La giornata di un fisioterapista si misura in trasferimenti e in spinte. Aiutare un paziente a passare dalla carrozzina al lettino, sostenerlo durante il carico su un arto operato, trattenerlo mentre recupera l’equilibrio: gesti che scaricano su spalle e colonna forze che nessun ausilio elimina del tutto. Si sommano le sedute di terapia manuale, dove la pressione va esercitata con polsi e pollici per decine di minuti, in piedi con il tronco flesso sopra un lettino la cui altezza, se non regolabile, condanna a compensare con la schiena.
Il secondo blocco di rischi arriva dal contesto. In palestra riabilitativa ci sono attrezzi, pesi e cavi di apparecchi in funzione; in ambulatorio si usano elettromedicali per termoterapia, ultrasuonoterapia e laser; in reparto e nelle RSA si opera accanto a pazienti portatori di infezioni. Chi lavora a domicilio aggiunge l’imprevedibilità: case senza spazio di manovra, letti bassi, scale, spostamenti in auto. Il datore di lavoro — struttura sanitaria, cooperativa riabilitativa o studio associato — deve valutare tutte queste condizioni.
I rischi specifici
- Sovraccarico biomeccanico del rachide nell’assistenza al paziente: non è movimentazione di carichi inanimati, perché il peso è instabile, può opporsi o cedere all’improvviso e non si appoggia a terra.
- Sovraccarico degli arti superiori: spalla, gomito, polso e pollice sono le sedi tipiche delle patologie di questa figura, per forza applicata ripetutamente in posizioni non neutre.
- Posture incongrue prolungate: stazione eretta continuativa, flessione e torsione del tronco sopra il lettino, lavoro in ginocchio nella rieducazione a terra.
- Rischio biologico: contatto con cute non integra, medicazioni, secrezioni respiratorie e saliva con pazienti disfagici o tracheostomizzati.
- Rischio da apparecchiature: superfici calde nelle terapie termiche, campi elettromagnetici da diatermia e magnetoterapia, con implicazioni per i portatori di dispositivi impiantabili.
- Rischio infortunistico da paziente: cadute durante il training del cammino, reazioni improvvise di pazienti neurologici o con deterioramento cognitivo.
- Fattori organizzativi: sedute ravvicinate senza pausa, carico emotivo con pazienti cronici, lavoro isolato.
Formazione obbligatoria
Chi è inquadrato come dipendente rientra nel percorso di formazione dei lavoratori disegnato dagli Accordi Stato-Regioni. La parte specifica va calibrata sulla struttura ed entrare nel merito della movimentazione dei pazienti, degli elettromedicali e del rischio biologico: una lezione generalista su scaffalature e carrelli non assolve l’obbligo. All’ingresso serve l’addestramento pratico sugli ausili in dotazione, documentato separatamente dall’aula.
Chi coordina un’équipe e vigila sui colleghi assume di fatto il ruolo di preposto, con il percorso aggiuntivo e il relativo aggiornamento. Vanno poi designati e formati gli addetti alle emergenze: i corsi antincendio e di primo soccorso coinvolgono spesso il personale riabilitativo, presente nei locali con continuità. Le periodicità sono raccolte in scadenze della formazione.
DPI e dispositivi
I dispositivi pertinenti sono pochi ma non negoziabili: guanti monouso scelti in funzione della manovra, con ricambio tra un paziente e l’altro; protezione respiratoria nella fisioterapia respiratoria e con pazienti affetti da patologie trasmissibili per via aerea; protezione oculare nelle manovre ravvicinate al volto; divisa dedicata da cambiare a fine turno; occhiali filtranti per le sorgenti laser, adeguati alla lunghezza d’onda dell’apparecchio.
Accanto ai DPI contano gli ausili, che riducono il rischio alla fonte: lettini a regolazione elettrica dell’altezza, sollevatori a imbracatura, teli e tavole per i trasferimenti, sgabelli ergonomici. La distinzione tra dispositivo di protezione e attrezzatura è chiarita nella scheda DPI e conta, perché la consegna dei primi richiede registrazione e addestramento.
