Otto o nove ore in piedi, quasi sempre nello stesso metro quadro davanti alla poltrona, con le braccia sollevate all’altezza del capo del cliente e le mani costantemente bagnate: è questa la struttura della giornata di un parrucchiere, e da qui nasce gran parte dei problemi di salute della categoria. Nel mezzo si alternano lavaggi al lavatesta, tinture e decolorazioni, tagli con forbici e rasoi, pieghe con phon e piastre, permanenti e trattamenti liscianti.
I rischi non arrivano quindi da un evento eccezionale ma dalla ripetizione quotidiana di gesti e contatti: le mani passano decine di volte al giorno dall’acqua ai guanti ai prodotti, i vapori di ammoniaca e le polveri dei decoloranti restano nell’aria di un locale spesso piccolo e poco ventilato, schiena e spalle lavorano in posizioni fisse. Chi ha dipendenti o apprendisti deve tradurre tutto questo in una valutazione dei rischi scritta, come in qualsiasi altra impresa del settore estetica e acconciatura.
I rischi specifici
Dermatite da contatto. È la patologia simbolo del mestiere, nelle forme irritativa e allergica. La prima nasce dal “lavoro umido”: mani bagnate per gran parte del turno, detergenti e occlusione sotto i guanti distruggono la barriera cutanea. La seconda è una sensibilizzazione verso sostanze dei prodotti professionali — parafenilendiammine, persolfati dei decoloranti, alcuni conservanti e profumi — e una volta instaurata non si risolve cambiando marca.
Esposizione respiratoria. Ammoniaca delle tinture, vapori dei liquidi per permanente, aerosol di lacche, polveri di persolfati nella preparazione delle decolorazioni e, in alcuni trattamenti liscianti, sostanze che rilasciano aldeidi con il calore della piastra. Senza ricambio d’aria adeguato queste esposizioni si sommano per tutta la giornata e sono associate a irritazione delle vie aeree e ad asma professionale.
Postura e sovraccarico. Stazione eretta prolungata con carico statico su gambe e rachide, braccia sopra la linea delle spalle durante taglio e piega, movimenti fini e ripetuti di polso e dita, più la flessione del tronco al lavatesta quando il piano è a un’altezza sbagliata.
Rischi meccanici, elettrici e ambientali. Tagli con forbici e rasoi, scivolamenti su ciocche e acqua, ustioni da piastre e ferri, apparecchi elettrici portatili usati di continuo in ambiente umido con cavi che attraversano la postazione. Completano il quadro il rumore di più phon accesi insieme, il carico mentale del rapporto con il pubblico e, sul versante biologico, il contatto con cute lesa.
Formazione obbligatoria
Il parrucchiere dipendente o apprendista riceve la formazione generale e specifica prevista dagli Accordi Stato-Regioni all’avvio dell’attività, con contenuti su prodotti chimici, cute, posture e apparecchi elettrici, non su rischi da capannone industriale. Servono poi i lavoratori designati per le emergenze: almeno un addetto al primo soccorso secondo il D.M. 388/2003 e almeno un addetto antincendio, con livello del corso legato al rischio del locale.
Chi coordina il lavoro degli altri aggiunge la formazione da preposto. Non esiste invece un’abilitazione specifica per l’uso dei cosmetici professionali: l’addestramento su diluizioni, tempi di posa e modalità applicative è un obbligo del datore di lavoro e va documentato, con le scadenze tenute nello scadenzario della formazione.
DPI e dispositivi
I guanti sono il dispositivo centrale e vanno scelti bene: monouso in nitrile o vinile per tinture e decolorazioni, evitando il lattice per la nota capacità di sensibilizzare, cambiati a ogni cliente e mai riutilizzati bagnati all’interno. Seguono grembiuli protettivi, calzature chiuse antiscivolo, occhiali quando si preparano miscele con rischio di schizzi e una protezione respiratoria per le polveri decoloranti, se l’aspirazione localizzata non basta. Prima dei DPI vengono comunque le misure collettive: ventilazione, aspirazione in zona preparazione, poltrone e lavatesta regolabili, tappetini antifatica. I criteri di scelta e consegna sono nella voce di glossario sui DPI.
Sorveglianza sanitaria
Il medico competente inserisce il parrucchiere nella sorveglianza in base al rischio chimico e al carico posturale documentati nel DVR. Ricorrono l’esame accurato di mani e avambracci, la valutazione della funzionalità respiratoria e dell’anamnesi allergologica, il controllo di spalle, polsi e rachide e, su indicazione clinica, l’invio a test allergologici. Frequenti anche la gestione della gravidanza e la tutela degli apprendisti minorenni.
| Rischio | Misura di prevenzione | Obbligo collegato |
|---|---|---|
| Dermatite da contatto | Guanti adeguati, asciugatura delle mani, creme barriera, meno lavoro umido | Valutazione del rischio chimico, addestramento sui DPI, sorveglianza sanitaria |
| Ammoniaca, aerosol, persolfati | Ventilazione, aspirazione in zona miscelazione, prodotti a basso rilascio | Valutazione agenti chimici, informazione sulle schede dati di sicurezza |
| Postura eretta e braccia elevate | Poltrone e lavatesta regolabili, sgabello a sella, alternanza dei compiti | Valutazione ergonomica nel DVR, giudizio del medico competente |
| Tagli e punture | Lame integre, contenitore rigido per quelle usate | Formazione specifica, procedura sui taglienti |
| Scivolamento | Raccolta immediata dei capelli, pavimento asciutto | Misure organizzative nel DVR, fornitura delle calzature |
| Apparecchi elettrici in ambiente umido | Controllo di cavi e spine | Verifica dell’impianto di terra secondo il DPR 462/2001 |
Domande frequenti
Un salone con un solo apprendista è obbligato al DVR?
Sì. L’apprendista è un lavoratore a tutti gli effetti e la sua presenza attiva gli obblighi del D.Lgs 81/2008, dal documento di valutazione dei rischi alla formazione. Diversa è la posizione del titolare che lavora da solo.
I guanti bastano a evitare le dermatiti?
No, e a volte peggiorano la situazione: il guanto occlusivo tenuto per ore favorisce la macerazione della cute. Serve la combinazione tra guanto adatto al prodotto e al tempo di contatto, cambio frequente, asciugatura accurata ed emollienti a fine turno.
Una parrucchiera in gravidanza può continuare a fare tinture?
L’analisi dei rischi per la maternità richiesta dal D.Lgs 151/2001 si fa prima, non dopo la comunicazione dello stato di gravidanza. Di regola l’esposizione ai prodotti e la stazione eretta prolungata vengono limitate o vietate, e il medico indica le mansioni compatibili.
Che formazione serve a chi lavora solo al lavatesta e alle pulizie?
Resta dovuta, calibrata sui rischi di quel compito: lavoro umido, detergenti, posture. Non applicare colori non elimina l’esposizione, perché quella persona condivide l’aria del salone con chi li prepara.
Le lampade e gli apparecchi per i trattamenti richiedono verifiche?
Vanno mantenuti in efficienza secondo le istruzioni del fabbricante; l’impianto elettrico del locale rientra invece nelle verifiche di legge, compresa quella della messa a terra.
Se in salone lavorano dipendenti o apprendisti, gli obblighi valgono anche per un’attività di poche persone: il modo più rapido per capire da dove partire è chiedere un preventivo gratuito indicando quante persone lavorano con te e quali trattamenti offri. Le altre figure con obblighi propri sono raccolte nell’area mansioni.