L’addetto alla squadra antincendio non passa la giornata in tuta ignifuga: è un lavoratore che svolge il suo mestiere abituale — magazziniere, impiegato, tecnico, capoturno — e che il datore di lavoro ha designato per gestire l’emergenza. Il grosso del suo impegno è ordinario: controllare che estintori e idranti siano al loro posto con la segnaletica visibile, che le vie di esodo non siano ostruite da pallet o cartoni, che le porte resistenti al fuoco non siano bloccate da un cuneo, che le uscite di emergenza si aprano davvero, e guidare le prove di evacuazione.
Poi c’è la parte per cui il ruolo esiste. Quando scatta un principio di incendio, la stessa persona deve decidere in pochi secondi se intervenire o solo dare l’allarme, scegliere l’estinguente adatto al combustibile, mettere in sicurezza chi si trova in zona, indirizzare l’esodo verso il punto di raccolta e informare i Vigili del Fuoco all’arrivo. È in quel passaggio senza preavviso dal lavoro normale all’emergenza che nascono i rischi propri di questo incarico, uno dei pochi tra le mansioni aziendali che si attiva solo quando qualcosa va storto.
I rischi specifici
Fumi e prodotti della combustione. Anche un focolaio contenuto produce fumo denso, monossido di carbonio e irritanti: in ambienti chiusi compromette visibilità e respirabilità molto prima che il calore diventi un problema.
Calore, fiamma e ustioni. L’avvicinamento al focolaio espone a irraggiamento e superfici surriscaldate, oltre al rischio di sviluppo improvviso dell’incendio, proiezione di materiali o cedimento di contenitori in pressione.
Sforzo fisico e stress. Trascinare una manichetta, salire scale con un estintore, indossare un autorespiratore, agire sotto pressione e con la responsabilità di altre persone: il carico cardiovascolare e psicologico arriva all’improvviso, in chi poco prima svolgeva un lavoro tranquillo.
Rischi dell’attività ordinaria. Fuori dall’emergenza restano le verifiche in locali tecnici e depositi, i controlli su presidi collocati in altezza, il contatto con gli agenti estinguenti e il rischio di urti e cadute durante un’evacuazione affollata.
Formazione obbligatoria
La formazione degli addetti è disciplinata dal D.M. 02/09/2021, che articola i corsi su tre livelli secondo il rischio del luogo di lavoro emerso dalla valutazione: livello 1 per il rischio basso, livello 2 per il medio, livello 3 per l’elevato. Il livello non si sceglie per comodità: discende dalla classificazione dell’attività, e un corso inferiore a quello dovuto equivale a non aver formato la squadra. Il decreto prevede un aggiornamento periodico da programmare prima della scadenza; i corsi antincendio comprendono sempre la parte pratica con uso reale degli estinguenti.
Nelle attività a maggiore rischio individuate dalla normativa si aggiunge l’attestato di idoneità tecnica rilasciato dal Comando dei Vigili del Fuoco, previo esame. La designazione ha poi una regola spesso ignorata: il lavoratore incaricato non può rifiutarla se non per giustificato motivo, e il datore di lavoro deve garantire addetti sufficienti su tutti i turni, ferie comprese. Il ruolo si integra con quello degli addetti al primo soccorso e presuppone che tutti abbiano ricevuto la formazione di base sull’esodo.
DPI e dispositivi
L’equipaggiamento dipende dal livello di rischio e da cosa il piano chiede alla squadra. A rischio basso ci si ferma spesso a guanti resistenti al calore, torcia e giubbetto identificativo. Salendo di livello entrano elmetto con visiera, indumenti contro calore e fiamma, calzature adeguate e, dove ci sono sostanze pericolose, l’autorespiratore o i filtranti per la fuga. Ogni dispositivo richiede addestramento: un autorespiratore consegnato senza prove pratiche periodiche è più pericoloso che inutile. Valgono i criteri descritti per i DPI, con verifica di efficienza documentata.
Sorveglianza sanitaria
L’incarico non genera di per sé un obbligo generalizzato di visita: dipende dai rischi a cui espone concretamente. Quando comporta uso di autorespiratori, sforzo intenso o intervento in ambienti invasi dai fumi, il medico competente valuta l’idoneità guardando all’apparato cardiovascolare e respiratorio e alla capacità di sostenere il carico fisico previsto dal piano. Contano anche funzione visiva e uditiva, necessarie per orientarsi e comunicare in condizioni degradate. Gli accertamenti si innestano sulla sorveglianza sanitaria già attiva per la mansione principale.
| Percorso formativo | Quando serve | Aggiornamento |
|---|---|---|
| Corso antincendio livello 1 | Luoghi di lavoro a rischio basso | Periodico, secondo il D.M. 02/09/2021 |
| Corso antincendio livello 2 | Attività a rischio medio | Periodico, da programmare prima della scadenza |
| Corso antincendio livello 3 | Attività a rischio elevato | Periodico, con esercitazioni pratiche |
| Attestato di idoneità tecnica VVF | Attività a maggiore rischio individuate dalla norma | Secondo quanto previsto per l’attestato |
| Addestramento sui DPI assegnati | Alla consegna e a ogni cambio di dispositivi | Ripetuto e documentato |
| Prova di evacuazione | Tutta l’azienda, guidata dagli addetti | Con la periodicità fissata dal piano di emergenza |
Domande frequenti
Il titolare può nominare se stesso addetto antincendio?
Dove la norma lo consente il datore di lavoro può svolgere direttamente i compiti di gestione dell’emergenza, con gli stessi requisiti di formazione. Il punto critico è un altro: se il titolare è spesso fuori sede, l’azienda resta scoperta quando non c’è.
Quanti addetti servono in un’azienda?
Non esiste un numero valido per tutti: il piano deve garantire presenza adeguata in ogni turno, piano o edificio. Si parte da numero di lavoratori, layout e presenza di pubblico, con un margine per ferie, malattie e trasferte.
Un addetto formato in un’altra azienda deve rifare il corso?
L’attestato resta valido come formazione della persona, ma la designazione è aziendale e va rifatta. Va poi verificato che il livello corrisponda al rischio della nuova attività e che l’addetto conosca quel piano di emergenza, quei percorsi e quegli impianti: la conoscenza del luogo non si trasferisce con l’attestato.
Cosa succede se un addetto rifiuta di intervenire su un principio di incendio?
La formazione insegna proprio a riconoscere quando non intervenire: contano entità del focolaio, presenza di fumo, vie di fuga alle proprie spalle e materiali coinvolti. Se le condizioni non sono sicure l’azione corretta è dare l’allarme, favorire l’esodo e attendere i soccorsi. Non è un’omissione, è la procedura.
Le prove di evacuazione vanno documentate?
Sì, e il verbale è tra i documenti richiesti più spesso in vigilanza: data, scenario simulato, tempi, criticità emerse e azioni correttive decise. Una prova che non produce correzioni non serve. Le scadenze si allineano al resto della formazione con lo scadenzario.
Controlla se il livello di formazione della tua squadra è coerente con il rischio dell’attività e se gli attestati sono ancora validi: da qui richiedi un preventivo gratuito per corsi, aggiornamenti e revisione del piano di emergenza.