Emergenze

Principio di incendio: cosa fare nei primi minuti

Allarme, tentativo di spegnimento, evacuazione e chiamata dei soccorsi: la sequenza corretta davanti a un principio di incendio e gli errori più comuni.

Quasi nessun incendio aziendale comincia come un incendio. Comincia come un odore strano vicino a un quadro, una presa che scotta, uno straccio imbevuto di solvente lasciato accanto a una lampada, una scintilla di molatura finita in un cassone di imballaggi. In quella fase il fenomeno è ancora piccolo e la differenza fra un guasto da riparare lunedì e un capannone perso la fa quello che succede nei minuti immediatamente successivi.

Il problema è che la finestra utile è breve e non lo sembra. Un focolaio limitato produce fumo denso prima di produrre calore percepibile, e il fumo cancella la visibilità dei percorsi molto prima che le fiamme diventino un ostacolo. Chi si attarda per capire meglio o per non “fare allarmismo” consuma esattamente il tempo che serviva per uscire con calma. La reazione corretta non è eroica: è rapida, ordinata e decisa in anticipo.

Cosa succede nei primi minuti

Il primo evento è il rilevamento, che nella maggior parte dei casi è umano e non impiantistico: qualcuno vede o sente qualcosa di anomalo. La regola che deve essere già chiara a tutti è che l’allarme precede qualsiasi altra azione, perfino l’avvicinarsi per guardare meglio. Fermare una linea per un sospetto infondato è un fastidio recuperabile; accorgersi del focolaio quando il fumo ha già preso il corridoio non lo è.

Subito dopo si apre l’unica vera decisione tecnica sul posto: tentare l’estinzione o rinunciare. Il tentativo ha senso se il focolaio è ancora circoscritto, chi interviene è formato, ha alle spalle una via di fuga libera e il mezzo estinguente è adatto a ciò che brucia. Se manca uno di questi elementi la risposta è una sola: chiudere la porta del locale e andarsene.

La terza fase è l’esodo, con i comportamenti che la formazione deve avere reso automatici: niente ascensori, niente oggetti personali da recuperare, porte accostate alle spalle ma non chiuse a chiave, andatura bassa se lo strato di fumo scende. In parallelo parte la chiamata ai soccorsi pubblici, utile anche quando il focolaio sembra spento: un materiale che ha covato può riaccendersi.

Chi fa cosa

Chi individua l’innesco ha un compito solo: dare l’allarme come previsto in azienda, senza cercare prima un superiore che lo autorizzi.

Gli addetti antincendio valutano l’entità del fenomeno, decidono se intervenire, scelgono il mezzo estinguente e presidiano l’esodo. La loro preparazione, definita in base al livello di rischio dell’attività, serve soprattutto a saper dire di no: riconoscere quando un focolaio ha superato la soglia dell’intervento con mezzi portatili è più difficile che usare un estintore.

I preposti verificano che le persone della propria area si siano davvero mosse e che gli impianti siano stati messi in sicurezza dove la procedura lo prevede. Un incaricato aspetta i mezzi di soccorso all’ingresso e riferisce le informazioni utili: cosa brucia, dove, se ci sono bombole o serbatoi vicini, se manca qualcuno all’appello.

Gli addetti al primo soccorso restano con le persone coinvolte, in particolare chi ha respirato fumo, e le affidano al personale sanitario appena arriva. Ogni valutazione clinica spetta a loro e al servizio di emergenza, non a chi coordina l’evacuazione.

Come si prepara l’azienda

Quasi tutto si gioca prima che accada qualcosa, togliendo di mezzo gli inneschi possibili: manutenzione di quadri e prese, ordine nei depositi, gestione dei rifiuti combustibili, separazione fra lavorazioni a caldo e materiali infiammabili, regole scritte per saldature e tagli fuori dalle aree attrezzate. Molti focolai nascono da situazioni che qualcuno aveva già notato.

Sul fronte della risposta servono presidi coerenti con ciò che può bruciare in quel reparto, controllati con la periodicità prevista dalla norma tecnica e annotati nel registro antincendio, più segnaletica leggibile e percorsi sgombri. Le procedure vanno inserite nel piano di emergenza e messe alla prova con la prova di evacuazione. Gli incaricati si formano con il corso antincendio secondo l’impianto del D.M. 2 settembre 2021, mentre a tutti gli altri l’azienda deve almeno la formazione su allarme ed esodo prevista dal D.Lgs 81/2008.

Innesco frequente in aziendaCome evolve se nessuno intervieneCosa fare appena lo si nota
Surriscaldamento di quadro o ciabattaFumo acre e propagazione ai cavi viciniAllarme, sezionamento a monte se raggiungibile, nessun getto d’acqua
Scintille di molatura su materiali sfusiFocolaio che cova sotto il cumulo e riprendeBagnatura del cumulo e controllo prolungato dell’area
Liquido infiammabile versato e accesoFiamma che segue il liquido e si estendeInterruzione della sorgente, schiuma o polvere, mai getto pieno
Fritto o grasso surriscaldato in cucinaInnesco improvviso con proiezione di gocceCopertura della pentola, spegnimento del fuoco, agente per oli e grassi

Errori che aggravano l’emergenza

Sopra tutti c’è il tentativo prolungato: la persona insiste con un secondo e un terzo estintore mentre il fumo riempie il locale e le vie di uscita si accorciano. Il tentativo di spegnimento è un’azione a colpo singolo, non una battaglia.

Segue l’uso di un mezzo sbagliato: acqua su apparecchiature in tensione o su liquidi infiammabili, dove peggiora le cose invece di risolverle. Poi l’abitudine di bloccare le porte tagliafuoco con un cuneo per comodità di passaggio, che annulla la compartimentazione proprio quando servirebbe.

Chiudono l’elenco due comportamenti prevedibili: rientrare a recuperare qualcosa dopo essere già usciti e rinunciare alla chiamata perché “l’abbiamo spento noi”. Si prevengono solo dicendoli prima, in modo esplicito, durante la formazione.

Domande frequenti

Ogni lavoratore deve saper usare un estintore?

Tutti devono conoscere allarme, percorsi di esodo e comportamento da tenere. L’intervento con i mezzi portatili è compito degli addetti designati e formati: da un lavoratore non incaricato non ci si aspetta che affronti un focolaio.

Come capisco quale estintore serve nel mio reparto?

Dipende da cosa è presente: solidi, liquidi infiammabili, apparecchiature in tensione, oli e grassi da cucina richiedono agenti diversi. Scelta e distribuzione dei presidi si definiscono con la valutazione dei rischi, non comprando il modello più economico.

Devo chiamare i vigili del fuoco anche per un focolaio spento subito?

Se il fenomeno ha interessato impianti, strutture o materiali che possono covare, la chiamata è la scelta prudente. Va comunque registrato l’accaduto, perché un innesco ripetuto segnala un problema tecnico da risolvere.

Un principio di incendio va registrato da qualche parte?

Sì, ed è un’informazione preziosa: annotare data, punto, causa presunta e azione svolta permette di correggere la causa. Se ci sono state persone infortunate si applicano anche gli obblighi di denuncia previsti per gli infortuni.

Se non sei sicuro che i tuoi presidi corrispondano a quello che può bruciare nei tuoi reparti, verifichiamolo insieme con un sopralluogo. Trovi il modulo per il preventivo gratuito e altri strumenti nella sezione emergenze.

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