Emergenze

Sversamento di sostanze chimiche: procedura di intervento

Contenimento, assorbimento, protezione degli operatori e smaltimento: come si gestisce uno sversamento chimico senza trasformarlo in un infortunio.

Basta poco: un fusto che scivola dal transpallet, un raccordo che cede, un travaso fatto senza imbuto, una tanica lasciata aperta che qualcuno urta passando. Il liquido si allarga sul pavimento, raggiunge la canaletta di scolo, evapora se è volatile, e nel giro di qualche minuto il problema non è più solo la sostanza persa ma l’atmosfera del reparto, la sicurezza di chi accorre e ciò che sta finendo in fognatura.

Uno sversamento è insidioso perché sembra sempre gestibile. Il riflesso più comune è prendere uno straccio e asciugare, magari senza guanti, con lo straccio che poi finisce nel cestino della carta. È così che un evento contenuto diventa un’esposizione cutanea, un’inalazione o una reazione fra prodotti incompatibili. La differenza la fanno due cose: sapere cosa si ha in magazzino e avere a portata di mano il materiale per fermare la sostanza dove è caduta.

Le prime mosse sul punto di rilascio

La sequenza comincia allontanando le persone non coinvolte e segnalando l’area, perché il primo danno di uno sversamento è a chi passa senza sapere. Chi interviene deve sapere cosa ha davanti: la sezione della scheda dati di sicurezza dedicata al rilascio accidentale dice se ventilare, se il vapore ristagna in basso, se eliminare le sorgenti di innesco, quali assorbenti sono compatibili.

Poi si agisce su tre fronti nell’ordine: fermare la fonte se è possibile farlo senza esporsi, raddrizzando il contenitore o chiudendo la valvola; contenere il perimetro con barriere assorbenti o cordoli, dando priorità a tombini, griglie e canaline; raccogliere con materiale inerte, procedendo dall’esterno verso il centro per non allargare la pozza. Se la quantità è rilevante, la sostanza infiammabile o i vapori irritanti, il compito dell’azienda non è risolvere ma evacuare e chiamare i vigili del fuoco.

Chi fa cosa

L’operatore che assiste all’evento dà l’allarme e mette in sicurezza sé stesso: non è tenuto a intervenire se non è addestrato e non ha i dispositivi adatti. Gli addetti designati alla gestione degli sversamenti — spesso gli stessi delle squadre antincendio, ma con addestramento specifico — indossano l’equipaggiamento previsto e conducono le operazioni. Il preposto interrompe le lavorazioni vicine, verifica che nessuno resti nell’area interessata dai vapori e coordina la ventilazione.

Il responsabile del magazzino recupera la scheda dati di sicurezza del prodotto e la porta a chi opera. Il datore di lavoro, con il servizio di prevenzione e protezione, decide se l’evento richiede la segnalazione agli enti — cosa che dipende da quanto è uscito e da dove è finito — e organizza lo smaltimento del raccolto. Se qualcuno ha avuto contatto con la sostanza, la gestione sanitaria passa agli addetti al primo soccorso e al soccorso pubblico, con la scheda del prodotto da consegnare ai sanitari.

Come si prepara l’azienda

Tutto parte dall’inventario aggiornato di ciò che si detiene, con le schede dati di sicurezza raccolte, leggibili e non ferme a dieci anni fa. Da lì discende la valutazione del rischio chimico prevista dal Titolo IX del D.Lgs 81/2008 e la scelta dei kit: assorbenti universali per la maggior parte dei liquidi, materiali dedicati per oli e idrocarburi, prodotti neutralizzanti per acidi e alcali. Un kit unico “buono per tutto” è una scorciatoia che non regge alla prova dei fatti.

I kit vanno collocati dove il rischio esiste — deposito, zona travasi, officina — non in un magazzino centrale lontano. Devono contenere anche i dispositivi idonei alla sostanza: guanti scelti in base al materiale e al tempo di permeazione dichiarato dal fabbricante, protezione degli occhi, tuta e, dove serve, protezione respiratoria con filtro adatto alla famiglia chimica. I criteri di scelta sono nella sezione DPI.

Il terzo elemento è l’addestramento pratico, non la circolare: si prova a stendere le barriere, a chiudere una griglia con l’obturatore, a indossare l’equipaggiamento e a toglierlo senza contaminarsi. Va deciso prima anche dove finisce il materiale usato: assorbenti saturi, dispositivi monouso e contenitori danneggiati sono rifiuti da gestire secondo il D.Lgs 152/2006.

Tipo di rilascioMateriale che serve avere prontoDestino di ciò che si raccoglie
Olio o gasolio in officinaAssorbente oleoselettivo, barriere, obturatore per grigliaRifiuto pericoloso in contenitore dedicato
Acido o base da travasoNeutralizzante con indicatore, visiera, guanti resistentiRaccolta separata dopo verifica di neutralizzazione
Solvente infiammabileAssorbente inerte, attrezzi antiscintilla, ventilazioneContenitore chiuso lontano da fonti di innesco
Prodotto in polvereAspirazione idonea, mai scopa a seccoInsacchettamento etichettato con nome del prodotto

Errori che aggravano l’emergenza

Diluire con acqua è il classico: aumenta il volume, allarga la superficie e con certe sostanze innesca reazioni. Usare la scopa su una polvere la solleva e la fa respirare a chi pulisce. Mescolare prodotti diversi nello stesso contenitore di raccolta sposta il problema altrove, dentro un fusto chiuso. E intervenire con i guanti sbagliati non protegge: molti materiali non resistono ai solventi.

C’è poi l’errore che si commette dopo: non registrare nulla. Anche un evento piccolo va annotato con data, prodotto, quantità stimata e causa, perché è quella traccia a rivelare se il problema è un contenitore mal chiuso, un travaso sbagliato o un pavimento senza bacino di contenimento.

Domande frequenti

Ogni azienda deve avere un kit antisversamento?

Non esiste un elenco che lo imponga in astratto: l’obbligo nasce dall’esito della valutazione del rischio chimico. In pratica, dove si stoccano o travasano liquidi pericolosi è difficilmente evitabile, ed è tra i primi rilievi in caso di controllo.

Chi interviene deve avere una formazione particolare?

Sì, oltre all’informazione sui prodotti serve un addestramento sull’uso del kit e dei dispositivi, documentato. Chi indossa protezioni respiratorie o dispositivi di terza categoria deve essere addestrato specificamente, non semplicemente informato.

Dove metto gli assorbenti usati in attesa del ritiro?

In un contenitore chiuso ed etichettato, nell’area di deposito temporaneo dei rifiuti, mai insieme a quelli assimilati agli urbani. L’attribuzione del codice va concordata con chi cura lo smaltimento.

Se la sostanza raggiunge la fognatura cosa succede?

Cambia la natura dell’evento: da questione interna diventa possibile scarico non autorizzato, con obblighi di segnalazione verso gli enti competenti. È la ragione per cui la protezione dei tombini viene prima della raccolta.

Vale la pena simulare uno sversamento?

Molto: una prova con acqua colorata mostra in pochi minuti dove scorre davvero il liquido e quanto tempo serve per arrivare con il kit. Si abbina bene alla prova di evacuazione.


Hai prodotti chimici in deposito e nessuno sa cosa fare se un fusto cede? Mettiamo in ordine schede, valutazione, kit e addestramento partendo da quello che hai già: richiedi un preventivo gratuito o passa dai contatti. Nella sezione emergenze trovi anche la fuga di gas, scenario vicino a quello dei solventi.

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