considerare per graduare la periodicità: la visita preventiva prima dell’inizio dell’attività resta comunque dovuta.
Un’addetta all’incollaggio comunica una gravidanza: come procediamo?
Va allontanata subito dalle mansioni con esposizione a solventi e informato il medico competente, che si raccorda con la valutazione dei rischi per le lavoratrici madri prevista dal D.Lgs 151/2001. Le alternative sono la ricollocazione su compiti compatibili — controllo qualità, confezionamento leggero — oppure il ricorso all’astensione anticipata secondo la procedura di legge.
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