Emergenze

Squadre di emergenza: dimensionamento e turni

Come si dimensiona la squadra antincendio e di primo soccorso tenendo conto di turni, ferie, part-time e assenze: il criterio della presenza effettiva.

“Quanti addetti antincendio devo nominare?” è una delle prime domande che un imprenditore fa quando mette mano alla sicurezza, e quasi sempre si aspetta un numero. Quel numero la legge non lo scrive. Il D.Lgs 81/2008 chiede che le persone designate per la gestione delle emergenze siano in numero sufficiente e adeguatamente formate rispetto alle dimensioni dell’azienda e ai rischi presenti, lasciando al datore di lavoro il compito di tradurre l’aggettivo in una lista di nomi.

La conseguenza pratica è che due aziende con lo stesso organico possono aver bisogno di squadre molto diverse. Un laboratorio su un piano, con tutti presenti negli stessi orari, ha esigenze lontanissime da quelle di un’officina su tre turni con magazzino separato e squadre in trasferta. Il criterio che regge alla prova dei fatti è uno solo: in qualunque momento di attività, e in qualunque punto del sito, deve esserci qualcuno formato e raggiungibile in tempi compatibili con l’emergenza.

Il criterio della presenza effettiva

Contare i designati sul totale dei dipendenti è l’errore di impostazione più comune. Il conteggio corretto si fa sul singolo momento: si prende il turno più scoperto dell’anno e ci si chiede chi c’è. La notte, il sabato di manutenzione, la settimana di agosto.

Su quel fotogramma si applicano tre filtri. Il primo è la copertura di entrambi i ruoli, perché addetto antincendio e addetto al primo soccorso seguono percorsi formativi distinti e la stessa persona li ricopre solo se ha frequentato entrambi. Il secondo è la distanza: in un sito con più fabbricati o su più livelli, un designato al piano terra non copre il terzo piano se la scala è quella che l’incendio potrebbe interessare. Il terzo è la ridondanza: una persona sola per ruolo significa che ferie, malattia e trasferta lasciano l’azienda scoperta senza che nessuno se ne accorga.

Chi fa cosa

Il datore di lavoro designa i lavoratori con atto scritto, ne cura formazione e aggiornamento, mette a disposizione le attrezzature e verifica che il presidio regga nel tempo. Può assumere personalmente i compiti di prevenzione incendi, evacuazione e primo soccorso nei casi consentiti, purché segua gli stessi percorsi formativi che pretende dai collaboratori.

Il lavoratore designato non è un volontario e non può sottrarsi all’incarico se non per giustificato motivo. Nella pratica ha un compito preventivo che pesa più di quello emergenziale: conosce le vie di esodo, sa dove sono estintori e quadri elettrici, segnala le uscite ingombrate. Il preposto garantisce che l’attività non prosegua quando il presidio è saltato.

Gli altri lavoratori non sono spettatori: devono riconoscere il segnale, interrompere l’attività in sicurezza e raggiungere il punto di raccolta. È il contenuto minimo della formazione dei lavoratori e il presupposto perché la squadra possa operare invece di rincorrere chi si è perso.

Come si prepara l’azienda

Il percorso parte dagli scenari del piano di emergenza e prosegue con una mappatura degli orari: turni, part-time verticali e orizzontali, reperibilità, ditte esterne, aperture straordinarie. Sovrapponendo la mappa dei turni a quella dei designati emergono le finestre scoperte, il vero risultato dell’esercizio.

A quel punto si sceglie chi formare. Conviene privilegiare chi è stabilmente in reparto, distribuire i designati fra squadre diverse e includere qualcuno dei turni notturni, il grande assente delle nomine. La formazione segue i livelli previsti dal D.M. 2 settembre 2021 per il rischio incendio e i gruppi definiti dal D.M. 388/2003 per il primo soccorso; dove la norma lo richiede, agli addetti antincendio è chiesto anche l’attestato di idoneità tecnica dei Vigili del fuoco. I percorsi sono descritti in corso antincendio e corso primo soccorso.

Il presidio va poi mantenuto vivo. La prova di evacuazione misura se la squadra funziona davvero; gli aggiornamenti vanno messi a calendario prima della scadenza e le nomine riviste a ogni dimissione, cambio mansione o riorganizzazione dei turni, formalizzando le sostituzioni con il modello di nomina.

Errori che aggravano l’emergenza

Il primo è la squadra costruita per comodità organizzativa: si nominano le persone che possono lasciare la postazione senza fermare la produzione, spesso quelle lontane dalle aree a rischio. Il secondo è il designato unico, condizione in cui l’assenza di una persona sospende la capacità di risposta dell’azienda.

Ci sono poi le squadre invecchiate senza manutenzione: nomine di anni prima, con persone che hanno cambiato reparto o non lavorano più qui, e attestati scaduti che nessuno ha censito. Chiude l’elenco l’errore dei siti multipli, dove la squadra esiste in sede centrale mentre filiale, magazzino o cantiere restano privi di presidio.

Fattore organizzativoDomanda da porsiEffetto sul numero di designati
Turni e orari differenziatiChi è formato nel turno più scoperto dell’anno?Ogni turno va coperto in autonomia
Layout su più piani o edificiIl designato arriva in tempo senza usare la via a rischio?Presidio distribuito per zona
Ferie, malattie e trasferteSe manca una persona resta qualcuno formato?Almeno una riserva per ruolo e per turno
Part-time e contratti flessibiliLe ore di presenza coprono l’orario di attività?Più teste formate a parità di organico
Sedi secondarie e cantieriOgni luogo di lavoro ha un proprio presidio?Designazioni dedicate per unità produttiva

Domande frequenti

Esiste una percentuale minima di lavoratori da formare come addetti?

La norma non fissa una quota, fissa un risultato: la presenza costante di persone formate durante l’attività. La percentuale è una conseguenza del calcolo sui turni, non il punto di partenza.

Un solo addetto può coprire sia l’antincendio sia il primo soccorso?

Può, se ha frequentato entrambi i percorsi. Ma affidare i due ruoli alla stessa persona in un turno la costringerebbe a scegliere quale gestire se servissero insieme: è accettabile solo dove la ridondanza è garantita in altro modo.

Un lavoratore può rifiutare la designazione?

Solo per giustificato motivo, valutato caso per caso e documentato. Il rifiuto generico non è previsto, perché l’incarico rientra nella collaborazione dovuta all’attuazione delle misure di sicurezza.

Se ho lavoratori in smart working o sempre fuori sede, come li conto?

Quando non sono in sede non contribuiscono al presidio, quindi restano fuori dal conteggio delle presenze effettive. Se operano presso clienti, il coordinamento con l’azienda ospitante deve chiarire a chi tocca la gestione dell’emergenza in quel luogo.

Come dimostro che la squadra è dimensionata correttamente?

Con nomine firmate, attestati validi, il criterio di calcolo descritto nel piano di emergenza e i verbali delle prove. È il loro insieme a raccontare una scelta ragionata, che una lista di nomi non riesce a giustificare.


Se il dubbio è “siamo scoperti in qualche turno?”, la risposta si trova incrociando organigramma, orari e attestati. Possiamo farlo insieme e rimettere in ordine nomine e scadenze formative: parti dal preventivo gratuito o passa dalla pagina contatti. Approfondimenti in addetti alle emergenze, comunicazione in emergenza e nel calendario scadenze.

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