Chi lavora allo stampaggio passa il turno accanto a una macchina che chiude con forze enormi e tratta materiale portato a temperature elevate. Il ciclo è ripetitivo e scandito dalla pressa: carico della tramoggia, chiusura dello stampo, iniezione, raffreddamento, estrazione, controllo visivo, sbavatura, deposito in cassone. In apparenza è un lavoro ordinato; in realtà gli infortuni gravi nascono quando il ciclo si interrompe e l’operatore mette le mani dove normalmente non entrerebbe.
Un pezzo attaccato all’estrattore, una materozza incastrata, un cambio stampo da fare in fretta perché la commessa preme: sono queste le situazioni che spingono a scavalcare un riparo. Accanto al rischio meccanico c’è ciò che l’ambiente restituisce lungo il turno: calore radiante, esalazioni dai polimeri caldi, rumore dei mulini, sacchi di granulo da sollevare, gesti ripetuti nella finitura.
I rischi specifici
Schiacciamento e cesoiamento. La zona stampo è l’area a maggior energia della macchina, protetta da ripari mobili interbloccati con dispositivi ridondanti e, sulle presse idrauliche, da sistemi di ritenuta meccanica: tenerli bypassati con l’impianto in ciclo è la condizione che precede quasi ogni lesione grave in questi reparti.
Ustioni. Materiale fuso, ugelli, camere calde, stampi appena smontati e resistenze restano pericolosi anche a macchina ferma; le proiezioni dall’ugello durante lo spurgo sono un evento tipico e sottovalutato.
Fumi e vapori di lavorazione. La degradazione termica dei polimeri libera prodotti volatili che dipendono da resina, additivi e temperatura raggiunta. Il rischio chimico si valuta sulle schede di sicurezza dei materiali realmente impiegati, guardando soprattutto coloranti in polvere, distaccanti spray e spurghi.
Rumore. Macinatori, soffianti del trasporto pneumatico e scarichi d’aria compressa creano un fondo sonoro elevato e discontinuo, con picchi che aggravano il danno uditivo.
Movimentazione, energie residue e incendio. Sacchi di materia prima, cassoni di pezzi finiti, stampi appesi al paranco, torsioni ripetute nel prelievo e stazione eretta prolungata pesano sull’apparato muscolo-scheletrico; circuiti oleodinamici in pressione, aria compressa e resistenze vanno neutralizzati prima di ogni attrezzaggio; la compresenza di plastiche, oli e polveri rende il reparto sensibile sul fronte incendio.
Formazione obbligatoria
Si parte dalla formazione generale e specifica dei lavoratori: gomma e materie plastiche rientrano nelle fasce di rischio più alte, quindi il modulo specifico è quello esteso, con aggiornamento periodico. Chi sovrintende la linea segue il percorso da preposto previsto dagli Accordi Stato-Regioni: nello stampaggio è la figura che intercetta la disattivazione dei ripari prima che diventi abitudine.
Serve poi l’addestramento specifico sulla macchina: modalità di ciclo, funzione del riparo mobile e della ritenuta, procedura per rimuovere un pezzo bloccato, sequenza di spurgo, cambio stampo. È un obbligo autonomo rispetto al corso d’aula, si svolge sul posto di lavoro e va verbalizzato con nome della macchina e del formatore.
Chi movimenta materiali con carrello elevatore deve avere l’abilitazione prevista per le attrezzature; per il carroponte comandato da terra non esiste abilitazione nazionale, ma l’addestramento all’imbracatura va documentato allo stesso modo. Servono infine addetti antincendio e primo soccorso dimensionati sui turni: anche la notte deve avere la sua squadra.
DPI e dispositivi
In zona macchina servono calzature di sicurezza con puntale, guanti scelti in funzione dell’operazione (resistenti al calore per stampi e materozze, con manichetta lunga per lo spurgo, antitaglio per la sbavatura), occhiali o visiera contro le proiezioni di materiale caldo, indumenti chiusi e privi di parti che possano impigliarsi. Gli otoprotettori si scelgono sui livelli misurati, tenendo conto della necessità di percepire i segnali della linea. Per i travasi di additivi in polvere e gli spurghi prolungati può servire una protezione respiratoria con filtri adatti alla sostanza. Ogni dispositivo va consegnato con verbale e, se di terza categoria, con addestramento.
Sorveglianza sanitaria
Il protocollo del medico competente segue i fattori confermati in reparto: esame audiometrico per il rumore, spirometria e valutazione delle vie respiratorie dove il rischio chimico è significativo, controllo di spalle, polsi e rachide per ripetitività e movimentazione, attenzione dermatologica per il contatto con resine, distaccanti e oli. Nei cicli continui entra in gioco anche la tolleranza al lavoro notturno. Se emergono alterazioni precoci, la conseguenza pratica è rivedere la postazione, non solo il giudizio individuale.
| Rischio dello stampaggio | Misura di prevenzione | Obbligo collegato |
|---|---|---|
| Accesso alla zona stampo | Ripari interbloccati e ritenuta meccanica efficienti | Verifica periodica dei dispositivi di sicurezza |
| Sblocco di un pezzo incastrato | Procedura scritta con arresto e messa in sicurezza | Addestramento sulla macchina, verbalizzato |
| Ustione durante lo spurgo | Schermo, guanti anticalore, area libera davanti all’ugello | Consegna DPI e istruzioni operative |
| Fumi dai polimeri caldi | Aspirazione localizzata e ricambio d’aria | Valutazione del rischio chimico su schede di sicurezza |
| Rumore da macinatore | Cabinatura, manutenzione, separazione del locale | Misurazione fonometrica e sorveglianza sanitaria |
| Manutenzione su impianto in pressione | Sezionamento e scarico delle energie residue | Procedura di intervento e formazione dei manutentori |
Domande frequenti
Perché non si può lavorare con il riparo del cancello aperto anche solo per un pezzo?
Perché con il riparo aperto cade l’unica barriera tra l’operatore e una chiusura che nessun riflesso umano può anticipare. Escludere l’interblocco espone a lesioni gravissime e configura una manomissione dei dispositivi di sicurezza, sanzionabile per chi la esegue e per chi la tollera.
Il cambio stampo richiede una procedura scritta?
È l’operazione con più energie in gioco: masse sospese, circuiti caldi, olio in pressione, spazi ridotti. Una procedura con sequenza di sezionamento, punti di imbracatura, ruoli e verifica finale evita l’improvvisazione ed è documentazione che viene richiesta in caso di controllo.
Gli odori che si sentono vicino alla pressa vanno misurati?
L’odore non misura l’esposizione, ma segnala che una valutazione serve: si parte dalle schede di sicurezza di resine e additivi, si considerano le temperature di degradazione e, dove le variabili lo richiedono, si campiona l’aria. Da lì si capisce se l’aspirazione basta.
Il macinatore giustifica l’obbligo di otoprotettori?
Se i valori rilevati superano le soglie di legge scattano fornitura, uso e sorveglianza sanitaria. Prima però va tentata la riduzione alla fonte: cabinatura, coltelli affilati, macinazione separata.
Un operatore con tendinite alla spalla può restare in linea?
Decide il medico competente, che può porre limitazioni sui movimenti sopra la linea delle spalle o sui pesi. La risposta organizzativa passa da rotazione tra postazioni e altezza dei piani di deposito, interventi che alleggeriscono tutta la squadra.
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