Che si tratti di una lavanderia di quartiere, di un impianto industriale che serve alberghi e case di riposo o del reparto interno di una struttura ricettiva, la sequenza del lavoro è la stessa: si riceve e si smista biancheria sporca, si dosano prodotti chimici, si caricano e scaricano macchine, si asciuga, si stira o si passa alla calandra, si piega e si consegna. Ogni fase ha una sua fisionomia di rischio, e chi sta in reparto le attraversa tutte più volte in un turno.
Il tratto che distingue questa mansione è la combinazione fra ambiente e sostanze: il reparto è caldo e umido perché il vapore serve alla lavorazione, i prodotti impiegati sono alcalini, ossidanti o solventi, e la biancheria in ingresso può contenere di tutto, dagli oggetti taglienti dimenticati nelle tasche al materiale organico. La valutazione dei rischi non può fermarsi al “rischio basso da attività di servizi”: va costruita seguendo il flusso della biancheria dal ricevimento alla riconsegna, come spieghiamo nella pagina sulla valutazione dei rischi.
I rischi specifici
Microclima caldo-umido. Calandre, essiccatoi e generatori di vapore alzano temperatura e umidità: l’organismo fatica a disperdere calore, con affaticamento e cali di vigilanza davanti a macchine con parti in movimento.
Agenti chimici. Detergenti fortemente alcalini, sbiancanti a base di cloro o perossido, neutralizzanti acidi, smacchiatori e, nel lavaggio a secco, solventi organici: ustioni chimiche, dermatiti irritative, inalazione di vapori e sviluppo di gas irritanti quando un residuo acido incontra un prodotto clorato nello stesso contenitore.
Rischio biologico. La biancheria non trattata proveniente da ospedali, ambulatori, RSA o comunità può veicolare microrganismi; lo smistamento a mano è il momento di massima esposizione, per contatto e per aerosolizzazione durante lo scuotimento dei capi.
Organi in movimento e superfici calde. Calandra e mangano causano gli infortuni più gravi del comparto: trascinamento della mano fra i rulli e ustioni da contatto. Oblò delle lavacontinue, nastri di alimentazione e presse da stiro completano il quadro.
Movimentazione manuale e traino. Sacchi di biancheria bagnata, ceste su ruote da spingere su pavimenti umidi, sollevamenti ripetuti dal basso: sovraccarico lombare e traumi distorsivi.
Posture e ripetitività. Ore in piedi al banco di piega, movimenti ciclici di spalla e polso durante lo stiro e l’inserimento dei capi in calandra.
Rumore, scivolamenti e taglienti. Compressori, centrifughe e ventilatori generano livelli sonori da verificare strumentalmente; i pavimenti umidi favoriscono le cadute; gli oggetti lasciati nelle tasche provocano punture e tagli a chi smista.
Formazione obbligatoria
L’addetto deve completare il percorso di formazione lavoratori, con un modulo specifico che entri nel merito dei prodotti usati in reparto, delle macchine e delle emergenze chimiche. La parte sui prodotti nasce dalla lettura delle schede di sicurezza, da tenere aggiornate e accessibili come descritto nella pagina sull’archivio delle schede di sicurezza, e comprende incompatibilità, travasi e diluizioni.
Serve poi l’addestramento all’uso delle macchine, documentato e ripetuto a ogni nuovo modello: comandi, protezioni, arresto di emergenza, sblocco della calandra e pulizia in sicurezza. Chi conduce un generatore di vapore soggetto ad abilitazione deve possedere il titolo previsto dalla normativa specifica. Anche in una lavanderia di poche persone vanno designati e formati gli addetti alle emergenze: le squadre antincendio e di primo soccorso sono obbligatorie a prescindere dalle dimensioni. Chi sovrintende al lavoro degli altri in reparto va formato come preposto.
