Il vetro si lavora in due luoghi che hanno poco in comune. Nel laboratorio ci sono il banco di taglio, la molatrice a nastro, i cavalletti dove le lastre stazionano in verticale appoggiate l’una all’altra. In cantiere ci sono androni stretti, rampe di scale, vetrine da smontare con il negozio aperto, telai a filo di facciata: lo stesso operatore che al mattino ha squadrato una lastra al banco nel pomeriggio la posa a qualche metro da terra, sopra un marciapiede pubblico.
Questa doppia natura spiega perché il documento di valutazione di una vetreria non possa fermarsi ai confini del capannone. Il materiale, poi, ha un comportamento che nessun altro condivide: quando cede non si deforma, si frantuma, e i bordi che genera passano attraverso quasi tutti i tessuti da lavoro. Il peso di una lastra da posa e la superficie liscia che offre poca presa fanno il resto.
I rischi specifici
- Lacerazione da bordi e da rottura improvvisa. Non solo il taglio volontario: una lastra che si incrina mentre viene ruotata produce schegge e spigoli vivi all’altezza di avambracci, cosce e viso.
- Ribaltamento e schiacciamento. Rastrelliere caricate male, cavalletti su pavimento non piano, lastre appoggiate provvisoriamente al muro: da qui arrivano gli infortuni più gravi del comparto, perché il peso in caduta non dà preavviso.
- Cedimento della presa. Ventose sporche, guarnizioni consumate, superficie umida: la presa a depressione regge finché la tenuta è integra, e quando viene meno l’operatore è già sotto il carico.
- Sovraccarico biomeccanico. Sollevamenti in coppia con presa asimmetrica, torsioni del busto per infilare la lastra nel vano, trasporto a mano su percorsi con gradini: il Titolo VI del D.Lgs 81/2008 è pienamente applicabile.
- Lavoro in quota e caduta di materiale. Su facciate, lucernari e verande al rischio per l’operatore si somma quello per i passanti.
- Molatura, bisellatura e rumore. L’asportazione a umido riduce l’aerosol ma non lo azzera; molatrici, compressori e caduta degli sfridi nei contenitori metallici generano inoltre un fondo sonoro che merita un rilievo secondo la UNI EN ISO 9612.
- Agenti chimici. Siliconi, primer di aggrappaggio, schiume e alcol per la pulizia finale: quantità modeste, ma impiegate ogni giorno in ambienti chiusi.
Formazione obbligatoria
Il percorso di base resta la formazione dei lavoratori, scegliendo il livello di rischio in coerenza con lavorazione e posa. A questo si affianca un addestramento sul campo che nel vetro pesa più dell’aula: come si carica un cavalletto, come si verifica una ventosa prima del sollevamento, come si scarica un pacco di lastre dal furgone attrezzato.
Piattaforme elevabili, gru per autocarro e carrelli semoventi sono tra le attrezzature per cui occorre l’abilitazione: esame pratico all’inizio e rinnovi a scadenza. Per gli interventi su facciate, lucernari e coperture serve il percorso sui lavori in quota. Chi coordina la squadra in cantiere va formato come preposto, e almeno un addetto per squadra deve saper gestire l’emergenza sanitaria in un contesto dove l’emorragia da taglio profondo è l’evento più probabile.
DPI e dispositivi
I guanti resistenti al taglio sono il dispositivo simbolo, ma coprono una parte minima del corpo esposto: servono manicotti per gli avambracci, grembiule anteriore per il tratto addome-coscia e scarpe con puntale e suola antiperforazione, perché le schegge finiscono a terra. Occhiali o visiera sono indispensabili in molatura e nella rimozione di vetri già fratturati.
In cantiere si aggiungono elmetto, sistema anticaduta con ancoraggio individuato prima di salire e indumenti ad alta visibilità su suolo stradale. Contano però anche i dispositivi che non si indossano: ventose con indicatore di perdita di vuoto, cavalletti con fermo antiribaltamento, contenitori rigidi per lo sfrido. La voce di glossario sui DPI chiarisce cosa rientra nella definizione.
Sorveglianza sanitaria
Gli accertamenti li stabilisce il medico competente leggendo i fattori censiti nella valutazione. Nel profilo del vetraio pesano rachide e cingolo scapolare per il sollevamento di carichi ingombranti, la funzione uditiva dove il rilievo fonometrico lo giustifica, la cute delle mani per il contatto con siliconi e solventi, la funzione visiva. Per chi opera su facciate e coperture il giudizio comprende gli aspetti che condizionano l’attività in altezza; il funzionamento d’insieme è spiegato in sorveglianza sanitaria.
| Fase del lavoro | Che cosa può andare storto | Che cosa mettere in campo |
|---|---|---|
| Scarico e stoccaggio delle lastre | Ribaltamento del pacco o del cavalletto | Cavalletti con fermo, pavimento livellato, sequenza di carico definita |
| Taglio e troncatura al banco | Rottura irregolare con proiezione di schegge | Piano di appoggio integro, protezione degli avambracci, raccolta immediata dello sfrido |
| Trasporto e posa in facciata | Spostamento del carico, caduta dell’operatore o del materiale | Telaio di ancoraggio sul mezzo, ancoraggi individuati, delimitazione dell’area sottostante |
| Sigillatura e finitura | Contatto e inalazione di prodotti chimici | Schede di sicurezza consultabili, ventilazione, guanti compatibili con il prodotto |
Domande frequenti
Un guanto robusto qualsiasi va bene per maneggiare le lastre?
No: la resistenza al taglio è una prestazione dichiarata dal fabbricante e va scelta in funzione dello spessore e del tipo di vetro trattato. Un guanto generico offre una protezione apparente che spinge a prese più disinvolte, peggiorando il risultato.
La sostituzione di una vetrata in un edificio abitato è un cantiere?
Dipende dall’intervento e dal contesto: quando l’opera rientra nei lavori edili o si innesta in un cantiere già aperto si applicano gli adempimenti di quel titolo, con piano operativo e coordinamento. In ogni caso lavorare in un immobile di terzi impone di scambiare informazioni sui rischi con chi lo gestisce.
I sollevatori a ventosa vanno controllati periodicamente?
Il controllo prima di ogni utilizzo, con prova di tenuta del vuoto e ispezione delle guarnizioni, è sempre dovuto. Se l’attrezzatura rientra tra quelle assoggettate dalla norma a controlli con periodicità stabilita si aggiunge il regime descritto nelle verifiche periodiche.
La molatura del vetro va valutata come rischio polveri?
Sì, anche lavorando a umido. Quantità e frazione dimensionale del particolato si accertano con un rilievo, non a occhio: il servizio dedicato è quello sulle polveri inalabili e respirabili, e l’esito confluisce nel DVR.
Chi risponde se una lastra appoggiata al muro cade su un collega?
L’indagine risale a come lo stoccaggio provvisorio era stato previsto e istruito: senza una regola scritta, senza cavalletti disponibili nel punto di lavoro e senza vigilanza del preposto, la responsabilità organizzativa resta in capo all’azienda.
Gestisci una vetreria con squadre che escono in posa ogni giorno? Portaci l’elenco dei mezzi, delle attrezzature di presa e degli attestati in corso: da un preventivo gratuito ricostruiamo cosa manca tra laboratorio e cantiere. Profili in parte affini come il fabbro e il piastrellista hanno una scheda nell’indice delle mansioni; il quadro generale è in obblighi del datore di lavoro.