Emergenze

Terremoto sul luogo di lavoro: comportamenti e piano

Cosa fare durante e dopo una scossa, come si individuano i punti sicuri e cosa deve prevedere il piano di emergenza per il rischio sismico.

Buona parte del territorio italiano convive con una sismicità significativa, e le aziende ci lavorano dentro senza quasi mai porsi il problema: capannoni prefabbricati, uffici in edifici storici, laboratori con scaffali carichi fino al soffitto, magazzini con portapallet che sfiorano la copertura. Quando arriva una scossa, ciò che ferisce le persone non è quasi mai il crollo dell’edificio, ma quello che c’è dentro l’edificio e che nessuno ha ancorato.

Il secondo tratto distintivo è la durata: la scossa principale dura pochi secondi, troppo pochi per organizzare alcunché. Non esiste un tempo utile per suonare l’allarme, radunare le squadre e ordinare l’uscita; ci sono solo i comportamenti che ciascuno ha imparato prima. Per questo il rischio sismico si affronta in tempo di pace, con scelte di allestimento e istruzioni brevissime, e solo dopo con la gestione del dopo-scossa che accomuna questa pagina agli altri scenari delle emergenze.

Durante la scossa e nei minuti che seguono

Finché il pavimento si muove, l’obiettivo è uno solo: non farsi colpire. Ci si allontana da vetrate, scaffali, macchine sospese, controsoffitti e corpi illuminanti, ci si porta accanto a un elemento strutturale robusto o sotto un tavolo solido, si protegge il capo. Correre verso l’uscita mentre la scossa è in corso è tra le condotte più pericolose, perché espone alla caduta di cornicioni, insegne e vetri proprio nel momento in cui si attraversa la soglia. L’ascensore è vietato in assoluto.

Cessato il movimento comincia la fase gestita. Si esce con calma dai percorsi noti, ci si porta al punto di raccolta e si fa l’appello; chi ha un ruolo assegnato esegue le manovre di intercettazione dell’energia. Nel frattempo si osserva l’ambiente: odore di gas, macchie di liquidi, cavi tranciati, materiale in bilico, fessure su pareti e pilastri sono informazioni da riferire subito a chi coordina, non problemi da risolvere da soli. Le repliche possono far cadere ciò che la prima scossa ha soltanto smosso.

Chi fa cosa

Chi compone la squadra di emergenza apre e presidia le uscite, controlla che nessuno sia rimasto in bagni, spogliatoi o locali tecnici e impedisce i rientri. Se qualcuno è ferito o bloccato, il compito è delimitare l’area e chiamare i soccorsi pubblici: liberare persone da sotto materiale instabile è competenza dei vigili del fuoco. L’assistenza sanitaria resta agli addetti al primo soccorso nei limiti della loro formazione.

I preposti raccolgono l’appello del proprio gruppo e segnalano subito i nomi mancanti con l’ultima posizione conosciuta. Ai lavoratori si chiede di restare al punto di raccolta senza tornare a prendere borse o veicoli, e di riferire ciò che hanno visto. Il datore di lavoro, sentito l’RSPP esterno, sospende l’attività; la riapertura dei locali dipende dalla valutazione di un tecnico abilitato, non da un’impressione visiva.

Come si prepara l’azienda

Il lavoro più utile è banale e quasi mai fatto: ancorare. Scaffalature fissate o controventate e calcolate per il carico effettivo, armadi vincolati, apparecchi pesanti trattenuti, bombole legate in verticale, materiale pesante ai ripiani bassi, ruote bloccate sotto le macchine mobili. Le scaffalature rientrano fra le attrezzature di lavoro da tenere in efficienza, e un montante deformato da un urto è il punto debole che una scossa trasforma in cedimento.

Il secondo intervento riguarda i percorsi: uscite mai ostruite da pallet o imballi, porte che aprono nel verso dell’esodo, punto di raccolta lontano da facciate e linee aeree. Il terzo riguarda gli impianti: valvole del gas e sezionatori raggiungibili e segnalati, stoccaggi chimici in contenitori stabili e separati per incompatibilità, come richiede la gestione delle sostanze pericolose. Il quarto è la scrittura dello scenario dentro il piano di emergenza, con la parte comportamentale trasferita alle persone durante la formazione dei lavoratori e verificata in una prova di evacuazione che parta dal riparo e non dal suono della sirena.

Elemento presente in aziendaComportamento corretto durante la scossaProvvedimento da adottare prima
Scaffalature alte e armadiAllontanarsi dal fronte di cadutaAncoraggio, controventatura e carichi pesanti in basso
Vetrate, lucernari e pareti divisorieRestare lontani dalle superfici vetratePellicole antisfondamento e postazioni spostate
Corpi illuminanti e controsoffittiRipararsi sotto un piano resistenteFissaggi verificati e sostituzione degli elementi ammalorati
Bombole, fusti e contenitori chimiciNon tentare di trattenerli o raddrizzarliVincoli fissi, bacini di contenimento, separazione per incompatibilità
Impianti gas ed elettricoNon azionare interruttori se si sente odore di gasValvole e sezionatori accessibili, segnalati e provati

Errori che aggravano l’emergenza

Il primo è precipitarsi all’esterno durante il sisma, spesso trascinando altri; il secondo è rientrare pochi minuti dopo per recuperare qualcosa, ignorando che le repliche sono la regola e non l’eccezione. Il terzo è accendere una luce, un interruttore o un motore in un ambiente in cui potrebbe essersi aperta una tubazione: in quel caso lo scenario diventa quello descritto per la fuga di gas e le priorità cambiano.

Ce n’è poi uno tipicamente aziendale: dichiarare l’edificio agibile per non fermare la produzione. Fessure sui tamponamenti, giunti scomposti, pilastri lesionati o scaffalature fuori piombo richiedono una verifica tecnica documentata, e fino a quel momento l’area resta interdetta. Chiude l’elenco l’assenza di registrazione: orario, danni, persone coinvolte e provvedimenti servono a rivedere la valutazione dei rischi.

Domande frequenti

Il rischio sismico va inserito nel documento di valutazione dei rischi?

Il sisma è un evento naturale che il datore di lavoro non può eliminare, ma le sue conseguenze sui luoghi di lavoro sì: caduta di materiali, ostruzione delle vie di esodo, rilascio di sostanze, comportamenti errati. Sono questi aspetti a essere valutati e gestiti nel documento e nelle procedure di emergenza.

Serve far certificare l’edificio dopo una scossa avvertita ma senza danni visibili?

Se la struttura non presenta segni e la scossa è stata lieve, di norma bastano un’ispezione interna documentata e il ripristino di ciò che si è spostato. Quando compaiono lesioni, distacchi o deformazioni, o quando l’evento è stato significativo, la valutazione spetta a un tecnico strutturista.

Come si sceglie il punto di raccolta per il rischio sismico?

Con criteri più severi rispetto all’incendio: area aperta e ampia, sufficientemente distanziata dalle facciate, priva di vetrate, cornicioni, linee elettriche aeree e alberi sopra la testa, raggiungibile senza attraversare zone di possibile caduta di materiale.

Le scaffalature di magazzino devono essere ancorate?

L’obbligo generale è mantenere le attrezzature idonee e sicure per l’uso previsto seguendo le istruzioni del fabbricante: modalità di fissaggio, portata e controlli sono indicati nel manuale della scaffalatura, e disattenderli è già una violazione a prescindere dal terremoto.


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