Il posto di lavoro di chi pesca si muove, è quasi sempre bagnato e spesso si trova a ore di navigazione dal presidio sanitario più vicino. Sui pescherecci, negli impianti di molluschicoltura in laguna, nelle vasche di troticoltura e nei capannoni di prima lavorazione del pescato convivono coperte scivolose, verricelli e argani in trazione, freddo, umidità costante e turni che iniziano molto prima dell’alba. È una combinazione che rende il comparto ittico uno dei più esposti a infortuni gravi e a patologie da sovraccarico, e che impone a chi dirige un’impresa di pesca o di acquacoltura una gestione diversa da quella di qualunque azienda di terraferma.
Seguiamo armatori, cooperative di pescatori, allevamenti ittici e stabilimenti di prima lavorazione tenendo insieme tre piani che in questo settore non si possono separare: l’incolumità di chi lavora, la salute certificata dal medico competente e l’igiene del prodotto. Alle attività a terra si applica il D.Lgs 81/2008, alle attività a bordo si affianca la normativa speciale sul lavoro marittimo, e il pescato — essendo un alimento — porta con sé gli obblighi di autocontrollo igienico. Il nostro lavoro consiste nel far convergere questi tre fronti in un unico calendario gestibile.
Di cosa ci occupiamo per le imprese ittiche
- Sicurezza sul lavoro per pesca e acquacoltura: valutazione dei rischi delle lavorazioni a bordo e a terra, macchine di sollevamento e salpa-reti, ambienti freddi e umidi, procedure di emergenza in mare, incarico di RSPP.
- Medicina del lavoro per pesca e acquacoltura: nomina del medico competente, protocolli sanitari per equipaggi e addetti alle vasche, visite programmate nei periodi di fermo.
- Formazione e abilitazioni: percorso base per i lavoratori, addetti alle emergenze, conduzione di carrelli e gru di bordo dove ricorrono i presupposti dell’Accordo Stato-Regioni.
- Autocontrollo igienico e manuale HACCP per la catena del freddo, l’eviscerazione, la depurazione dei molluschi e il confezionamento.
- Analisi delle acque di vasca, di lavaggio e del ghiaccio impiegato per la conservazione del pescato.
Tre condizioni che cambiano tutto
L’isolamento. In mare non arriva un’ambulanza: la dotazione sanitaria di bordo, l’addestramento dell’equipaggio e le procedure per allertare i soccorsi valgono quanto un dispositivo di protezione.
Il freddo e l’acqua. Celle, ghiaccio, guanti bagnati e ponti scivolosi generano insieme rischio di caduta, patologie osteoarticolari e problemi vascolari alle mani: sono rischi che vanno misurati e non semplicemente elencati.
La stagionalità. Fermo pesca, campagne di raccolta dei molluschi e picchi di lavorazione concentrano assunzioni e imbarchi in poche settimane. Formazione e giudizi di idoneità vanno pronti prima, non durante.
Comparti vicini che presidiamo
Molte imprese ittiche hanno un piede anche altrove: la trasformazione del prodotto le avvicina all’industria alimentare, la vendita diretta e la ristorazione di bordo al mondo della ristorazione, il trasporto refrigerato alla logistica. L’elenco completo dei comparti è nella pagina settori, mentre il metodo di lavoro è descritto in come lavoriamo.
Domande frequenti
Chi risponde della sicurezza a bordo, l’armatore o il comandante?
Le due figure hanno ruoli distinti e non alternativi. L’armatore resta il soggetto che organizza l’impresa, dota il mezzo delle attrezzature e sostiene gli adempimenti; il comandante esercita a bordo poteri di direzione e di vigilanza sull’equipaggio durante la navigazione, in una posizione vicina a quella del preposto. Conviene mettere il riparto nero su bianco nell’organigramma della sicurezza, indicando chi decide sulle spese e chi impartisce le disposizioni operative in mare.
I soci di una cooperativa di pesca vanno trattati come lavoratori?
Nella grande maggioranza dei casi sì. Quando il socio presta la propria opera dentro l’organizzazione della cooperativa e riceve direttive su imbarchi e turni, la sua posizione è sostanzialmente quella del lavoratore: rientra nel computo, va formato, va sottoposto a sorveglianza sanitaria e ha diritto alla rappresentanza. È un punto su cui l’organo di vigilanza si sofferma spesso, perché l’assetto societario viene scambiato per un’esenzione che non esiste.
La visita per l’idoneità all’imbarco sostituisce la sorveglianza sanitaria aziendale?
No, i due accertamenti hanno finalità diverse. La certificazione richiesta per l’imbarco attesta l’idoneità generale alla vita di bordo secondo la normativa marittima; la sorveglianza sanitaria del D.Lgs 81/2008 valuta invece l’esposizione ai rischi della singola mansione, dal rumore al freddo, dalla movimentazione dei carichi agli agenti biologici. Per gli addetti a terra, negli impianti di acquacoltura e nella prima lavorazione, nomina del medico competente e protocollo sanitario restano comunque dovuti.
Stive, cisterne e vasche di depurazione rientrano tra gli spazi confinati?
Quando un addetto deve entrare in un ambiente chiuso con accessi ristretti e possibile carenza di ossigeno o presenza di gas — una stiva, una cisterna del gasolio, una vasca svuotata per la pulizia — valgono le regole del DPR 177/2011: qualificazione dell’impresa, addestramento specifico, procedura scritta e sorveglianza dall’esterno. Molte imprese ittiche si accorgono dell’obbligo solo quando programmano la manutenzione di fine stagione.
Raccontaci com’è fatta la tua flotta o il tuo impianto: apri una richiesta di preventivo gratuito e ricevi una proposta scritta, adempimento per adempimento, senza voci generiche.