DPI

Calzature ESD e antistatiche: scelta, uso e obblighi

Guida ai calzature ESD e antistatiche: criteri di scelta, marcatura CE, consegna e addestramento dei lavoratori. Manutenzione e sostituzione dei dispositivi usurati.

Una calzatura ESD o antistatica ha un compito che nessun’altra scarpa da lavoro svolge: far defluire verso il pavimento la carica elettrostatica che il corpo accumula semplicemente camminando, sfregando un indumento o staccando un imballo. Il corpo umano si comporta come un condensatore e, quando tocca una superficie a potenziale diverso, si scarica in una frazione di secondo. Quella scintilla, invisibile e spesso impercettibile, è il punto di partenza di due problemi molto diversi tra loro.

Nel primo caso il danno è al prodotto: nelle linee di montaggio di schede elettroniche, nei laboratori di riparazione e nei magazzini di componenti una scarica minima danneggia il semiconduttore senza che nessuno se ne accorga, generando guasti che compariranno mesi dopo. Nel secondo il danno è alle persone: dove si travasano solventi, si verniciano superfici o si movimentano polveri combustibili la stessa scintilla può innescare una miscela infiammabile. Le calzature che chiamiamo genericamente “antistatiche” governano questo fenomeno, ma vanno scelte sapendo quale dei due obiettivi si sta perseguendo.

Quando è obbligatorio

Nessuna norma nomina espressamente questa categoria di calzature. L’obbligo nasce dall’esito della valutazione dei rischi: quando il pericolo residuo non è eliminabile con misure tecniche o organizzative, il datore di lavoro mette a disposizione il dispositivo adeguato secondo il Titolo III del D.Lgs 81/2008 e il Regolamento UE 2016/425.

Dove esistono atmosfere potenzialmente esplosive l’onere è più stringente. Il Titolo XI impone di classificare le aree e di redigere il documento sulla protezione contro le esplosioni, che elenca le sorgenti di innesco da tenere sotto controllo: l’accumulo di cariche sulle persone è una di queste. Attenzione però al punto dimenticato più spesso: la scarpa funziona solo se il pavimento è a sua volta dissipativo e pulito. È il sistema uomo-calzatura-pavimento a essere efficace, non la singola scarpa.

Nelle produzioni elettroniche, invece, l’obbligo nasce dal sistema di gestione della qualità e dai capitolati dei clienti, non dalla normativa di sicurezza. Va poi chiarito un equivoco pericoloso: una calzatura antistatica non è un dispositivo isolante e non protegge chi lavora su parti in tensione, ambito che richiede il corredo descritto nella scheda elmetti e DPI per lavori elettrici.

Come si sceglie quello giusto

Il primo criterio è distinguere le due famiglie. Le calzature antistatiche limitano l’accumulo di carica sulla persona mantenendo comunque una certa resistenza verso terra; quelle ESD rispondono all’intervallo fissato dalla norma di riferimento del settore elettronico. I due intervalli non coincidono: la nota informativa del fabbricante e la dichiarazione di conformità sono i documenti da leggere prima dell’acquisto, non dopo.

Il secondo criterio è la coesistenza con le altre protezioni. Se la mansione comporta caduta di oggetti, schiacciamento o perforazione della suola, la proprietà dissipativa va cercata su un modello che conservi anche il puntale e le caratteristiche meccaniche necessarie: non ha senso guadagnare conduttività perdendo la protezione dal carrello elevatore. Contano poi elementi che sembrano marginali: calze di materiale isolante, solette sostitutive comprate al supermercato e plantari ortopedici non conformi interrompono il percorso della carica. Chi ha una prescrizione ortopedica va gestito insieme al medico competente cercando una soluzione compatibile.

Restano le condizioni ambientali: l’aria molto secca favorisce l’accumulo, mentre vernici, resine, cere per pavimenti e residui depositati sulla suola creano uno strato isolante. Infine la calzata, perché una scarpa scomoda viene sostituita di nascosto con la propria e a quel punto la misura esiste solo sulla carta.