Sorveglianza sanitaria
Il protocollo del medico competente ruota qui attorno a tre assi. Il primo è l’apparato muscoloscheletrico: valutazione di rachide, spalle e mani, con approfondimenti ai primi segni di tendinopatia o conflitto sub-acromiale, perché la diagnosi precoce evita l’inidoneità. Il secondo è il rischio biologico: stato immunitario rispetto agli agenti presenti in struttura e informazione sulle profilassi. Il terzo riguarda le condizioni personali che interagiscono con apparecchiature e sforzo, dai dispositivi impiantabili attivi alla gravidanza, che comporta l’allontanamento dalle mansioni incompatibili secondo il D.Lgs 151/2001.
La periodicità la fissa il medico in base all’esposizione. Le visite mediche vanno ripetute anche al rientro da assenza prolungata per salute: passaggio spesso trascurato in una professione dove l’assenza è causata proprio dalla mansione.
| Rischio | Misura di prevenzione | Obbligo collegato |
|---|---|---|
| Rachide nei trasferimenti | Sollevatori, teli ad alto scorrimento, lavoro in coppia | Valutazione MMC, addestramento agli ausili |
| Spalle e mani | Alternanza delle tecniche, lettino regolabile, pause | Valutazione arti superiori, sorveglianza sanitaria |
| Agenti biologici | Igiene delle mani, guanti, protezione respiratoria | Valutazione biologica, profilassi, informazione |
| Elettromedicali e laser | Manutenzione, segnaletica, occhiali filtranti | Registro manutenzioni, DPI, formazione all’uso |
| Caduta del paziente | Ausili di sostegno, ambienti liberi da ostacoli | Procedura scritta, informazione al lavoratore |
| Gravidanza | Ricollocazione temporanea | Valutazione lavoratrici madri, D.Lgs 151/2001 |
Domande frequenti
Un fisioterapista libero professionista che lavora da solo nel proprio studio ha obblighi di sicurezza?
Chi opera senza dipendenti né collaboratori non è datore di lavoro e non redige il DVR, ma resta tenuto a usare attrezzature conformi e DPI adeguati. Tutto cambia appena entra un collega, una segretaria o un tirocinante: da quel momento nasce la posizione di datore di lavoro con tutti gli adempimenti connessi.
La terapia manuale rientra nella movimentazione dei carichi o nel sovraccarico degli arti superiori?
Nel secondo. La movimentazione riguarda lo spostamento del paziente; la terapia manuale è azione ripetuta ad alta forza su articolazioni distali e si valuta con i criteri del sovraccarico degli arti superiori. Confonderle produce un DVR che ignora la causa principale delle patologie di questa figura.
Chi usa tecarterapia, laser e ultrasuoni deve valutare rischi particolari?
Sì: campi elettromagnetici, radiazione ottica artificiale e superfici calde, con attenzione ai portatori di dispositivi impiantabili attivi. Servono manutenzione documentata, istruzioni d’uso disponibili, delimitazione delle zone di trattamento e protezione oculare per il laser.
Il fisioterapista che lavora al domicilio è coperto dalla valutazione dello studio?
Solo se il documento affronta espressamente l’attività domiciliare: accesso all’abitazione, spazi ridotti, letti non regolabili, assenza di ausili, spostamenti su strada e lavoro in solitudine. Molti DVR si fermano ai locali aziendali e lasciano scoperta la parte meno controllabile.
In RSA le esigenze sono diverse rispetto a un ambulatorio privato?
Nettamente. In struttura residenziale aumentano i trasferimenti totali di pazienti non collaboranti, il rischio biologico e le reazioni legate al decadimento cognitivo: protocollo sanitario e ausili vanno dimensionati di conseguenza, come nell’area sanità e studi medici.
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