DPI e dispositivi
Guanti a manichetta lunga resistenti ai prodotti chimici per il dosaggio e la pulizia delle vasche, guanti antitaglio per lo smistamento, occhiali o visiera durante travasi e diluizioni, grembiule impermeabile, calzature antiscivolo, protezione respiratoria quando si aprono contenitori di prodotti volatili. Per la biancheria di provenienza sanitaria si aggiungono guanti monouso e camice dedicato, con percorso separato fra sporco e pulito. Le misure impiantistiche contano però più dei DPI: barriere e fotocellule sulla calandra, dosaggio automatico dei prodotti in luogo del travaso manuale, aspirazione localizzata e contenitore rigido per gli oggetti taglienti rinvenuti nei capi.
Sorveglianza sanitaria
Il medico competente costruisce il protocollo sui rischi realmente presenti in reparto. Nelle lavanderie ricorrono l’esame della cute di mani e avambracci, per intercettare dermatiti irritative e allergiche; la spirometria, per l’esposizione a vapori e aerosol; gli esami di funzionalità epatica e renale con monitoraggio biologico dove si impiegano solventi; l’audiometria se il rilievo fonometrico lo richiede; la valutazione del rachide e degli arti superiori. Per chi tratta biancheria potenzialmente infetta il medico valuta anche lo stato vaccinale e le misure post-esposizione.
| Rischio | Misura di prevenzione | Obbligo collegato |
|---|---|---|
| Prodotti chimici e miscele incompatibili | Dosaggio automatico, contenitori etichettati, divieto di travaso in bottiglie improprie | Valutazione del rischio chimico e informazione da schede di sicurezza |
| Trascinamento e ustione in calandra | Barriere, comando bimanuale o fotocellula, arresto di emergenza raggiungibile | Addestramento documentato all’uso dell’attrezzatura |
| Biancheria contaminata | Percorso separato sporco/pulito, divieto di scuotimento, contenitori chiusi | Valutazione del rischio biologico e protocollo sanitario |
| Caldo e umidità | Ricambio d’aria, coibentazione delle superfici calde, pause e idratazione | Valutazione del microclima negli ambienti di lavoro |
| Ceste pesanti e sacchi bagnati | Carrelli con ruote efficienti, limiti di riempimento, ausili per il sollevamento | Valutazione della movimentazione manuale dei carichi |
Domande frequenti
Una lavanderia self-service senza addetti ha obblighi di sicurezza?
Senza lavoratori restano gli obblighi legati ad attrezzature, impianti e sicurezza dell’utenza. Con anche un solo addetto al presidio, alla pulizia o alla manutenzione si applicano tutti gli adempimenti verso i lavoratori.
Chi ritira e consegna la biancheria presso i clienti rientra in questa mansione?
Solo in parte: il rischio chimico si riduce, ma si aggiungono guida, carico e scarico e movimentazione fuori sede, che vanno valutati a parte. Nelle piccole strutture la figura è spesso combinata con quella dell’addetto alle pulizie.
Che cosa si fa se un addetto si punge con un ago trovato nella biancheria?
Va attivata la procedura per l’esposizione accidentale: primo intervento sulla ferita, segnalazione immediata, valutazione medica e registrazione dell’evento. Deve esistere prima che serva, ed è uno dei punti che verifichiamo con chi tratta biancheria sanitaria.
Il percloroetilene comporta obblighi aggiuntivi rispetto agli altri prodotti?
I solventi clorurati richiedono un livello di attenzione più alto: macchine a circuito chiuso in efficienza, controllo delle perdite, monitoraggio dell’esposizione e protocollo sanitario mirato agli organi bersaglio. Vanno considerate anche le ricadute ambientali sui rifiuti e sugli scarichi.
Vuoi capire quali di questi punti sono già coperti nel tuo reparto e quali no? Facciamo un giro del percorso della biancheria insieme, dal ricevimento alla consegna, e ti indichiamo le priorità: chiedi il tuo preventivo gratuito oppure consulta le altre schede nell’elenco mansioni.