Consegna, addestramento e registrazione

La consegna è personale e nominativa, con annotazione di modello e taglia su un verbale di consegna DPI firmato dal lavoratore. Le calzature dissipative non rientrano nella terza categoria, quindi la legge non impone per esse l’addestramento formale; permane l’obbligo di informazione e formazione sull’uso corretto, che qui significa spiegare perché la scarpa va indossata allacciata e perché le solette non si cambiano.

L’addestramento diventa invece obbligatorio per i dispositivi di terza categoria presenti nella stessa mansione, per esempio gli otoprotettori o le imbracature anticaduta: conviene raccogliere questi momenti in un unico percorso, coerente con la formazione dei lavoratori già erogata.

Manutenzione, controlli e sostituzione

La pulizia si fa con detergenti neutri, evitando cere, lucidanti e prodotti siliconici che depositano una pellicola isolante; le calzature bagnate vanno asciugate lontano da fonti di calore dirette, che induriscono la suola. Nelle aziende elettroniche il controllo si esegue con un tester all’ingresso dell’area, registrandone l’esito; altrove la verifica è visiva e riguarda usura del battistrada, incrostazioni e integrità del sottopiede.

La sostituzione non segue una data di acquisto ma una condizione: suola consumata, contaminata da materiali isolanti o non più conforme alla prova strumentale. Ogni cambio va annotato, per avere lo storico del consumo per mansione.

Elemento del sistemaCosa può annullarne la funzioneSegnale che impone la verifica
Suola dissipativaCere per pavimenti, resine, vernici essiccate, battistrada consumatoEsito negativo del tester o incrostazioni visibili
Calze e soletteMateriali isolanti, plantari non conformi, sottopiedi sostituitiLavoratore che segnala scariche al tocco di scaffali o macchine
Pavimento dell’areaTrattamenti superficiali, sporco secco, tappeti isolanti aggiuntiAumento improvviso dei guasti sui componenti o dei fastidi da scarica
Modalità di utilizzoScarpa slacciata, uso di calzature personali in area, sosta su pedaneOsservazione diretta durante gli audit di reparto

Domande frequenti

ESD e antistatica sono due parole per la stessa cosa?

No. Antistatico appartiene al lessico della sicurezza e riguarda le cariche sulla persona; ESD riguarda la tutela dei componenti elettronici. Gli intervalli di resistenza richiesti sono diversi, quindi va verificato per quale scopo il modello è dichiarato idoneo.

Queste calzature proteggono dalla folgorazione?

Al contrario: sono progettate per condurre, non per isolare. Chi opera su impianti elettrici ha bisogno di dispositivi isolanti specifici, che rispondono a logiche opposte a quelle descritte qui.

Un lavoratore ha un plantare su prescrizione: può usarlo?

Non il plantare generico. Va verificata con il fornitore l’esistenza di soluzioni dissipative compatibili, documentando la scelta: incide sia sull’efficacia del dispositivo sia sull’idoneità alla mansione.

In zona classificata basta la calzatura?

No. È un anello di una catena che comprende pavimento conduttivo, messa a terra delle attrezzature, indumenti adeguati e procedure di travaso: il documento sulla protezione contro le esplosioni deve descrivere l’insieme.

Ogni quanto va ripetuto il controllo strumentale?

La frequenza la stabilisce l’azienda in base all’ambiente e all’intensità d’uso: nelle aree ESD la prassi è il test a ogni ingresso, altrove si programmano verifiche periodiche insieme agli altri controlli.


Se in reparto convivono elettronica sensibile, solventi e polveri, la scarpa giusta si individua solo dopo aver letto aree e mansioni. Facciamo questa lettura insieme: scrivici dai contatti o chiedi un preventivo gratuito. Le altre schede sono nella panoramica DPI.

Servizi correlati

Vuoi mettere in regola la tua azienda? Richiedi un preventivo gratuito
Richiedi preventivo