Un’atmosfera esplosiva, secondo la definizione ATEX ripresa dalla normativa italiana, è una miscela con l’aria di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapori, nebbie o polveri, in condizioni atmosferiche, nella quale dopo l’innesco la combustione si propaga all’intera miscela incombusta. Detto in modo pratico: c’è atmosfera esplosiva quando nell’aria di un ambiente di lavoro è presente abbastanza combustibile disperso da far sì che una scintilla trasformi un incendio in un’esplosione.
La sigla ATEX viene dal francese atmosphères explosibles e identifica due filoni di regole europee: uno riguarda i requisiti dei prodotti e delle apparecchiature destinate a questi ambienti, l’altro la protezione della salute dei lavoratori che vi operano. Il secondo è stato recepito in Italia dentro il Testo Unico sulla sicurezza.
Cosa dice la normativa
Il D.Lgs 81/2008 dedica alle atmosfere esplosive un titolo specifico. Il datore di lavoro deve valutare il rischio di esplosione, classificare le aree in cui l’atmosfera esplosiva può formarsi, adottare misure tecniche e organizzative di prevenzione e protezione e formalizzare tutto in un documento dedicato, il documento sulla protezione contro le esplosioni, che è parte integrante della valutazione dei rischi.
La classificazione delle aree segue una logica di probabilità: quanto più a lungo e frequentemente la miscela pericolosa è presente, tanto più severe sono le misure richieste e i requisiti delle apparecchiature installate.
| Tipo di sostanza | Presenza continua o frequente | Presenza probabile in esercizio normale | Presenza improbabile o di breve durata |
|---|---|---|---|
| Gas, vapori, nebbie | Zona 0 | Zona 1 | Zona 2 |
| Polveri combustibili | Zona 20 | Zona 21 | Zona 22 |
Le aree classificate vanno segnalate con l’apposito segnale di avvertimento agli accessi, e negli ambienti a rischio possono essere impiegate solo attrezzature con caratteristiche costruttive adeguate alla zona. La norma richiede inoltre procedure scritte, autorizzazioni per i lavori con fiamma o scintille e formazione specifica del personale.
Chi riguarda in azienda
Il rischio di esplosione non riguarda solo l’industria chimica. Si trova nei mulini e nei mangimifici per le polveri di cereali, nelle falegnamerie per la polvere di legno, nelle verniciature per i solventi, nelle carrozzerie, nelle officine con impianti a gas, nelle distillerie e nelle cantine, nei silos di stoccaggio, nelle centrali termiche, nei depuratori dove si sviluppa biogas, nei magazzini di prodotti chimici e nelle aziende che ricaricano batterie in locali chiusi.
L’obbligo di valutazione è del datore di lavoro e non è delegabile. Il RSPP coordina l’analisi tecnica, spesso con il supporto di un professionista esperto di classificazione delle aree; il preposto vigila sul rispetto dei divieti e delle procedure operative; il medico competente valuta l’eventuale esposizione a sostanze pericolose collegate. Il documento va rivisto quando cambiano sostanze, impianti, layout o cicli produttivi.
Errori frequenti
- Fermarsi al rischio incendio. La valutazione antincendio non copre il rischio di esplosione: sono due analisi diverse, con misure diverse.
- Ignorare le polveri. Molte aziende classificano correttamente i gas e trascurano polveri di legno, farine, zuccheri e metalli, che sono tra le cause più insidiose di esplosione.
- Installare attrezzature non idonee alla zona. Un aspiratore, una lampada o un carrello elevatore standard in zona classificata annullano ogni altra misura.
- Non pulire. Gli strati di polvere depositati su travi e macchinari alimentano l’esplosione secondaria, quasi sempre più distruttiva della prima.
- Documento fermo nel tempo. Un cambio di solvente o una nuova linea produttiva rendono obsoleta la classificazione precedente.
Domande frequenti
Il documento sulla protezione contro le esplosioni è separato dal DVR?
Può essere un capitolo del DVR o un allegato autonomo, ma deve esistere ed essere coerente con il resto della valutazione: la forma è libera, il contenuto no.
Chi può classificare le zone?
Serve una competenza tecnica specifica, con conoscenza delle sostanze impiegate, delle sorgenti di emissione e dei criteri normativi. Non è un adempimento da compilare con un modello generico.
La formazione dei lavoratori è obbligatoria?
Sì. Oltre alla formazione generale e specifica, chi opera in aree classificate deve essere istruito su rischi, divieti, procedure e comportamenti in emergenza.
Che rapporto c’è con gli spazi confinati?
Molto stretto: dentro serbatoi, silos e vasche il rischio di esplosione si somma a quello dell’atmosfera pericolosa e va gestito con permessi di lavoro e strumenti di misura adeguati.
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