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Consulenza sicurezza e adempimenti per calzaturifici e pelletteria

Consulenza per calzaturifici e pelletteria: sicurezza sul lavoro, medicina del lavoro e formazione. Un unico riferimento per tutti gli adempimenti del settore.

Un calzaturificio concentra in pochi reparti lavorazioni molto diverse tra loro: il taglio del pellame con trance a ponte e fustelle affilate, l’orlatura alle macchine da cucire, il montaggio della tomaia sulla forma, l’incollaggio della suola, la cardatura e infine il finissaggio. Ogni passaggio porta con sé un rischio riconoscibile — solventi e collanti nell’aria del reparto montaggio, rumore delle presse e delle macchine di sbavatura, polveri fini dove si carda, gesti ripetuti migliaia di volte al giorno alle postazioni di cucitura — e la stessa varietà si ritrova nei laboratori di pelletteria, dove borse e piccola pelletteria seguono cicli affini con volumi e organici più contenuti.

Affianchiamo calzaturifici, tomaifici, suolifici e laboratori di pelletteria conto terzi con una consulenza che tiene insieme prevenzione, salute dei lavoratori e formazione, senza moltiplicare i referenti: un unico interlocutore segue documenti, visite mediche e corsi, con sopralluoghi calibrati sui picchi di produzione delle campagne stagionali.

I nostri servizi per calzaturifici e pelletteria

A completamento servono i corsi obbligatori: formazione generale e specifica dei lavoratori, squadra di emergenza antincendio, addetti al primo soccorso nella composizione richiesta dal D.M. 388/2003 e l’abilitazione all’uso delle attrezzature per chi conduce carrelli elevatori nei magazzini di pellami e finito.

Chi rientra negli obblighi

L’obbligo scatta dal primo lavoratore, quale che sia la dimensione: la fabbrica strutturata con linea di montaggio, il tomaificio che lavora per più committenti, il piccolo laboratorio artigiano con tre orlatrici, il suolificio, il calzaturificio che produce a marchio proprio. Anche chi affida fasi esterne — orlatura decentrata, giunteria, lavaggi e trattamenti del pellame — resta responsabile della cooperazione con le imprese coinvolte quando queste lavorano dentro i propri locali.

Come entriamo in azienda

  1. Sopralluogo sul flusso produttivo, dal magazzino pellami al taglio, dall’orlatura al montaggio, fino a finissaggio, controllo qualità e imballo: i rischi si leggono sulle postazioni reali, non sull’organigramma.
  2. Esame dei documenti esistenti: valutazioni già presenti, schede dati di sicurezza di collanti, primer e pulitori, libretti e marcature delle macchine, verifiche di messa a terra ai sensi del DPR 462/2001, attestati e protocollo sanitario.
  3. Piano di allineamento per priorità, con uno scadenzario che gestiamo noi e che ti avvisa prima di ogni rinnovo formativo o verifica tecnica.

È l’impostazione che applichiamo in tutti i settori che seguiamo, dalla lavorazione del legno alle aziende tessili fino alla chimica; il metodo di lavoro è descritto nella pagina come lavoriamo, mentre il perimetro degli obblighi del datore di lavoro chiarisce cosa resta comunque in capo all’azienda.

Domande frequenti

Ho trance e presse acquistate molti anni fa, prive di marcatura CE: posso continuare a usarle?

Sì, purché rispettino i requisiti generali di sicurezza che il D.Lgs 81/2008 impone alle attrezzature messe in servizio prima dell’obbligo di marcatura: ripari efficaci sugli organi di taglio, comandi a due mani dove previsti, arresto di emergenza raggiungibile, manutenzione registrata. La verifica va fatta macchina per macchina e messa a verbale. Attenzione invece alle modifiche eseguite in officina, che possono spostare responsabilità in capo al datore di lavoro.

Il committente per cui lavoro conto terzi mi chiede la documentazione di sicurezza: cosa devo consegnare?

Di norma la verifica dell’idoneità tecnico-professionale riguarda visura camerale, regolarità contributiva, elenco del personale con i relativi attestati e indicazione delle figure nominate. Il DVR resta un documento aziendale e non va consegnato in copia integrale se non nei casi previsti. Nei rapporti stabili conviene tenere un fascicolo aggiornato, così ogni richiesta si evade senza rincorrere certificati all’ultimo momento.

In reparto ho addetti stranieri che comprendono poco l’italiano: come gestisco la formazione?

La formazione deve svolgersi in una lingua comprensibile per il lavoratore, e la verifica dell’apprendimento serve proprio a dimostrarlo: un attestato firmato senza reale comprensione non regge quando accade un infortunio. In pratica si lavora con materiali tradotti o mediati e con prove pratiche alla postazione. Lo stesso criterio vale per le istruzioni operative di reparto e per la segnaletica, che conviene rendere il più possibile grafica.

Servono davvero misurazioni strumentali di rumore e solventi, o basta una stima?

Dipende da cosa emerge dalla valutazione. Se in reparto convivono presse, sbavatrici e cardatrici, o se l’incollaggio avviene in postazioni non aspirate, la stima qualitativa difficilmente basta a giustificare le scelte: le misure servono a graduare le protezioni, a impostare il protocollo sanitario e a controllare se gli impianti di aspirazione fanno il loro lavoro. Dove le lavorazioni sono limitate e discontinue, una valutazione motivata può bastare.

Hai un calzaturificio o un laboratorio di pelletteria e vuoi sapere a che punto sei? Parti da un preventivo gratuito: ti consegniamo l’elenco degli scostamenti, con l’ordine in cui conviene risolverli.

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