Una cartiera è tra gli ambienti industriali più impegnativi da mettere in sicurezza: la macchina continua non si ferma, i cilindri girano a pochi centimetri l’uno dall’altro creando punti di presa capaci di trascinare una mano in un istante, la seccheria lavora con vapore e superfici bollenti, il rumore accompagna ogni ora del turno. Nella cartotecnica e nel packaging il quadro cambia ma non si alleggerisce: ondulatori, fustellatrici e astucciatrici concentrano organi mobili, colle a caldo e ritmi elevati, mentre il magazzino gestisce bobine che pesano quanto un’automobile.
Affianchiamo cartiere, impianti di converting, scatolifici e produttori di imballaggi in carta e cartone con una consulenza che tiene insieme documenti, sorveglianza sanitaria e formazione. Un solo referente, che conosce la differenza tra una fermata programmata e un intervento su impianto in marcia.
Le due linee di intervento
- Sicurezza sul lavoro per l’industria cartaria e del packaging: valutazione dei rischi costruita sulla linea produttiva, protezione dei punti di presa, rumore, polveri di carta e cartone, incendio dei depositi, procedure per gli ambienti confinati, assunzione del ruolo di RSPP esterno, controllo delle verifiche periodiche.
- Medicina del lavoro per l’industria cartaria: medico competente e protocolli distinti tra conduttori di macchina, addetti al converting, manutentori e magazzinieri, con visite direttamente in stabilimento.
Attorno a queste due aree ruotano i percorsi formativi — parte generale e specifica ad alto rischio, squadre di emergenza, abilitazione per carrelli con pinza da bobine e piattaforme elevabili — e la gestione documentale delle attrezzature di lavoro, che qui pesa quanto il documento principale.
Perché il ciclo della carta chiede qualcosa in più
Tre elementi rendono questo settore diverso da un’officina o da un magazzino. Il primo è la continuità: impianti che marciano su tre turni impongono di progettare la manutenzione come attività a sé, con procedure di messa in sicurezza e riconsegna. Il secondo è il materiale: carta e cartone bruciano rapidamente e la polvere che si deposita su travi e canaline è combustibile, quindi il tema incendio non riguarda solo il deposito ma tutto il capannone. Il terzo è la presenza costante di imprese esterne, dalle squadre di manutenzione meccanica ai trasportatori, che rende il coordinamento tra committente e appaltatori un obbligo quotidiano e non un adempimento occasionale.
Chi rientra nel perimetro
Rispondono degli stessi obblighi la cartiera con centinaia di addetti e lo scatolificio a conduzione familiare con tre operai, così come le aziende che trasformano tessuto-non-tessuto e i centri di trasformazione della carta da macero. Cambia la complessità delle valutazioni, non la loro obbligatorietà. Quando parte dell’attività è affidata a cooperative di facchinaggio o a terzisti, gli obblighi di verifica e di cooperazione sui rischi di interferenza gravano anche su chi ospita la lavorazione.
Come entriamo in azienda
Partiamo da un giro completo di impianto seguendo il materiale: arrivo delle materie prime, preparazione impasti o alimentazione dell’ondulatore, linea, allestimento, magazzino e spedizione. Poi verifichiamo cosa dice la documentazione esistente e dove si è staccata dalla realtà, in genere dopo un rifacimento di linea. Alla fine consegniamo un programma di interventi con priorità dichiarate e prendiamo in carico il calendario delle scadenze. Il metodo è illustrato nella pagina come lavoriamo; lo applichiamo con logiche analoghe anche nella lavorazione del legno, nelle tipografie e aziende grafiche e nella gestione dei rifiuti, settori che condividono polveri, macchine e movimentazioni impegnative. Tutti i comparti seguiti sono elencati nella pagina settori.
Domande frequenti
Per fare il sopralluogo dovete fermare la macchina continua?
No. La valutazione parte dall’osservazione dell’impianto in marcia, che è la condizione in cui gli operatori lavorano davvero: percorsi, punti di accesso ai cilindri, postazioni di controllo, interventi di ripristino dopo una rottura del foglio. Le parti che si possono esaminare solo a macchina ferma le riprendiamo durante una fermata già programmata, concordando in anticipo cosa osservare, così alla produzione non si aggiunge alcun fermo.
Dopo il rifacimento di una linea di converting devo aggiornare il DVR anche se non è successo nulla?
Sì. L’articolo 29 del D.Lgs 81/2008 lega l’aggiornamento alle modifiche significative del processo produttivo o dell’organizzazione, non al verificarsi di infortuni. Una nuova fustellatrice, un ondulatore rimotorizzato o uno spostamento di layout cambiano percorsi, protezioni e rumore percepito nel reparto, quindi vanno riportati nel documento di valutazione dei rischi insieme alle procedure operative e all’informazione dei lavoratori coinvolti.
Le vasche di preparazione impasti e il pulper sono ambienti confinati?
Di regola sì, insieme a tramogge, silos di additivi e cunicoli tecnici sotto la macchina: sono spazi confinati per accesso limitato, possibile carenza di ossigeno o presenza di sostanze pericolose. L’ingresso ricade nel DPR 177/2011, che chiede impresa e personale qualificati, procedura scritta, sorveglianza dall’esterno e mezzi di soccorso predisposti prima di scendere. Vale anche quando a entrare è un manutentore interno.
Il carrellista che movimenta bobine con la pinza ha bisogno di un’abilitazione diversa?
L’abilitazione prevista dall’Accordo Stato-Regioni riguarda il carrello elevatore semovente con conducente a bordo ed è la base necessaria. La pinza per bobine, però, è un’attrezzatura intercambiabile che cambia stabilità, visibilità e modo di prendere il carico: per questo serve un addestramento specifico documentato sull’attrezzatura in uso, con le istruzioni del fabbricante alla mano. Lo gestiamo insieme ai corsi per attrezzature e lo registriamo tra gli attestati.
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