Un odore acre vicino alla centrale termica, un sibilo che ieri non c’era, la fiamma del bruciatore che si comporta in modo strano: la fuga di gas si annuncia con segnali piccoli, che chi lavora lì tutti i giorni tende a normalizzare. È l’emergenza in cui il comportamento istintivo è più pericoloso dell’evento stesso, perché la prima cosa che fa quasi chiunque — accendere la luce per vedere meglio, chiamare il collega dal cellulare, avvicinarsi per capire da dove viene — è ciò che può innescare una miscela già formata.
Non tutti i gas si comportano allo stesso modo, e questo cambia la risposta. Il metano è più leggero dell’aria e si accumula verso l’alto, sotto i solai; il GPL è più pesante e si raccoglie in fosse, cunicoli e locali interrati; azoto e anidride carbonica non bruciano affatto ma sostituiscono l’ossigeno e rendono irrespirabile un ambiente chiuso senza che nulla lo faccia sospettare. Il gas di rete e il GPL commerciale sono odorizzati per essere avvertiti; molti gas industriali non lo sono.
Le prime scelte quando si sente odore di gas
La regola che precede tutte le altre è non creare inneschi: nessun interruttore azionato, nessun apparecchio elettrico acceso o spento, niente telefoni dentro l’area, nessuna fiamma, nessun utensile che produca scintille, nessun veicolo avviato nel piazzale. Le manovre elettriche, se servono, si fanno da un quadro esterno alla zona.
Le azioni ammesse sono poche e in ordine: aprire porte e finestre per favorire la ventilazione naturale, chiudere la valvola di intercettazione se è raggiungibile senza attraversare la nube, allontanare tutti dai locali coinvolti e da quelli sottostanti o sovrastanti a seconda del gas, presidiare gli accessi perché nessuno rientri. Poi si chiamano i vigili del fuoco e, per il gas di rete, il pronto intervento del distributore. Se l’odore è forte o la fuga è in un locale chiuso, l’evacuazione viene prima di ogni tentativo di intercettazione: nessun impianto vale un ingresso in atmosfera potenzialmente esplosiva.
Attenzione anche all’esterno: un gas pesante uscito da un serbatoio si allarga al livello del terreno, e il punto di raccolta previsto dal piano di emergenza va scelto sopravvento e rialzato.
Chi fa cosa
Il lavoratore che avverte l’odore ha un compito solo: non toccare nulla e dare l’allarme da un punto lontano e areato, con il mezzo previsto dalla procedura. Gli addetti antincendio formati secondo il D.M. 2 settembre 2021 gestiscono l’evacuazione, presidiano gli accessi e assistono i soccorritori all’arrivo indicando la posizione dell’impianto e delle valvole.
Il manutentore autorizzato è l’unico che può agire sulla valvola di intercettazione, e solo se l’operazione non lo espone. Il preposto conta le persone al punto di raccolta e segnala gli assenti, informazione che ai vigili del fuoco serve prima di ogni altra. Il datore di lavoro dispone il divieto di rientro fino al benestare di chi è intervenuto: la riapertura non è una decisione aziendale ma tecnica.
Come si prepara l’azienda
Il primo tassello è la classificazione: dove si producono, si usano o si stoccano gas infiammabili, il D.Lgs 81/2008, nella parte dedicata alle atmosfere esplosive, impone di valutare il rischio, ripartire le aree in zone e riportare l’esito nel documento sulla protezione contro le esplosioni. Da lì discende il resto: quali attrezzature possono stare in zona e quali no.
Il secondo è la rilevazione. Un sistema fisso con elettrovalvola che intercetta l’adduzione al superamento della soglia impostata cambia lo scenario, ma solo se i sensori stanno dove il gas si raccoglie — in alto per i leggeri, vicino al pavimento per i pesanti — e se la taratura è rinnovata come indica il fabbricante. I rilevatori portatili servono a chi entra in fosse, vasche e cunicoli, dove valgono anche le regole del DPR 177/2011 sugli ambienti sospetti di inquinamento.
Il terzo riguarda impianti e verifiche: tenuta delle linee, integrità di flessibili e raccordi, bombole stoccate in verticale, vincolate e lontane da fonti di calore, con separazione fra comburenti e infiammabili. Negli ambienti classificati a rischio esplosione le installazioni elettriche e di terra rientrano nelle verifiche periodiche del DPR 462/2001. Va infine scritta e provata la procedura: chi chiude cosa, da dove, in quale ordine.
| Sorgente di rilascio | Comportamento del gas | Manovra da non fare mai |
|---|---|---|
| Rete metano in centrale termica | Sale e ristagna sotto il solaio | Accendere la luce del locale |
| Serbatoio o bombola GPL | Scende e si raccoglie nelle fosse | Scendere in un interrato per verificare |
| Bombole di gas tecnico in officina | Dipende dal gas, spesso inodore | Rientrare senza misura strumentale |
| Impianto frigorifero | Ristagna nel locale macchine | Forzare la ventilazione con apparecchi non idonei |
Errori che aggravano l’emergenza
Cercare la perdita avvicinando una fiamma è una pratica che sopravvive ancora in qualche officina, ed è la peggiore di tutte. Segue il telefonare restando dentro il locale. Il terzo è chiudere porte e finestre “per contenere il gas”: ragionamento giusto per un incendio, sbagliato qui, dove serve diluire e non confinare. Il quarto è mandare qualcuno a verificare da solo nel cunicolo.
Un errore di sistema, poi, è affidarsi ai rilevatori come se fossero eterni: sensori mai tarati, centrali in allarme da mesi che nessuno guarda più, elettrovalvole mai provate. Un impianto di rilevazione senza manutenzione dà una sicurezza che non c’è.
Domande frequenti
Sono obbligato a installare rilevatori di gas?
Non esiste un obbligo uniforme: la necessità emerge dalla valutazione del rischio di esplosione e dalla configurazione dei locali. Dove il gas può accumularsi in ambienti poco ventilati la rilevazione con intercettazione automatica è la misura di riferimento.
Posso usare il cellulare per chiamare i vigili del fuoco?
Sì, ma da fuori dell’area, dopo essersi allontanati in zona ventilata. Il divieto riguarda gli apparecchi non idonei usati dove può essersi formata una miscela infiammabile.
Dopo l’intervento posso riaprire il gas?
Solo dopo che l’impianto è stato verificato da chi ne ha titolo e la prova di tenuta ha dato esito positivo. La riapertura anticipata è la causa di una parte consistente degli eventi secondari.
Chi lavora con bombole deve avere una formazione particolare?
Oltre alla formazione dei lavoratori serve informazione specifica sui gas impiegati, con le relative schede, e addestramento su stoccaggio, movimentazione e collegamento. Dove esiste classificazione ATEX il personale va istruito sulle limitazioni che ne derivano.
Se in azienda ci sono centrale termica, bombole o serbatoi, la domanda giusta non è “cosa faccio se sento odore di gas” ma “chi lo sa, cosa chiude e in quanto tempo”. Possiamo verificare classificazione delle zone, procedure e addestramento: scrivici dai contatti oppure richiedi un preventivo gratuito. Scenari collegati nella sezione emergenze: principio di incendio e recupero in spazi confinati.