Emergenze

Malore in azienda e uso del defibrillatore

Riconoscere un'emergenza sanitaria, attivare i soccorsi e usare il defibrillatore: organizzazione, formazione degli addetti e manutenzione del DAE.

Il malore è l’emergenza che arriva senza rumore. Nessuna macchina si è rotta, nessuna sostanza è fuoriuscita: una persona si siede, dice che non si sente bene, oppure scivola a terra davanti al bancone o in ufficio. Proprio perché manca l’evento tecnico che di solito fa scattare l’allarme, la reazione dei colleghi è spesso lenta e incerta — si aspetta qualche minuto “per vedere se passa”, si offre un bicchiere d’acqua, si telefona a un familiare prima che al soccorso pubblico.

Fra tutti gli scenari sanitari possibili ce n’è uno che non tollera attesa: l’arresto cardiaco improvviso, che può colpire persone senza storia clinica nota e in cui ogni minuto conta. È il motivo per cui la disponibilità di un defibrillatore semiautomatico o automatico in azienda, unita a personale che sappia usarlo, ha un peso che nessun’altra dotazione di emergenza ha. Il dispositivo non richiede una diagnosi: analizza da solo il ritmo e indica all’operatore se procedere, guidandolo con messaggi vocali.

Riconoscere e allertare: i primi istanti

Il segnale che deve far cambiare marcia a chiunque è la perdita di coscienza con respiro assente o chiaramente anomalo. In quel caso non si discute e non si telefona al responsabile: si compone subito il numero unico di emergenza e si fanno arrivare sul posto l’addetto formato e il defibrillatore, se presente. Servono almeno tre persone che agiscano insieme: chi resta con l’infortunato, chi parla al telefono con la centrale operativa e chi corre a prendere l’apparecchio.

Anche i malori che non arrivano a tanto vanno trattati con serietà: dolore toracico, difficoltà a parlare o a muovere un lato del corpo, confusione improvvisa, sudorazione fredda. Non spetta all’azienda interpretare quei segni. Le indicazioni le dà la centrale operativa al telefono, ed è a quelle che gli addetti si attengono; ogni manovra o somministrazione decisa di iniziativa è fuori dal perimetro di chiunque non sia un sanitario.

Chi fa cosa

Sulla persona intervengono soltanto gli addetti al primo soccorso designati dal datore di lavoro, che applicano quanto appreso nel percorso previsto dal D.M. 388/2003 e, se l’azienda l’ha organizzato, nel corso specifico sull’uso del defibrillatore. Chi ha dato l’allarme resta al telefono: la centrale ha bisogno di risposte, non di una chiamata interrotta subito dopo l’indirizzo.

I colleghi non formati hanno tre compiti concreti e nessun altro: portare il defibrillatore dal punto in cui è installato, liberare lo spazio attorno alla persona e attendere i soccorritori all’ingresso per guidarli. Il preposto sospende le lavorazioni nell’area e verifica che nessuno resti solo in postazioni isolate. Il datore di lavoro interviene dopo, sulla ricostruzione dell’accaduto e sul confronto con il medico competente, a cui va segnalato ogni malore avvenuto in orario di lavoro perché ne valuti il rilievo rispetto alla mansione.

Come si prepara l’azienda

Non tutte le imprese hanno un obbligo generalizzato di dotarsi del defibrillatore: la sua presenza discende da norme di settore e, per le altre realtà, da una scelta che nasce dalla valutazione dei rischi e dal parere del medico competente, tenendo conto di età del personale, distanza dai presidi sanitari, mansioni gravose e presenza di pubblico. La normativa nazionale in materia di defibrillatori promuove la diffusione dei dispositivi anche fuori dall’ambito sanitario e ne consente l’utilizzo, in assenza di personale formato, a chi si trovi a intervenire in emergenza.

Se l’azienda decide di installarlo, contano tre cose. La posizione: in luogo accessibile, segnalato, raggiungibile in poco tempo dai punti più lontani dello stabilimento, non chiuso in un armadio con la chiave in portineria. Le persone: un numero di operatori addestrati sufficiente a coprire tutti i turni, coordinato con gli addetti alle emergenze già nominati. La manutenzione: elettrodi e batteria hanno una scadenza, l’apparecchio esegue autodiagnosi e segnala il proprio stato, ma qualcuno deve guardare quell’indicatore con periodicità fissa e annotarlo.

Va poi comunicata la presenza del dispositivo alla centrale operativa del soccorso sanitario, così che l’operatore che riceve la chiamata sappia che in quel sito ce n’è uno e possa indirizzare chi telefona. Utile infine collegare il tema al piano di emergenza: il percorso interno per raggiungere l’apparecchio va provato, non solo disegnato.

Anello della rispostaCosa dipende dall’aziendaCome si controlla che regga
Allarme immediatoNumeri e indirizzo affissi, nessun filtro gerarchicoSimulazione di chiamata con cronometro
Personale addestratoAddetti formati distribuiti sui turniConfronto tra elenco addestrati e piano turni
Dispositivo disponibileCollocazione accessibile e segnalataPercorso di prelievo provato dal punto più lontano
Apparecchio efficienteSorveglianza di batteria ed elettrodiRegistro dei controlli con firma e data

Errori che aggravano l’emergenza

In testa a tutti c’è l’attesa: rimandare la chiamata sperando che la persona si riprenda. Poi c’è l’abitudine di spostare chi ha perso conoscenza per portarlo “in un posto tranquillo”, allontanandolo dal luogo dove i soccorritori lo cercheranno. Terzo: il defibrillatore tenuto sotto chiave, o in un ufficio che di sera è chiuso, vanificando l’investimento fatto.

Ce n’è un quarto, più insidioso: concentrare la formazione su una sola persona, magari il responsabile della sicurezza. Se quel giorno è in ferie, l’azienda torna al punto di partenza. E ce n’è un quinto, tipico delle realtà con lavoratori isolati o notturni: non prevedere alcun sistema che permetta di accorgersi che qualcuno è a terra da solo.

Domande frequenti

Un lavoratore non formato può usare il defibrillatore?

La normativa vigente ne consente l’impiego anche a chi non ha frequentato il corso, quando non è disponibile personale addestrato. Resta però evidente che l’azienda organizzata forma i propri addetti: l’apertura della legge serve a non lasciare inutilizzato un apparecchio presente, non a sostituire l’addestramento.

Il defibrillatore rientra nella cassetta di primo soccorso?

No, è una dotazione autonoma. La composizione della cassetta di primo soccorso è definita dal decreto ministeriale e va gestita separatamente, con la propria verifica delle scadenze.

Chi controlla che l’apparecchio sia funzionante?

Il compito va assegnato per iscritto a una persona individuata, con periodicità stabilita. L’autodiagnosi non basta: nessuno la vede se l’apparecchio è appeso in un corridoio che nessuno guarda.

Un malore avvenuto al lavoro va segnalato al medico competente?

Sì, ed è nell’interesse dell’azienda farlo. Il medico valuta se l’episodio ha attinenza con la mansione svolta e se occorre rivedere il giudizio di idoneità o il protocollo di sorveglianza sanitaria.


Un defibrillatore appeso al muro non è un’organizzazione: lo diventa quando qualcuno sa dov’è, sa usarlo ed è in servizio nel turno giusto. Ti aiutiamo a mettere in fila designazioni, corsi e controlli — chiedi un preventivo gratuito o scrivici dalla pagina contatti. Puoi intanto guardare come si struttura una squadra di emergenza e cosa prevede il corso di primo soccorso.

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